Home Cronaca di Torino Campi estivi di volontariato: la fatica è libertà (di partecipazione)

Campi estivi di volontariato: la fatica è libertà (di partecipazione)

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Teoricamente l’estate è alle porte.

Si, teoricamente, perché mentre il calendario scandisce ormai un ipotetico conto alla rovescia, il meteo dice tutt’altro.

Una primavera praticamente saltata: freddo, pioggia e un meteo che potremmo definire “dissociato”  ci allontana da pensieri di vacanze e gite fuori porta.

Vacanze ancora lontane ma è tempo di programmare – per chi può- una bella settimana in una delle località di riviera italiane o un all inclusive in qualche posto esotico.

 C’è anche chi decide di dedicare il tempo lontano da casa e lavoro, da libri e pc facendo qualcosa di meno consueto e meno riposante, ma sicuramente non monotono.

Insomma ecco a voi i campi estivi.

Sono molte le possibilità, visibili sui siti di entri no profit, organizzazioni di volontariato o che si occupano di scambi internazionali o ancora, sui siti degli enti istituzionali –comune, provincia e regione.

Dalla tutela dell’ambiente alla difesa dei diritti umani, dagli scambi internazionali per conoscere una lingua nuova e tanti ragazzi della propria età all’animazione in colonie e soggiorni estivi per bambini e adolescenti con problemi di disagio sociale o di salute: c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Un'immagine di un campo estivo di Legambiente
Un’immagine di un campo estivo di Legambiente

Forse vacanze diverse – qualcuno può pensare che non si tratti neanche di riposo vero e proprio.

Ma qui scatta una domanda quasi retorica, ma non ovvia: la vera vacanza, soprattutto per i più giovani, è veramente passare l’estate a crogiolarsi al sole, in attesa di passare la notte con un moijto in mano a molleggiare divertiti in una discoteca il cui ingresso costa 50 euro?

Effettivamente è giusto fare anche questo –più che leggittimo e divertirsi non ha mai creato problemi a nessuno, ovviamente usando sempre il buon senso- ma nella una lunga estate di uno studente medio italiano, si potrebbe usare parte del tempo per qualcosa di civilmente e civicamente utile.

I nostri padri e i nostri nonni a noi, della generazione under 30, continuamente ricordano quanto  il loro spirito civico fosse molto più profondo del nostro, quanto le loro lotte fossero più importanti e personalmente vissute, quanto loro fossero più partecipativi al bene comune della nostra nazione.

E ancora, quanto siamo viziati con la pappa pronta e… non sto qui a citare una serie di appellativi poco carini in anni di abbandono totale.

Polemiche a parte, è il caso di ricordare delle migliaia di giovani, ragazzi e ragazze, che da anni dedicano parte delle loro vacanze, del loro tempo libero per tutti quegli ambiti che abbiamo citato.

Forse non sono TUTTI i giovani –  probabilmente non lo sono mai stati TUTTI  nella storia patria- quelli civilmente esposti ma ogni tanto, queste mosche bianche, è giusto ringraziarli oltre che ricordarli.

Studenti, universitari e giovani lavoratori – e non solo – che si sporcano le mani nel vero senso della parola per ciò e per coloro che ci circonda.

E per rispondere alla domanda retorica di prima: la vera vacanza, per chi ha provato un’esperienza del genere, non è quella di allontanarsi da casa, dal lavoro, dal pc o dal cellulare.

La vera vacanza è trovare casa in un altro posto per poi ritornare diversi, più leggeri e più pesanti insieme, di esperienza e di fatica.

Perché, anche se ce lo dimentichiamo, è la fatica l’unico mezzo per essere orgogliosi di sé.

La fatica è libertà, di partecipazione. Al mondo.

Giulia Copersito

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