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Niente riprese non autorizzate per i lavori del Consiglio Comunale

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I Consigli Comunali non possono più essere ripresi in streaming, a Torino?

Così pare, forse proprio a partire da oggi, almeno stando a quanto denunciano al “Fatto Quotidiano” i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino e Vittorio Bertola. Proprio oggi a Palazzo saranno proposte le modifiche al regolamento, fra le quali ce n’è una, bipartisan, che vuole vietare le riprese durante i lavori in Sala Rossa, ma anche i montaggi del video della diretta dal sito internet dell’Amministrazione.

Si spera in una deroga legata alla tribuna stampa, ma solo per gli accreditati. La motivazione ufficiale dovrebbe essere legata al fatto che c’è già una diretta ufficiale in streaming sul sito del Comune. Fin qui tutto bene, non fosse che sul live ufficiale va in diretta solo chi parla, e non si può vedere che cosa accade intorno.

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Il divieto al montaggio sembra poi un provvedimento ad hoc per i consiglieri grillini, che solitamente aggiungono i loro commenti, e spesso sono gli unici a filmare i lavori. Insomma, va in onda in Sala Rossa l’ennesima puntata della telenovela che ha come protagonisti i “cittadini” (così si fanno chiamare, anche in Parlamento, coloro che arrivano dal Movimento) che, in nome della verità senza filtri, filmano i dietro le quinte dei lavori ufficiali. Spesso sbugiardando cattive abitudini, altrettanto spesso incorrendo in figure non proprio edificanti (come la gaffe dei pianisti in parlamento qualche giorno fa).

Spiega al Fatto il capogruppo del Pdl Andrea Tronzano: “Tutto nasce all’inizio della legislatura perché i grillini avevano portato delle persone a fare dei filmati e le hanno messe nell’area riservata alla stampa quando non erano autorizzate”.

Da un lato il provvedimento rischia di intraprendere la pericolosa china della censura ai video prodotti dai cittadini qualunque, ma dall’altro va detto che la libertà di stampa verrebbe (o verrà, in caso il provvedimento passasse) preservata concedendo ai giornalisti accreditati di filmare i lavori. Quegli stessi giornalisti, per intenderci, che qualche mese fa non furono ammessi al palco di Beppe Grillo a Roma.

Secondo i consiglieri che approveranno il regolamento invece non si tratta di censura, ma di necessità di preservare la dignità delle persone: la proposta prevede il divieto di “manipolare artificiosamente il contenuto della ripresa in modo da renderla mendace o distorsiva rispetto all’essenza e al significato delle opinioni espresse”.

Staremo a vedere.

Andrea Besenzoni

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