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Luigi Pantoni, nipote e boia maldestro

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boia luigi pantoni Torino
boia luigi pantoni Torino

A Torino, nel 1852, è pensionato, con novecento lire annue, il boia Giovanni Maria Savassa, su iniziativa partita da Pietro Pantoni che ha segnalato ai superiori le malferme condizioni di salute dell’anziano collega.

L’iniziativa di Pietro Pantoni per il pensionamento di Savassa non pare del tutto disinteressata: Pietro Pantoni ottiene, infatti, che in sostituzione del collega messo a riposo, sia assunto come esecutore di giustizia – con uno stipendio di mille lire all’anno – suo nipote Luigi Pantoni, figlio del fratello Giuseppe, capo esecutore di giustizia a Parma.

Pietro Pantoni dovrà pentirsi di questa iniziativa, che gli darà dispiaceri sia in campo professionale che familiare.

Luigi Pantoni fa il suo esordio professionale al 4 marzo 1854, con l’esecuzione di un rapinatore, e dimostra scarsa perizia. Luigi non migliora con il tempo e l’anno seguente, il collega Giorgio Porro protesta per la sua imperizia. Un altro collega, Giuseppe Montegianotti, definisce Luigi Pantoni incapace dopo sette anni di servizio quando, dopo una sua “infelice” esecuzione del 5 aprile 1859 a Casale Monferrato, i boia torinesi hanno rischiato di essere linciati dalla folla!

 

boia luigi pantoni Torino

Ma dispiaceri ancor più grandi per lo zio Pietro, nello stesso anno, vengono dalla famiglia di Luigi.

Matilde, la moglie di Luigi è bella ma poco seria: Pietro Pantoni si procura, e trasmette ai superiori, la lettera di un corteggiatore della signora Pantoni che, senza sottintesi, chiarisce i loro intimi rapporti. La conflittualità è aumentata anche dal fatto che tutti i Pantoni abitano in alloggi vicini nell’edificio annesso alle carceri: così il capo esecutore Pietro Pantoni deve sentire Matilde, moglie di Luigi e sua nipote, mentre canta, ad alta voce, una canzone in piemontese, inventata per deriderlo.

Pietro Pantoni la trascrive e la invia ai superiori: ci è così pervenuta anche se, purtroppo, in versione italiana:

Gli amici e parenti sono peggio dei serpenti.

Quantunque che ne abbia perso il tempo di una giornata,

Ma ne hanno avuto una mostazata.

Gli amici e parenti, ecc.

Hanno ben detto la sua ragione,

Ma non hanno avuto alcuna soddisfazione.

Gli amici e parenti, ecc.

Hanno fatto tutto quello che hanno potuto;

Ma con tutto ciò nulla hanno ottenuto.

Gli amici e parenti, ecc.

Sta pure lì a dar d’ascolto, ma non siete che

Spie e goffi (cioule) del quartiere.

 

Nel dissidio della famiglia Pantoni è coinvolto il fratello di Pietro, Giuseppe Pantoni, l’esecutore di Parma, che scrive al figlio Luigi, il 25 luglio 1859, per rimproverarlo del vergognoso comportamento della moglie e per ricordargli che la famiglia Pantoni è una famiglia a posto e che nella loro casa – anche se di carnefici – nessuno ha mai fatto parlare male di sé!

 

a cura di Milo Julini

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