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Buche nelle strade, Torino non ne può più

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Partiamo da una cifra: seimila. Sono le denunce giunte dal 2012 a oggi alla Polizia Municipale sulle buche nelle strade.

Le vie, i corsi e le piazze torinesi sono sempre più simili a un groviera che a un manto stradale, e il paragone, che sembra anche simpatico, non fa ridere, per nulla: basti pensare che solo una decina di giorni fa un pensionato, Ezio Gaetano Fogli, ha perso la vita dopo aver battuto la testa a seguito di una caduta causata da un cratere in strada, in via Ormea.

Ciclisti sbalzati fuori dalle biciclette, motociclisti che sbandano, automobili che ci lasciano direttamente le sospensioni: questo il vero e proprio bollettino di guerra di una città che esce dall’inverno con un percorso automobilistico cittadino ridotto forse come mai prima. E i pericoli non tardano a manifestarsi: oltre al caso drammatico di Fogli, è di qualche giorno fa il caso accaduto nella cintura torinese, non certo messa meglio della metropoli. A La Loggia Fabio Consoli, 32 anni, è stato sbalzato dal suo scooter dopo avere colpito una voragine e ha travolto una turista francese, Arlette Guojon, settantenne, ricoverata al Cto per fratture al viso.

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Le denunce dei cittadini che chiedono i risarcimenti dei danni non mancano (la cifra la abbiamo fatta notare all’inizio dell’articolo: 6000) e hanno costretto il Sindaco  Piero Fassino e l’assessore alla Viabilità Claudio Lubatti a lanciare una task force contro le troppe buche che creano problemi alla viabilità a Torino.

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Il punto, quello vero, è però un altro: le strade sembrano più il percorso della Parigi – Dakar che strade sabaude anche  perchè, semplicemente, non ci sono soldi in cassa per rimetterle a nuovo. La crisi che, si sa, sta flagellando tutti i comuni italiani a Torino si mostra in questa evidente, pericolosissima prova.

E allora fioriscono le ipotesi: alcuni, come il presidente dell’Aci di Torino, Piergiorgio Re, suggeriscono di utilizzare parte dei soldi che verrebbero ricavati dall’aumento delle strisce blu di 25 mila unità per finanziare l’operazione di rattoppo stradale.

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Lubatti, dal canto suo, promette che a giugno gli oltre 1200 km di strade torinesi verranno rimesse a nuovo, analizzandone la situazione  quartiere per quartiere, ma il problema resta quello del reperimento dei fondi.

E pochi giorni fa, presentando il Bike Pride, la proposta a sorpresa: “Sto cercando di sfidare le case automobilistiche: se credono veramente nello sviluppo sostenibile, perché non finanziano le nostre piste ciclabili?“, ha spiegato. Insomma una strizzata d’occhio a finanziatori privati, perchè no proprio alle case automobilistiche, che potrebbero essere chiamate a risanare le strade per salvaguardare il loro stesso prodotto.

Un dato è comunque certo: così le strade torinesi non possono più andare avanti

A.M.

 

 



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