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A proposito di Angelo Ogbonna alla Juventus

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Angelo Ogbonna trasferimento Juventus
Angelo Ogbonna trasferimento Juventus

Il momento dell’ufficialità sta per avvicinarsi, il passaggio di Ogbonna alla Juventus è ormai cosa fatta e la tifoseria granata sta vivendo quest’ennesima amarezza in maniera strana. Sono lontani i tempi in cui la città veniva messa a ferro e fuoco per la cessione di Lentini, anche perché siamo di fronte a situazioni e a giocatori imparagonabili.

E’ lontano anche il marchio dell’infamia che aveva colpito Balzaretti in seguito al tradimento dell’estate 2005. Sebbene storca giustamente il naso per la destinazione del difensore, il tifoso granata, nella maggior parte dei casi, segue la vicenda quasi anestetizzato, fatalista, distaccato.

Distaccato come Ogbonna. Già, perché a ovattare il tutto e a rendere quasi accettabile il trasferimento è stato proprio Angelo: professionista impeccabile, ottimo difensore, nonostante i passaggi a vuoto dell’ultima stagione, condizionata da molti problemi fisici, negli anni passati in granata, sebbene proveniente dalle giovanili, non ha mai mostrato quella scintilla, quel qualcosa in più che fa vivere un giocatore in simbiosi con la maglia.

Angelo ogbonna trasferimento Juve
Angelo Ogbonna trasferimento Juve

E’ sempre stato freddino, insomma. Sì, ha indossato anche la fascia, ma è sempre parso un capitano del Toro “a sua insaputa” e, quest’anno, le cose sono degenerate a ridosso dei derby.

Si comincia con una faccia a faccia con Marchisio, andato in onda su Sky prima della stracittadina d’andata, in cui Ogbonna sottolinea quanto i tifosi granata tengano al derby, quanto i tifosi granata si facciano problemi a vedere un giocatore del Toro, nella fattispecie lui, passare alla Juventus, e chiede a Marchiosio di scambiare la maglia nel dopo partita.

Promessa mantenuta dopo l’umiliante 3-0 patito dal Toro, ovviamente. Al ritorno, dopo un’altra intervista post-Toro-Roma, in cui dice che il derby è importante per i tifosi, aggiungendo tardivamente, e solo perché imbeccato dalla stampa, che lo è anche per i giocatori, stessa scena o quasi: a nemmeno un secondo dal fischio finale, subito abbracci con Quagliarella e Marchisio dopo l’ennesima sconfitta.

Senza scomodare i soliti Ferrini e Pulici, anche un’Asta, un Ferrante, un Maspero, un Oscar Brevi, avrebbero potuto spiegare che certe cose non si fanno, che in determinati casi lo scambio della maglia, tendenzialmente gesto sportivo e apprezzabile, può suonare come una presa per i fondelli per chi sta ancora piangendo sugli spalti, che si sarebbe potuta fare la stessa cosa nel tunnel, risparmiando l’ennesima beffa a Maratona itinerante e non. Questo concetto di “opportunità”, sembra estraneo all’Angelo granata e, forse per questo, umanamente non ci si strapperà i capelli per la sua mancanza.

Angelo Ogbonna serie A Tim 2012 2013
Angelo Ogbonna serie A Tim 2012 2013

Parlando della cessione in sé, Cairo non ricaverà soltanto soldi, ma anche qualche contropartita tecnica e neanche di quelle che fanno sognare i tifosi. Il giocatore più appetibile sembra Immobile, che, pur avendo mezzi notevoli, è stato un crack solamente a Pescara, complice il modulo di Zeman con cui, per un attaccante, è difficile non rendere. L’esperienza in chiaroscuro di Genova, rende la punta dell’Under 21 ancora un’incognita in A.

Più che altro, in molti pensano automaticamente a presidenti come Pozzo che pretendono esclusivamente moneta sonante dalla vendita dei loro prezzi pregiati, esperienza che il Toro stesso ha toccato con mano quando ha trattato coi friulani. Pensiero che fa scappare qualche sospiro amaro a più di un tifoso.

Al di là di come Ogbonna finirà a vestire il bianconero, mi permetto di fare una domanda alla società: era proprio necessario cederlo alla Juventus? Non c’era nessun’altra soluzione, che magari facesse incassare leggermente meno, ma salvasse la forma?

Angelo Ogbonna trasferimento Juventus
Angelo Ogbonna trasferimento Juventus

 

Certo, non è il primo affare fra squadre della stessa città, certo, Milan e Inter si scambiano giocatori da tempo e la piazza è abituata. Il tifoso del Toro è il solito brontolone, quindi? Forse, ma bisogna guardare anche il contesto. Torino non è Milano, dove rossoneri e nerazzurri lottano sostanzialmente alla pari, salvo eccezioni. A Torino il divario fra le due squadre è enorme, con una disparità non solo tecnica, ma anche di “potere”, con la questione stadi lì a dimostrarlo. Quindi il contesto non è solo diverso da quello milanese, ma anche da quello torinese, quando, per esempio, Pessotto

cambiava sponda del Po, oppure lo facevano Fusi e Jarni. Toro e Juventus non sono mai stati così distanti. Quindi, la cessione di un giocatore forse non amato dalla curva, ma sicuramente fra i più rappresentativi della squadra, ai potentissimi rivali, rischia di essere l’ennesima umiliazione patita, un’altra cicatrice su una pelle dura, ma che, piano piano, si sta spezzando. Il problema è che, questa volta, se si spezzerà, sarà per sempre.

Francesco Bugnone

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