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La Drola: il rugby dietro le sbarre, a Torino

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L’ultimo appuntamento settimanale con il rugby piemontese, e torinese, vista la stagione ormai conclusa, non poteva che essere dedicato a una delle realtà più belle che l’ovale piemontese abbia prodotto negli ultimi anni. Stiamo parlando de La Drola, compagine nata e cresciuta, e tutt’ora in grande forma, dietro le sbarre del carcere Lorusso e Cotugno di Torino.

Una squadra che da anni milita nel campionato regionale di serie C, quest’anno portato a casa a mani basse dal Moncalieri, e che si toglie non poche soddisfazioni. L’esperimento, unico in Italia a forse in Europa, che presto sarà imitato in altre carceri europee, nasce nel 2010 dalla collaborazione tra la direzione dell’Istituto e i soci di “Ovale oltre le sbarre Onlus”, associazione presieduta dall’ex azzurro Walter Rista, nome molto noto nell’ambito del rugby sotto la mole, con il fine di promuovere l’insegnamento del gioco del rugby e dei suoi valori.

Come vengono selezionati i giocatori? Una trentina i componenti della rosa, reclutati con bando nazionale. I giocatori-detenuti sottoscrivono un Codice etico e comportamentale e un patto trattamentale.  Dopo dichè tutti in campo: i quindici (con le riserve) arrivano da Marocco, Tunisia, Georgia, Mali, Mauritania, Repubblica Dominicana, Senegal, Kosovo, Romania, Colombia, Gabon, Albania, Moldavia, oltre che Italia.

I partecpanti vivono un regime di custodia attenuata: “Le persone che vengono per giocare a rugby si trovano, per certi versi, un pò spiazzate – riferisce a leduecitta.it l’educatrice che segue il progetto – il clima che si respira è decisamente diverso dalle sezioni comuni. La condivisione è amplificata: le celle non sono a due ma a 4/5 posti, le scelte all’interno della sezione vengono fatte assieme così come la gestione dei conflitti. La colazione, la sala pesi, le scuole, il pranzo, l’allenamento pomeridiano e la cena sono tutti momenti per ridere, scherzare, fare discorsi seri e litigare. Le persone vivono una dimensione a cui non sono preparati: l’individualità lascia il posto alla collettività ed i problemi si affrontano in gruppo“.

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E tutte le squadre che in questi anni sono stati a giocare in carcere (ovviamente La Drola, nome che in piemontese significa “cosa folle”, gioca sempre in casa), giurano che l’esperienza sia di quelle che cambiano se non la vita, almeno le prospettive con cui si guarda la realtà.

E come si diceva, il progetto sta avendo imitatori: a Frosinone giocano i Bisonti e il Ladispoli Rugby ha organizzato un mini torneo con squadre esterne, a Napoli e Milano l’impegno è nelle carceri minorili, e dallo scorso ottobre il Grande Brianza Rugby si allena nella Casa Circondariale di Monza.

A.M.

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