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Bilia la Castagna, intervista alla masca di Andezeno

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Intervista con Bilia la Castagna, la masca di Andezeno
Intervista con Bilia la Castagna, la masca di Andezeno
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E’ notte fonda, la mezzanotte è scoccata già da un pezzo. La strega è in ritardo per l’intervista, sono scocciato. Le ho addirittura preparato uno sformato con teste di serpente, casomai allo spettro della megera venisse fame. Eppure Bilia ancora non si vede.

Faccio un salto sulla sedia, una presenza non umana è atterrata sul balcone. Una vecchia orrenda, vestita di stracci e con lunghi capelli grigi e sporchi, entra in casa mia. Ed eccola lì, Bilia la Castagna. Anche se è uno spirito e non più carne, l’anziana masca biascica parole roche rese nocive dall’alito velenoso.

Buonasera Signora Bilia, fatto buon viaggio?

Lascia perdere queste idiozie, piccolo scribacchino mortale e vediamo di darci una mossa.

Bene, tagliamo corto con i convenevoli. E’ vero che lei è stata una temuta strega del paese di Andezeno, villaggio a venti chilometri da Torino?

Io ero la Signora dei giochi. La gente di Andezeno mi conosceva come Bilia la Castagna. Mi temevano, mi adulavano e mi riverivano perché ero la sacerdotessa, la magistra del sabba. Convocavo le riunioni con gli adepti del mio cerchio magico a casa del mio fedele seguace Laurentius de Lormea.

Quanti adepti aveva la sua setta?

Eravamo in quaranta tra uomini e donne a frequentare quelle mura votate al nostro principe delle tenebre, quando gli uomini umili e timorati erano ormai a dormire.

Cosa facevate a queste riunioni?

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Io servivo ai discepoli il poculum, la bevanda magica, il filtro che ci legava al padrone della notte, a Lucifero, fonte di potenza, faro di saggezza. Tutti ne bevevano perché quello era il rito d’inizio della nostra sinagoga. Preparavo il poculum alla vigilia di ogni Epifania. Un grosso rospo, simbolo del demonio, che ingrassavo con pane, carne e formaggio, mi forniva lo sterco necessario per l’ingrediente principale.

Lo custodivo con cure amorevoli sotto il mio letto, come il cucciolo del mio Satana. Aggiungevo al filtro i miei capelli e i miei peli pubici perché carichi di forza vitale. Poi mangiavamo e bevevamo vino in abbondanza, con gioia, risa e grandi bestemmie.

 

Bilia la Castagna, intervista alla masca di Andezeno
Bilia la Castagna, intervista alla masca di Andezeno

Tutto qui, Signora? Non mi sembra nulla di così sconvolgente …

Qui habt, teneat! Chi ha tenga!

Prego?

Qui habt, teneat! Chi ha tenga!

Quando pronunciavo queste parole, ci spogliavamo delle nostre vesti, ci stringevamo tutti quanti nudi e in onore a Lucifero ci accoppiavamo selvaggi, senza inibizioni, uomini con donne, donne con donne, uomini con uomini. 

 Andarono avanti per molto tempo le riunioni della sua setta?

No, quei figli di buona donna dei miei discepoli vollero togliermi di mezzo. Un giorno i miei adepti decisero di sacrificarmi e durante l’amplesso mi soffocarono con un cuscino. Volevano farmi incontrare con il mio signore.

L’intervista finisce e La Bilia di Castagna, l’orrida vecchia masca di Andezeno si mette una scopa tra le gambe, e come il più classico degli stereotipi, vola via.

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Dribblando i rami degli alberi, prima di scomparire tra le stelle mi lancia un anatema:

Bada uomo curioso, a non troppo chiedere di queste cose!Chi troppo vuol sapere rischia di bruciarsi Puh!

 

di Federico Mosso



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