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Torino: la lunga estate calda dei ragazzi disabili

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Povertà e disabilità fanno rima. E non solo in senso linguistico. In un momento sociale che definire terribile è quanto mai corretto, le categorie più svantaggiate spesso sono le famiglie in difficoltà  perché in casa c’è un figlio disabile.

Un problema nazionale, ma a Torino la situazione non va certo meglio che nel resto d’Italia: lo scorso anno per esempio il Comune decise di conteggiare come reddito, per la partecipazione alla spesa da parte degli utenti-pazienti, anche l’indennità d’accompagnamento, riconoscendo una franchigia di 616 euro: in altre parole, tutto ciò che supera questa cifra è conteggiato come quota da pagare per il sostegno del figlio.

Racconta un genitore torinese: “Fino allo scorso anno mi venivano versate mensilmente 400 euro come assegno di cura familiare, dal giugno 2012 la cifra è scesa a 312 euro. Quindi, oltre 1.000 euro in meno incassate ogni anno‘.

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E le sorprese amare arrivano anche da altri fronti: per esempio il Comune non paga più gli assistenti nei centri estivi. Il risultato: una famiglia con figlio disabile, quest’anno, dovrebbe pagare una quota attorno ai 1.700 euro. E non parliamo di un villaggio turistico, ma di una scuola elementare che organizza le “solite” attività che partono dopo lo squillo dell’ultima campanella dell’anno.

Da dove arriva questo conto? semplice: 50 euro al giorno, moltiplicato per le 5 settimane di cui questa famiglia tipo” usufruirebbe del servizio e aggiunto alla quota di 80 euro settimanali dovute al centro.

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Quello che non appare da queste cifre è la totale assenza di possibilità di fronte a cui si trovano molte famiglie: non tutti possono prendere 5 settimane di ferie, non tutti hanno nonni e parenti cui lasciare il figlio, tanto più in condizioni di disabilità. Già lo scorso anno il Comune aveva posto un limite al servizio di assistenza per i ragazzi disabili nel centro estivo: la copertura era a carico del comune solo per 3 settimane, poi l’assistenza doveva essere pagata dalla famiglia. Quest’anno, semplicemente, il servizio non prevede nemmeno questa voce in capitolo.

Andrea Besenzoni

 



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