Home Cronaca di Torino I Survivor vincono il Mundial e tutti possono festeggiare

I Survivor vincono il Mundial e tutti possono festeggiare

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Integrazione 1 – Razzismo 0.

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Questo sicuramente il risultato più importante che si evince alla conclusione del Balon Mundial, vero e proprio Mondiale per migranti, di cui abbiamo già parlato qualche settimana fa. Lo stadio Primo Nebiolo del parco Ruffini ha ospitato le fasi finali del torneo e, ieri pomeriggio, le sue tribune colme in ogni ordine di posto, hanno fatto da splendida cornice per il trionfo a sopresa dei Survivor contro il Ghana.
I ragazzi dei Survivor sono tutti rifugiati provenienti per la maggior parte dal Nord Africa e in fuga da situazioni di guerra e povertà. Torino li ha adottati e, tramite il calcio, sta tentando di dar loro una nuova possibilità nel mondo del lavoro e dello studio: lo sport, infatti, può essere un metodo meno convenzionale, ma più stimolante per insegnare il rispetto delle regole e l’assunzione di responsabilità, caratteristiche necessarie per l’inserimento in una società diversa da quella di origine.

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I rigori hanno invece tradito il Ghana, arrivato in finale dopo aver eliminato la favorita Romania e sostenuto da un tifoso “vip”, il giocatore della Juventus Kwadwo Asamoah. Il bianconero è stato però costretto a premiare i Survivor, ma, siamo sicuri, è stato comunque contento per il successo della manifestazione e per il travolgente affetto dimostratogli da tutto il pubblico presente.

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Come ogni manifestazione sportiva che si rispetti c’è qualcuno che si rammarica per il risultato della propria squadra come il CT del Marocco: “Peccato essere usciti ai quarti contro il Ghana. Abbiamo giocato alle dieci di sera e ci mancavano 5 titolari”.

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Nel pomeriggio l’Italia femminile ha battuto l’Ecuador e si è confermata campione ad un anno di distanza, mentre poco prima tutte le delegazioni erano sfilate in una parata festosa e con un livello di decibel senz’altro superiore a quello di Vasco o dei Muse!

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Momenti di commozione, infine, con la lettura del terribile racconto di Samir Zenkic, ex-prigioniero nei campi di concentramento bosniaci, che descrive l’angoscia provata in quei momenti e i pensieri che gli passarono per la testa una volta conosciuto l’orrore del campo: “In quel momento avevo paura della morte, pensavo solo a come sarei potuto morire. Pregavo Dio sperando di morire con una morte leggera, speravo di essere ammazzato con il fucile e non con un coltello”.

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Samir conclude però con una nota di speranza, un messaggio di pace rivolto a tutti i popoli della Terra che ci sentiamo senza dubbio di condividere: “Tutti noi che siamo stati cacciati dalle nsotre case, che siamo stati ammazzati, violentati, sopravvissuti ai genocidi, non viviamo per la vendetta e non odiamo. Noi amiamo e siamo amati. So che la guerra non ha portato del bene a nessuno. Amiamoci, il mondo è unico come la vita”.

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a cura di Marco Parella

 

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