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San Salvario si mobilita per salvare gli alberi di corso Marconi

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Gli alberi di corso Marconi non si toccano.

Questo è quanto affermano a gran voce i cittadini di San Salvario, che domani alle 19 si ritrovano per una manifestazione spontanea all’ombra della vegetazione del Corso, che potrebbe sparire da un momento all’altro.

Il Comune ha infatti deciso di abbattere l’area verde per costruire una serie di parcheggi sotterranei e procedere alla pedonalizzazione della zona, e ai cittadini la cosa non è andata giù. Non solo per una questione di bellezza e di salvaguardia dell’ambiente, ma perchè considerano la decisione, presa senza consultare chi di quegli alberi li vive, giorno per giorno, una mossa antidemocratica

Sono così tremila i firmatari della petizione per chiedere a Palazzo Civico di ripensarci, ma siccome l’amministrazione sembra non averne nessuna intenzione, la manifestazione di domani (in pratica un aperitivo sotto il verde) servirà anche a raccogliere fondi per andare oltre e finanziare il ricorso al Tar, il cui costo è di 5 mila euro, contro la decisione di Sindaco e Giunta.

Il corso è uno dei più antichi di Torino, rappresentato nelle vedute di fine seicento del Theatrum Sabaudiae, importante, allora come adesso, per la sua funzione di collegamento, con scenografiche quinte verdi, fra castello del Valentino e chiesa di San Salvario (già San Salvatore), che gli alti e frondosi alberi “stringono un cannocchiale prospettico”“, spiegano i cittadini. “Per lo scavo del parcheggio gli ippocastani verranno rimossi: i 23 più vecchi saranno abbattuti; i 28 più piccoli trapiantati al Valentino, operazione costosa e ad alto rischio per la loro sopravvivenza”

Il viale di corso Marconi (Google)
Il viale di corso Marconi (Google)

 

Alla fine dei lavori il Comune promette di piantare nuovi alberi, ma secondo i cittadini “Su una soletta, in vasconi di cemento. Tanta la chioma, tante le radici: ma così avranno uno spazio molto limitato, e di conseguenza non saranno mai alberi di alto fusto. Si vedano le betulline di piazza Valdo Fusi, trapiantate nel 2005 e che, nonostante siano alberi che crescono rapidamente, sono tutt’ora piccole e smilze e destinate a restare tali“.

E quindi domani anche a Torino una protesta per l’ambiente si trasforma in una lotta per la democrazia. Ma non si pensi a nessun parallelo con Gezi Park a Istanbul e alla rivolta violenta che nacque dalla protesta per salvare un parco cittadino: quello di domani è definito “Slow Mob”, proprio a caratterizzarne l’aspetto pacifico e in un certo modo festoso.

Nessun intento cruento, quindi, ma non si pensi che agli abitanti affezionati agli ippocastani manchi la determinazione: è stato creato un sito, http://salviamocorsomarconi.altervista.org e una pagina Facebook, “Salviamo gli alberi di corso Marconi, cui stanno aderendo centinaia di persone; mezzi attraverso i quali, come insegna la democrazia 2.0, si possono organizzare grandi proteste.

 

Andrea Besenzoni

 

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