Home Storia L’impiccato resuscitato a Torino

L’impiccato resuscitato a Torino

12736
SHARE
L’impiccato resuscitato Torino
L’impiccato resuscitato Torino
Tempo di lettura: 2 minuti

Antonio Sismondi è stato impiccato alle sei e mezza di mattina di sabato 12 marzo 1853 a Torino dagli esecutori di giustizia Pietro e Luigi Pantoni.

Il processo ad Antonio Sismondi, detto Verlino, contadino di venticinque anni nato a Marsaglia e residente a Vico di Mondovì (oggi Vicoforte), accusato di rapina con omicidio proditorio commessa il 1° febbraio 1852, è passato inosservato nei confronti all’opinione pubblica.

La sua esecuzione capitale, invece, si caratterizza per un avvenimento clamoroso.

Ci è tramandata la descrizione delle ultime ore del condannato Sismondi, scritta dal canonico Francesco Picca, uno di coloro che lo assistono nel confortatorio, una misera cella adiacente alla cappella delle carceri senatorie, dove il condannato trascorre la sua ultima notte, dall’11 al 12 marzo, affidato alle cure spirituale di don Giuseppe Cafasso e dei confratelli della Misericordia.

Don Giuseppe  Cafasso Torino

Francesco Picca, allora chierico della Parrocchia di S. Agostino, è stato invitato a servire la Messa che don Cafasso celebra per Sismondi, che vi assiste in silenzio, piangendo e pregando.

Al momento della Comunione, Sismondi piange ancora di più, don Cafasso lo anima ma lui, forse credendosi indegno, scuote il capo e si mette a tremare.

Don Cafasso fa cenno di allontanarsi al chierico Picca, che li lascia soli.

Di lì a pochi istanti Don Cafasso rientra in cappella e termina la Messa, poi torna vicino al condannato per aiutarlo a fare il ringraziamento, in attesa dell’arrivo del boia, che non tarda a presentarsi e che alle sei e mezza di mattina esegue la sentenza.

Correlato:  Il significato di Cerea, il ciao piemontese

Nella mattinata, presso il Cimitero di San Pietro in Vincoli, mentre si cala nella fossa la salma di Sismondi, si sente un cupo rantolo che pare venire dall’interno della cassa.

Cimitero San Pietro in vicoli Torino

Viene subito aperta, racconta il canonico Picca, ed ecco che il “morto” respira ancora ed ha la schiuma alla bocca.

Tutti gli astanti restano spaventati. Si corre dal teologo Carpano, cappellano del Cimitero di San Pietro in Vincoli, il quale subito lo fa trasportare al primo piano e adagiare nel suo letto. Sismondi viene slegato, stende le braccia, tira un lungo respiro.

Si manda subito a cercare un vice curato alla parrocchia dei santi Simone e Giuda, che arriva con l’olio santo. Arrivano anche i medici dell’Ospedale Mauriziano, situato dove oggi si trova la Galleria Umberto I, i quali, per salvare il risorto Sismondi, applicano il rimedio sovrano del tempo, il salasso. Salassano quindi il povero Sismondi, come scrive Picca, “nella vena aorta (sic!) e sulla lingua, ma inutilmente”.

Il chierico Picca fa bere a Sismondi una tazza di caffè, questi la ingerisce poi apre gli occhi, ma non parla. Alle dieci Sismondi muore.

Alla fine, anche con il contributo della medicina, la giustizia ha compiuto il suo corso!

 

M. Julini



Commenti

SHARE