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Alla Tesoriera i memorabilia musicali di Marinella Venegoni

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Un nuovo tesoro si aggiunge, nomen omen, al patrimonio della Tesoriera. Proprio oggi sono stati ufficialmente donati alla Città nelle mani del Sindaco Piero Fassino, dell’Assessore alla Cultura Braccialarghe e del Direttore delle Biblioteche torinesi una serie di memorabilia musicali, che raccontano gli ultimi tre decenni del panorama italiano e straniero.

Si tratta di una enorme collezione di vinili, ma anche di oggetti, che la critica d’arte de La Stampa Marinella Vanegoni ha deciso di regalare alla città affinché siano a disposizione di tutti: “Ho pensato: meglio dal vivo che dal morto” – scherza la giornalista sul sito del suo giornale. “Un lascito che parla d’amore universale attraverso l’arte che più si annida nel nostro io bambino, la musica. Ho raccolto tutta la «mercanzia» accumulata nel mio lavoro di critico musicale a La Stampa dall’82 a oggi, e ho deciso di metterla a disposizione fisicamente e online di tutti gli appassionati, gli studiosi e i curiosi che si vorranno intrufolare in un mondo che è stato bellissimo ma che non c’è più”

Marinella Venegoni (foto dalla sua Fan Page Facebook)
Marinella Venegoni (foto dalla sua Fan Page Facebook)

Come spiega la stessa critica d’arte, sono tre decenni, questi, in cui è cambiato il mestiere. Ora la musica non si critica più, i concerti nemmeno: si raccontano e basta, e non serve nemmeno comprare i dischi, tanto ci sono Youtube e Spotify.

Sono circa ventimila i pezzi che Venegoni ha regalato a Torino e che sono custoditi nella Biblioteca Musicale Della Corte, nella villa della Tesoriera di Corso Francia: 78 giri, i Lp, cd,ma anche  libri, monografici, agiografici, saggi. E confezioni promozionali, che spaziano in tutto il panorama musicale mondiale. Venegoni negli anni ha recensito – e lo fa ancora, e a opinione di chi scrive è, se non la migliore, una dei migliori senza dubbio – dischi, eventi, concerti di ogni tipo: conosce gli U2 come le sue tasche, ha appena condotto una interessantissima videochat con Vasco prima delle sue date sabaude. Ma non si pensi che in questa collezione ci siano solo Bono e il rocker di Zocca. Anzi: usando le sue stesse parole, gli appassionati troveranno canzonieri politici e culturali dei Sessanta, le prodezze di Celentano e di Morandi, tutta Mina, tutto Giorgio Gaber e De André, Francesco Guccini naturalmente, il Principe De Gregori, il geniale Battiato, il filosofo Vasco, Ligabue. E i Beatles, gli Stones, il prog italiano e internazionale dei 70, i Pink Floyd, tanto Dylan, e Bruce Springsteen, Madonna, gli U2, fino agli idoli sempre meno duraturi dei 90, alla Manu Chao, e degli Anni Zero tipo Strokes.

Insomma, di esperienza Venegoni ne ha da vendere, di ricordi pure, ed è un gran bene che questi mattoni di storia siano a disposizione dei tantissimi appassionati che magari usano sì Spotify, ma hanno ancora nelle narici l’odore che si respirava ai concerti, quando andare a un megaconcerto in uno stadio era ancora evento rarissimo. Quando, per intenderci, i biglietti erano colorati, con le foto dell’artista in bella evidenza. Oppure dei più giovani, per i quali la musica è davvero solamente qualcosa che si scarica e poi si ascolta con i lettori mp3.

La musica popolare ha anticipato e commentato la storia del 900, ha dato la colonna sonora a rivolte epocali, ha creato i vati del nostro tempo, ha fatto costume, ha aperto i pensieri, ha insegnato parole agli incolti e ora spesso ispira persino i discorsi alati dei politici. Che usano e gettano, però. E neanche si ricordano poi di commemorare i nostri santini quando se ne vanno. Avete sentito un discorso ufficiale di qualcuno su Jannacci? Invece, Hollande ha commemorato Georges Moustaki“.

E’ la memoria l’unica chiave di ricostruzione della storia: allora non si può che ringraziare la giornalista per questo grande baule di memoria dal quale tutti noi potremo presto attingere.

A.M.

 

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