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Bianca come il latte, rossa come il sangue

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Bianca come il latte, rossa come il sangue Torino film
Bianca come il latte, rossa come il sangue Torino film

Film uscito quest’anno e firmato dalla regia di Giacomo Campiotti, “ Bianca come il latte, rossa come il sangue” è prima di tutto un libro, scritto nel 2010 da Alessandro D’Avenia.

Come in tutte le storie che hanno origine da un libro, in “ Bianca come il latte, rossa come il sangue vengono effettuate delle scelte di regia che tradiscono leggermente la reale successione degli eventi del romanzo, ma nel complesso il lettore non ne rimane deluso.

La storia, pur modificando alcune scene e dettagli, rimane fedele a quelle che sono le dinamiche emotive più importanti e, soprattutto, cerca di trasmettere le parole chiave, che nel libro si intersecano in continuazione creando il cammino e la corsa di Leo verso il suo sogno, di vita e d’amore.

Ambientato a Torino, il film ci mostra pochi luoghi del capoluogo piemontese, lasciandoci una Mole di sfondo e concentrandosi soprattutto negli spazi chiusi della scuola [girati in parte allo storico collegio San Giuseppe] e delle abitazioni.

 

Bianca come il latte, rossa come il sangue
Bianca come il latte, rossa come il sangue

 

Gli attori, Filippo Scicchitano per il protagonista Leo, Aurora Ruffino nella parte della sua migliore amica Silvia, Gaia Weiss, sensuale Beatrice, e Luca Argentero, il professore Sognatore (nel film ancora più audace di quanto appare nel romanzo), rispecchiano le personalità descritte nel libro e ci fanno rivivere la loro drammatica commedia.

Potrebbe sembrare un controsenso, e forse lo è, ma è così che spesso si presenta la vita, ed è così che, sia D’Avenia nel libro, sia Campiotti nel film, rendono commedia la storia inevitabilmente drammatica di un’adolescente malata di leucemia.

Questo accade, non solo grazie alla simpatia del narrattore-protagonista, ma anche grazie alle scene ambientate a scuola, negli scontri tra alunno e professore e situazioni ridicole di compagni troppo nerd, e alla simpatica coppia dei genitori Ettore e Angela (interpretati da Flavio Insinnia e Cecilia Dazzi), che rincorrono il figlio Leo con battute tragicomiche, cercando di interpretare i suoi umore adolescenziali, i suoi ritardi, i suoi brutti voti.

I pensieri e la storia di Leo girano simbolicamente intorno a tre colori, anche se il ragazzo tarda a comprendere reale significato ed importanza di uno dei tre.

Il bianco lo spaventa, come ci dice nei primi secondi del film e nelle prime righe del libro, perchè non ha confini, e quindi non è niente, come il silenzio. Il rosso, invece, lo travolge e, come nelle più classiche delle tradizioni, rappresenta la passione irrefrenabile dell’amore per Beatrice, che appare nella prima scena del film camminando verso di lui, ma non per lui. Beatriche ha i capelli rossi, che quando li scioglie l’alba ti viene addosso.

Bianca come il latte, rossa come il sangue
Bianca come il latte, rossa come il sangue

 

Poi c’è l’azzurro, come Silvia, come tutti gli amici veri, come le pareti di camera sua, come il cielo. Sempre presente, veglia su di lui e cerca di aiutarlo, anche nell’errore. Tuttavia, nello stesso modo in cui spesso ci si dimentica di alzare gli occhi verso quel magnifico spettacolo che è il cielo, così Leo tarda ad alzare gli occhi verso il suo azzurro, inevitabilmente travolto dal rosso delle sue passioni, come la pittura vermiglia con cui inonda i muri di camera sua.

La verità è che questa storia racconta, all’interno del dramma e della commedia, la crescita e la formazione di un ragazzo verso l’età adulta.

Sono nato il primo giorno di scuola, cresciuto e invecchiato in soli 200 giorni.

 

 

Più marcata sicuramente nel libro, questa evoluzione si realizza grazie a Beatrice. Amore platonico come quello di Dante, Leo non ha la minima intenzione di rimanere “sfigato” come lui, l’autore di uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. Le tappe dei suoi piccoli successi vengono scandite dalle musiche dei Modà e da alcuni fermo immagine che ne immortalano la felicità.

Quando finalmente si avvicina a Beatrice, ecco che esplode il bianco, il tumore al sangue della vita. Scoprendo la sua malattia ed il suo dolore, Leo entra nel primo dramma della sua vita.

Prima di capirlo e affrontarlo da uomo, Leo si arrabbia con il mondo e con un Dio in cui non ha mai creduto. Sarà il suo professiore di letteratura, il sognatore Argentero, ad aiutarlo in uno sfogo fatto di pugni e confessioni. Da qui, Leo si animerà di nuovi propositi e proverà a salvarla, medicando con la sua passione ed il suo sangue la malattia di Beatrice.

Avvolgenti e commoventi le scene che ritraggono i due ragazzi nella camera di Beatrice, dove Leo cerca di strapparle un sorriso nei modi più ridicoli e tenta di prestarle la vita che si sta perdendo. Beatrice, bellissima e perfetta anche nella malattia, è ormai disillusa, e gli parla con affanno di amore e di un Dio in cui riesce ancora a credere.

Bianca come il latte, rossa come il sangue Torino film
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Se il bianco esplode nelle vene di Beatrice, così i muri della stanza di Leo vengono inondati da vernice bianca. Sotto, però, l’azzurro continua a rimanere come sfondo e Silvia, allontanata per un torto, continua ad aspettarlo. L’azzurro resiste sotto il rosso-amore e anche sotto il bianco-dolore, l’azzurro attende con umiltà.

Paradossalmente, è proprio Beatrice ad aprire gli occhi a Leo, aiutandolo a distinguera l’amore dalla passione e guidandolo verso la sua vita nuova, di maturità e consapevolezza. Dopotutto, anche Silvia rappresenta un altro amore letterario, nome pesato da una grande raccolta di versi e di passione. “Sfigato” come Dante, Leopardi non ha niente da condividere con il nostro Leo, che di certo non starà fermo a guardare. Silvia è azzurra, non è rossa. Eppure i miei occhi brillano nell’azzurro.

Un film e un libro piacevoli, che di fronte ad un dramma riescono a far sorridere, e non per compassione. Le stupide rivalità adolescenziali si perdono e si rendono costruttive per obiettivi più maturi e, dopo aver conosciuto il dolore, la vita, l’amore, e persino la scuola, assumono un valore diverso.

a cura di Giulia Regis Masoero

 

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