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Gallerie d’arte torinesi, tra il 1970 ed il 1980

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Gallerie d'arte torinesi, tra il 1970 ed il 1980
Gallerie d'arte torinesi, tra il 1970 ed il 1980
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Eravamo rimasti, parlando delle gallerie d’arte torinesi, alla “fuga”, nel corso degli anni ’70, di alcuni protagonisti del sistema culturale torinese (vedi in particolare Gian Enzo Sperone, ma anche Luciano Pistoi e Alighiero Boetti) verso lidi romani…

Negli anni ’70 la scena artistica torinese è dominata dagli artisti dell’Arte Povera, che espongono nelle principali gallerie cittadine.

L’intenso lavoro di promozione del gruppo poverista portato avanti da Sperone nella seconda metà dei Sessanta riceve il riconoscimento istituzionale con la mostra Conceptual Art Arte Povera Land Art, inaugurata nel giugno del 1970 alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.

Nella prima metà del decennio le ricerche dei principali protagonisti del gruppo poverista trovano ampio spazio nella programmazione della galleria aperta nel 1966 da Christian Stein, collezionista appartenente all’alta borghesia torinese. La galleria, fin dagli esordi, si presenta come vero e proprio cenacolo culturale, presso il quale hanno luogo, oltre alle esposizioni, performance e conferenze. Accanto allo zoccolo duro poverista (Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Mario Merz, Giulio Paolini…) la Stein propone al pubblico torinese la “pop nostrana” di Mario Schifano, Giuseppe Uncini, Giorgio Griffa ed una personalità affascinante e problematica della neoavanguardia italiana, Francesco Lo Savio. A metà anni Ottanta la galleria si trasferirà a Milano.

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Nel 1970 apre i battenti lo spazio diretto da Giorgio Persano (tuttora in attività): il programma espositivo, nella seconda metà del decennio, alterna diverse personali di Michelangelo Pistoletto alla presentazione di due futuri protagonisti della Transavanguardia, Mimmo Paladino e Nicola De Maria. Negli anni Ottanta al novero degli artisti della galleria si aggiungono il poverista Pier Paolo Calzolari, Maurizio Mochetti, la spagnola Susana Solano e Juliào Sarmento.

Un’altra importante realtà (oggi attiva in  quel di Torre Pellice) che vede la luce in questi anni è quella di Antonio Tucci Russo, già assistente di Sperone. La programmazione della galleria, estremamente coerente nel corso degli anni, è rivolta alle ricerche minimaliste e concettuali (le correnti preponderanti nel decennio in questione, prima di un violento e “repentino” ritorno alla pittura nei primi anni Ottanta). Oltre ai soliti poveristi torinesi, molti dei quali compagni di strada e di ideali di Tucci Russo, il gallerista presenta ai collezionisti sabaudi alcuni dei protagonisti delle ricerche succitate, tra i quali Daniel Buren e Richard Long. In galleria espongono con continuità anche alcuni artisti italiani della generazione successiva a quella dei Merz e Paolini: Luigi Stoisa (torinese), lo scultore Luigi Mainolfi (irpino di nascita, torinese di adozione), Marco Bagnoli e Remo Salvadori.

Poverismo e concettuale, insomma, nella nostra città l’hanno fatta da padrone.

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Così sembra. Anzi, così è stato…

Tuttavia, tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del decennio successivo, alcune realtà private (poche in verità) questo stato di cose hanno cercato di modificarlo, proponendosi come portatrici di istanze di cambiamento anche radicali.

Emanuele Bussolino



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