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Toro – Catania: una stagione in una partita

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Toro Catania maggio 2013 Serie A Tim Rolando Bianchi addio Torino 1
Toro Catania maggio 2013 Serie A Tim Rolando Bianchi addio Torino 1
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Il cuore granata si dispiega per le strade di Torino, sa quello che vuole, si chiama Filadelfia e sa come dovrebbe essere.

L’ha detto forte, l’ha detto chiaro, l’ha detto bene.

 

 

 

Poi scende la sera, dalle macerie di un Tempio che è un insulto ricostruire, ci si sposta sui seggiolini dell’Olimpico. C’è una stagione da chiudere, possibilmente da chiudere bene. C’è l’ultima partita in granata di Bianchi, che, volenti o nolenti, ha caratterizzato un’epoca, ha diviso, ha appassionato.

Ma Bianchi, tra gli undici che si scaldano, non c’è, e allora via alle polemiche mentali, Ventura è un sadico, no, Ventura ha fatto bene, insomma, uno dei leitmotiv di questo biennio. E non sarà il solo della serata, dove, come per magia, parecchio di ciò che si è già visto ripasserà davanti agli occhi.

 

Giampiero Ventura Toro Fiorentina

 

Per esempio, un grande classico si palesa dopo 7’: l’episodio arbitrale a sfavore. Peruzzo riprende da dove aveva interrotto (Cagliari-Toro 4-3): Frison travolge Cerci appena fuori area, con un intervento scriteriato e arriva il giallo, invece del logico rosso. Incredulità, rabbia, sarcasmo. Non ci si accorge nemmeno che a tirare (male) la punizione è Caceres, con Bakic e Jonathas una delle tre novità di giornata.

Un’altra costante è ben chiara da subito: Cerci è imprescindibile. Va via, no resta, figurati se resta, se è furbo rimane. Nel dubbio ci si riempie gli occhi di uno dei pochi che, negli ultimi anni, hanno dimostrato di saper toccare il pallone. E, come in tante altre partite dell’anno, il Toro tiene il pallino del gioco.

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Ma, come in tante altre partite dell’anno, non si riesce a segnare, complice anche un Bakic che sbaglia clamorosamente l’ultimo passaggio per chiudere un tre contro uno ghiottissimo.

 

Alessio Cerci Toro Catania

 

Visto che sta andando in onda “Un anno di Toro”, il tifoso più pessimista sa cosa sta per succedere. Le sue mani possono toccare tutti gli amuleti del mondo, ma lo sa: prenderà gol al primo tiro.

E, infatti, succede. La difesa sbanda, Almiron segna.

Sì, Almiron, protagonista passivo delle due ultime stagioni granata anche lui, tante le volte in cui è stato nominato nei pressi delle varie sessioni di mercato. Almiron ci serve, Almiron arriva, no, non arriva, comunque Almiron segna. Segna anche Cerci, poco dopo, su assist di un Basha che, attorniato dall’emozione di Bakic e dalla scarsa vena di Vives, tiene su il centrocampo da solo, ma l’arbitro annulla su segnalazione del guardalinee e, stavolta, ci azzecca.

 

Toro Catania maggio 2013 Serie A Tim Sergion Almiron

Ripresa: entra Brighi al posto di Vives e il centrocampo ritrova qualità. E Bianchi?

Ancora no. Ma c’è ancora poco da aspettare. Esce Jonathas, dentro Rolando. Poco prima Almiron non se l’era sentita di dare un secondo dispiacere al suo ex tecnico, dopo un disimpegno difensivo orrorifico, e Cerci, da un passo, non aveva trovato il tempo per metterla dentro.

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Lo trova poco dopo: Brighi lo lancia in profondità, l’ex viola è di ghiaccio. Con l’adrenalina di Bianchi, la sua logica caccia al gol che aspettano un po’ tutti, sembra imminente il sorpasso. Ma, ecco, un altro deja-vu: le incertezze di Ogbonna. Tante, troppe, inaspettate, in avvio di stagione, la regola da un certo punto in poi. Bergessio gli passa attraverso, poi segna un gran gol. Ancora sotto.

Un’altra sconfitta in casa? L’ennesima? Ancora? Ma basta. Bakic è stremato dai crampi. Entra Diop. No, Menga, non mi spiacerebbe vedere Menga, idolo di molti senza aver praticamente giocato mai. No, fedeli alla nuova linea del 5-3-2 dentro Gazzi. Ventura fa bene, Ventura fa male, ma non si potrebbe, per una volta, raddrizzare la partita in modo da non far venire questi dubbi?

E’ scritto nelle stelle che tocchi a Rolando Bianchi, anche se le stelle sembrerebbero spernacchiarlo quando un suo preciso diagonale picchia contro il palo. Ma passa poco e tutto torna a posto: Cerci travolgente sulla destra, palla bassa, Bianchi tocca, lo stadio esplode, lui esplode, 2-2.

 

Toro Catania maggio 2013 Serie A Tim Rolando Bianchi addio Torino

 

Il Toro ha ancora voglia, Di Cesare, in extremis, manca il 3-2 da pochi passi, probabilmente trattenuto. Non arriva il primo gol in A per un giocatore che, come attitudine, se lo sarebbe meritato, nonostante una serata ricca di svarioni. Poi arriva la fine, una stagione strana, pazza, faticosa è finita. Non ce ne si rende ancora conto. Bianchi fa il giro di campo, per concludere un rapporto che, a mio personalissimo parere, era già finito da un po’.

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Perché a volte ci si vuole bene, ci si ama, ma non si riesce più a far funzionare le cose. E allora ci si lascia, con rimpianto, ma ci si lascia. Augurando il bene al Toro. Augurando il bene a Bianchi.

Stagione faticosa, si diceva. E il tifoso granata meriterebbe di tirare un po’ il fiato. Poi Bianchi dice che questa sera si è capito chi non lo vuole a Torino. E allora è di nuovo tempo di dipingersi la faccia coi colori di guerra e buttarsi nell’agone virtuale per spargere un bel po’ di sangue, il proprio, quello altrui, non importa. E poi ci sarà il calciomercato su cui scannarsi.

E le prime amichevoli. E la Coppa Italia. E ripartirà il campionato e chissà se sarà la volta buona per un derby. E poi, e poi, e poi. No, il tifoso granata il fiato non lo tira. Non lo tirerà mai.

Francesco Bugnone



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