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Tranquilli, alla fine stasera i Muse suoneranno

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“Il concerto di Torino non è mai stato in dubbio”.

Le parole, pesanti come macigni, erano comparse qualche giorno fa sulla Fan Page ufficiale di Facebook dei Muse. Qualcuno aveva anche temuto un clamoroso annullamento del concerto di questa sera, e di quello di domani. Ma anche di quello di Jovanotti fra qualche giorno. Il fatto era questo: Vasco, con quattro serate, ha quasi sfondato il limite di decibel concessi dal Comune (80) per le manifestazioni all’aperto, superabile solo cinque volte in una stagione. Una volta superato, tutto il resto sarebbe stato fuorilegge. O quasi: passi il concerto di stasera, fuorilegge quello di domani.

Conseguenza? Una multa, di mille euro, ma soprattutto una denuncia penale per gli organizzatori (Set Up e Vivoconcerti), che ne avrebbe messo a serio rischio le licenze. E quindi lo svolgimento dei concerti. Ancora una volta, come (troppo) spesso accade quando arriva un evento di portata internazionale, o comunque di quelli che accendono i riflettori sulla città, Torino arriva a un pelo dal farsi trovare impreparata.

E la politica, ancora una volta, si conferma molto lontana da quelle che sono logiche di marketing e di promozione del brand di una città. Abbiamo detto “politica”, non politica torinese in sè. Certo è che Torino non ha negli anni fatto figure peggiori per esempio di Milano: gli organizzatori delle date di Bruce Springsteen, qualche anno fa, ricordano di certo con grande affetto il multone affibbiato dall’amministrazione meneghina perchè il Boss, che notoriamente non scende dal palco nemmeno se lo cacci a calci, si ritirò a fine serata con mezz’ora di ritardo sui limiti comunali. Non alle tre di mattina: a mezzanotte e mezza.

Torino, dopo un teatrino di bagarre politica protrattosi per qualche giorno, oggi deciderà (bontà del Consiglio) di non fare saltare due concerti da tutto esaurito, con una deroga ad hoc. Di non fare si che le centinaia di persone che lavorano al palco e all’organizzazione delle serate si trovino un paio di giorni di vacanza forzata. Di non fare si che le 130 mila persone attese in due sere se ne tornino a casa con le pive nel sacco. Di non fare si che annullino le prenotazioni alberghiere (in Italia i Muse suonano a Torino e Roma, è logico attendersi gente dal Nord e dai paesi confinanti), che non consumino pizze, panini, cene e pranzi nei ristoranti della zona.

Tutto ciò verrà, bontà del Consiglio, salvaguardato, con una deroga, e finalmente con un regolamento, da stilarsi nei prossimi mesi, che potrebbe chiudere la querelle difendendo eventi ma anche cittadini.

Ecco, i cittadini. I cittadini “sopportano”, se si può dire, concerti all’Olimpico da quando ancora si chiamava Comunale. Qualcuno si lamenta, e ha tutto il diritto di farlo. Come si ha il diritto di lamentarsi per il traffico, per l’afa, per i negozi chiusi la domenica, per lo smog.

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I Muse live

Per intenderci, però, il torinese si lamentava fino a due giorni prima delle Olimpiadi, salvo poi godersele come non mai. Se Torino vuole diventare una città Europea a tutto tondo, queste sono beghe che andrebbero regolate. e risolte, una volta per tutte. E ci si potrebbe davvero, una volta per tutte, risparmiare il solito stucchevole teatrino della lamentela, della multa, della minaccia di far saltare il concerto, che tanto poi si sa che si svolge senza problemi.

Intanto, questa sera e domani lo show (Il tour dei Muse porta live l’album “The 2nd law”, ma non solo) va in onda. E non è uno show da poco. Il palco è megagalattico, curato dagli organizzatori delle Olimpiadi di Londra 2012. Ciminiere, fuochi, fiamme, un sacco di canzoni (27) e di rock. Che, ci si scusi, un pò rumoroso lo sarà.

La Redazione di Mole 24

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