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Toro Genoa: nessun rispetto per i tifosi

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Torino 0 Genoa 0 serie A Tim 2013
Torino 0 Genoa 0 serie A Tim 2013

Missione compiuta, il Torino è quasi certamente salvo.

“Manca solo la matematica”, come si suol dire.  Quindi bisognerebbe essere tutti contenti, la squadra sotto la curva a festeggiare, i tifosi ad abbracciarsi, un po’ come accaduto, quasi un anno fa, dopo il match col Sassuolo, preludio alla promozione matematica. Invece no, nel paese dell’incontrario che è l’Universo Toro, ci sono stati fischi e contestazione.

Perché Toro-Genoa non si è giocata, novanta minuti senza mezza emozione o quasi (un probabile mani in area di Glik, una punizione di Birsa, un tiro di Barreto nel recupero), in quello che tecnicamente si chiama “biscotto”. Mentre il tabellone sembrava rispondere ai desideri di granata e rossoblù, in campo si faceva ancora meno del minimo sindacale.

La cronaca sulla partita di ieri sera si chiude qui, allarghiamo lo sguardo.

Torino 0 Genoa 0 serie A Tim 2013

 

Il Toro ha perso le ultime quattro partite di fila, in casa erano tre le sconfitte consecutive, di cui una era l’ennesimo derby. Queste sconfitte sono state tutte applaudite, da un pubblico che ha dimostrato pazienza, per qualcuno anche troppa. Nonostante questo, lo stadio era pieno.

Il Toro aveva bisogno, la sua gente ha risposto presente, perché c’era una salvezza da conquistare. Mi pongo una domanda: come può un giocatore del Torino, davanti a uno stadio tutto granata che ribolle d’amore per lui, non aver voglia di provare a segnare il gol della salvezza matematica e accontentarsi del punticino che va bene a tutti e due? Cos’ha nelle vene o nel cervello? Come può preferire che la rete che sancirà il raggiungimento dell’obiettivo non sia sua, ma della Fiorentina domenica a ora di pranzo? Cosa gli impedisce, siccome la posizione in classifica è ingenerosa rispetto al gioco praticato durante il campionato, di fare quello scatto d’orgoglio per assicurarsi la permanenza in A e, nel frattempo, agganciare doriani e atalantini, facendosi vedere negli specchietti dal Bologna?

E’ un reato ambire a qualcosa di più di un quart’ultimo posto?

Giampiero Ventura allenatore Torino

E, domanda più importante, dov’è il rispetto?

 

 

 

Il rispetto per chi c’è sempre o per chi è potuto venire solo questa volta, risparmiando per comprare il biglietto?

Sì, perché abbonamento, miniabbonamento o biglietto, la partita costa dei soldi e, anche se l’aspetto economico viene fatto passare in secondo piano dal tifoso, rispetto a quello passionale, bisogna rispettare chi fa sacrifici per venirti a vedere.

Bisogna rispettare chi, come Stefano, è uscito da una riunione di lavoro a Milano alle 19 e si è fatto l’autostrada guidando come Fittipaldi per arrivare allo stadio intorno alla mezzora.

O chi, come Luciano, con le ginocchia malconce per una logorante stagione agonistica, era comunque presente sugli spalti. O chi, come Marco, va su e giù per lo stivale, sempre e comunque. Bisogna rispettare quei bambini che hanno poche gioie da ricordare quando chiudono gli occhi prima di andare a dormire e non gli è stato dato neppure il contentino della missione compiuta sul proprio terreno di gioco. Bisogna rispettare tutti gli Stefano, i Luciano e i Marco che formano la nostra tifoseria.

 

Torino 0 Genoa 0 serie A Tim 2013

 

La maggior parte della gente allo stadio, ieri, ha detto, rumorosamente, una cosa importante: questo non farsi male di fine stagione non fa per noi, non è nel nostro dna, non lo vogliamo.

C’è chi prova schifo a ripensare a Sanna che sviene sulla linea sul tiro di Martino regalando la promozione alla Reggina, chi si inalbera ricordando alcune arrendevolezze alla Fiorentina (sia l’anno in cui lottava per non retrocedere, sia la stagione in cui andò in Champions con la rovesciata di Osvaldo), chi preferisce non ricordare uno squallido 0-0, decisivo, col Livorno il primo anno di Cairo in A. Come fanno ugualmente schifo certi biscotti subiti, neanche troppo tempo fa. Stasera c’è un tassello in più: forse ingenuamente, perché così va il mondo, forse stupidamente, la Ragion di Stato lascia il posto al desiderio di vedere la propria squadra fare il Toro, giocarsela sempre, anche perché, onestamente, l’avversario era più che alla portata.

 

 

Torino 0 Genoa 0 serie A Tim 2013 3

 

 

E il Toro avrebbe potuto farcela in ben altro modo. Perché una salvezza ottenuta da una squadra rinforzata così poco dalla società (e non si parlava di comprare Iniesta e Ribery per completare il mosaico, l’abbiamo ripetuto sino alla nausea) è un risultato importante che avrebbe meritato di essere celebrata in altro modo. Invece ora in molti provano la stessa sgomenta amarezza di quando videro Abbruscato saltare da solo in mezzo al campo, dopo il succitato Toro-Livorno, alla notizia della salvezza acquisita nel 2007.

Ma non sarà mai triste quanto una squadra che esce a testa bassa, davanti al proprio pubblico, essendo perfettamente conscia di non aver onorato una grande occasione.

Francesco Bugnone

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