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Torino è Leggenda: quando la città è protagonista

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Io sono leggenda W. Smith scena Torino
Io sono leggenda W. Smith scena Torino

“Stasera cosa c’è alla tv? Solita spazzatura, cavolo. Attenzione, attenzione: un film. Bene. Will Smith. Che film è? Ah, Io sono leggenda. Torino? Sì cavolo, è Torino

Ed è così: Torino è leggenda. Lo è in questo film, in cui appare Piazza San Carlo nel 2006, durante le Olimpiadi Invernali,  in uno spezzone di un telegiornale in onda all’interno di una scena a casa Smith. Ma, soprattutto, lo è per il cinema e per la storia del cinema.

Torniamo indietro con gli anni. Siamo nel 1914, per la precisione il 18 aprile 1914. Al teatro Vittorio Emanuele di Torino, Manlio Mazza ha davanti a sé la sua orchestra e sta per dirigere la prima proiezione pubblica del capolavoro di Giovanni Pastrone, Cabiria.

Il cinema italiano parte anche (e soprattutto) da qui, rinnegando il cinema-spettacolo di inizio secolo (Georges Méliès) e puntando su un cinema narrativo, innovativo e pionieristico (il genere Kolossal nasce, infatti, un anno prima con Quo vadis di Enrico Guazzoni).

Torino è Leggenda: quando la città è protagonista
Torino è Leggenda: quando la città è protagonista

Da questo momento in poi, le grandi case di produzione torinesi (l’Ambrosio e Itala Film) iniziano a produrre e a essere competitive sul mercato internazionale, tanto da trasformare Torino in una delle capitali del cinema europeo e internazionale.

Ma Torino non è Roma e non è Venezia: la sua vocazione è industriale, operaia, produttiva. Torino non vuole essere la protagonista, essere la più bella agli occhi dello spettatore. Non è narcisa come Roma, e non è “luccicante” come Venezia; Torino è per chi ama il non evidente, il sotterraneo, lo sfondo.

Non cade mai nel banale, nel cliché, ma restituisce un’immagine dell’Italia più complessa, evocativa e mai pittoresca. Torino ospita le storie che vengono raccontate, attraverso le sue vie e le sue piazze, in modo affascinante e mai uguale a se stesso. È discreta e quasi assente ne Le Amiche (1955) di Michelangelo Antonioni, in cui la città si nasconde, si annulla per lasciare spazio alle vicende intime dei protagonisti; è buia e tagliente in Torino Violenta (1977) di Carlo Ausino, in cui il capoluogo piemontese diventa un nuovo e indovinato teatro del poliziesco italiano; ma Torino sa anche essere grottesca ed eccessiva, come in Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972) di Lina Wertmuller; la città, poi, si colora di rosso, di profondo rosso con i film di Dario Argento, che sfrutta palazzi e strade torinesi trasformandoli in luoghi inquietanti e maledetti.

Lo fa ne Il gatto a nove code (1971), ma anche ne Quattro mosche di velluto grigio (1971), le cui vicende si svolgono in una “fantacittà” formata da Torino, Milano e Roma. Lo stesso stratagemma viene utilizzato anche in Profondo Rosso (1975), ambientato in una città ibrida, sospesa tra Roma e, appunto, Torino. Ed è ancora Torino la città che fa da sfondo all’esperimento di Louis Nero in Pianosequenza (2005), film girato in un’unica sequenza, senza stacchi.

Torino è tutto questo: anime differenti che frequentano gli stessi ambienti, percorrono le stesse strade, abitano gli stessi palazzi; la Torino magica, la Torino esoterica, la Torino industriale, ma soprattutto la Torino del cinema, della storia del cinema.
In una parola: LEGGENDA.

La Redazione di Mole 24

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