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Il boia Luigi Pantoni, la sua bella moglie e l’ufficiale

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boia Luigi Pantoni
boia Luigi Pantoni
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Da un giornale torinese del gennaio 1862 apprendiamo una curiosa vicenda che riguarda Luigi Pantoni, nipote del boia Pietro Pantoni e lui stesso boia.

Luigi Pantoni, mentre passeggia lungo lo stradale di Rivoli, oggi corso Francia, attacca discorso con un soldato del Treno d’Armata che non conosce e insieme arrivano ad una osteria. Pantoni invita il soldato a bere un bicchiere di vino, questo accetta e così, tra tutti e due, scolano parecchi litri. Vanno poi a coricarsi in un vicino prato dove si addormentano beatamente.

Il soldato, dopo un po’ si sveglia e, dalle tasche di Luigi che continua a dormire, estrae gentilmente l’orologio. Ci pensa un po’, poi lo prende e se ne va.

Quando Luigi Pantoni si sveglia e vuol sapere l’ora, non trova l’orologio e corre alla caserma del Treno d’Armata a Porta Susa, dove espone a un ufficiale la sua disavventura.

– Sa il nome del soldato? gli chiede l’ufficiale.

– No, signore.

– Ebbene, passi domani: io farò schierare tutti soldati e lei indicherà il ladro.

All’indomani Pantoni si presenta in caserma, vestito da gran signore: i soldati sono schierati, il colpevole è presto scoperto e confessa di avere venduto l’orologio ad un orefice in via Doragrossa, oggi via Garibaldi. L’ufficiale e Pantoni passano da tutti gli orefici di via Doragrossa e così recuperano l’orologio.

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Boia Pantoni Torino

Per completare la denuncia, decidono di andare più tardi dal colonnello, alla caserma del Rubatto, dove oggi c’è la scuola Ippolito Nievo, in borgo Crimea. Si rallegrano a vicenda della loro conoscenza, si stringono la mano e poi si lasciano.

All’ora stabilita, Luigi Pantoni e sua moglie si recano dall’ufficiale, col quale si dirigono verso il borgo del Rubatto per via Doragrossa, piazza Castello e i portici di via Po.

Madama Pantoni è una bella donna e l’ufficiale per strada la tratta con gran cortesia.

In caserma, espongono il fatto al colonnello. L’ufficiale chiama il segretario perché scriva il verbale. Il segretario domanda la qualifica esatta di Pantoni che risponde evasivamente: “Sono impiegato della Corte di Appello… non vada a cercare altro…”.

Il segretario è però particolarmente insistente, vuole la qualifica esatta e madama Pantoni, persa la pazienza, gli dice: “esecutore di giustizia”.

– Come!!… esclama il segretario esterrefatto, lasciando cadere la penna.

– Sì, carnefice.

Tutti i presenti diventano muti, rossi, sbalorditi e pieni di ribrezzo, specialmente l’ufficiale che ha fatto tanta strada in compagnia dei coniugi Pantoni.

Il verbale è scritto in fretta ed i coniugi Pantoni se ne vanno, questa volta da soli: l’ufficiale, che li ha accompagnati all’andata, non vuole rifare la strada in loro compagnia!

 

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M. Julini



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