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Il Toro ha una scimmia sulla schiena

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Toro 1 Roma 2 Aprile 2013 serie A Tim
Toro 1 Roma 2 Aprile 2013 serie A Tim

 

Di Torino-Roma di ieri, penso che i lettori sappiano ormai tutto: i giallorossi, scesi in campo senza qualche titolare illustre, preservato per la semifinale di ritorno di Coppa Italia, hanno ottenuto un successo che è andato oltre i loro meriti, grazie a un colpo di testa del redivivo Osvaldo (il Lazzaro di giornata, non segnava da oltre due mesi) e una prodezza di Lamela (guardato da lontano da Masiello, ancora inspiegabilmente in campo), inframezzati dal rabbioso pareggio di Bianchi, ritrovato dal punto di vista realizzativo.

I granata, trascinati da un Cerci quasi commovente, hanno colpito due legni proprio con l’ex giallorosso su punizione (uno subito dopo lo 0-1, l’altro qualche istante prima dell’1-2), hanno attaccato con encomiabile grinta, hanno creato mischie su mischie e tante mezze occasioni, dove è mancato il pizzico di fortuna decisivo. Il Toro ha giocato gli ultimi dieci minuti più recupero in superiorità numerica per l’espulsione sacrosanta del fischiatissimo Balzaretti, che conferma, come anni fa contro il Palermo, di patire molto la pressione della Maratona.

Toro 1 Roma 2 Aprile 2013 serie A Tim

 

Più che analizzare la partita, dicendo le stesse cose, oggi vorrei parlare dello strascico emotivo del match, che si potrebbe racchiudere in una solo, amarissima, frase: il Toro ha una scimmia sulla schiena. E bella grossa. Definizione di “scimmia sulla schiena”: nell’omonimo romanzo di Burroughs si definisce così l’astinenza/dipendenza da eroina e morfina.

Nel nostro caso, potremmo dire che l’astinenza da sensazioni positive, si accompagna a un’assoluta, totale dipendenza da emozioni negative. In altre parole, tendiamo all’Eden, ma non riusciamo a toglierci di dosso la melma che si è incrostata in questi anni.

Tifosi, squadra, ambiente tutto. Per un motivo o per l’altro, la scimmia è sempre lì, sogghigna, per quanto ci affanniamo, non se ne va, non ci fa vivere come una tifoseria normale.

Toro 1 Roma 2 Aprile 2013 serie A Tim

 

Mentre la squadra torna negli spogliatoi a testa più o meno alta e, dopo qualche minuto, ha già la testa sgombra per pensare alla partita dopo, quasi ignara di questo male atavico, chi abbandona gli spalti sa bene cosa lo aspetta. Rimuginare tutto il film, sempre diverso, ma con lo stesso finale. Giochi bene, ma non segni, giochi male e ti puniscono, vai in vantaggio, poi, rimbambisci, e ne prendi ottanta in due minuti, prendi pali, l’arbitro ti fischia contro, resusciti i morti. Tutte cose vissute in questi mesi e il risultato è sempre: il Toro perde.

La rabbia, quest’anno, è acuita dal fatto che si è consapevoli che il Toro meriti di stare un pochino più su, che raccolga meno di quanto semini.

Perchè è frustrante spiegare a chi si limita a guardare gli highlights, per poi parlare, come vanno realmente le cose. Perché è frustrante sentire commenti, spesso, parziali e superficiali, sulle partite dei granata. Perché , fondamentalmente, il tifoso di un certo tipo è stanco di sentire sciocchezze sulla sua squadra. L’unico modo per arrivare a un trattamento migliore dai cosiddetti addetti ai lavori è il risultato, e la colpa atavica è non arrivarci a questo risultato. Hai voglia a dire che il Chievo gioca un calcio peggiore del tuo o che il Cagliari ha avuto qualche vittoria agevolata dall’aiutino.

Se non fai risultato, resti un patetico perdente che deve stare zitto  nell’angolino. E poco importa se, certe volte, ti hanno letteralmente derubato o se tra te il successo è stata questione di centimetri.

 

Toro 1 Roma 2 Aprile 2013 serie A Tim

 

 

Sì, centimetri. Quanti pali interni, fra i legni colpiti quest’anno, sono stati decisivi? Quante volte la palla, invece di entrare in rete dopo aver colpito il montante, è rotolata fuori? Santana con l’Udinese, Birsa a Parma, Bianchi col Palermo, Cerci ieri. Sarebbero stati punti pesanti. Ma la scimmia non vuole, la scimmia soffia il pallone lontano, forse perché la vita reale, troppo spesso, è un tiro che colpisce l’interno del palo e rimbalza dalla parte sbagliata del campo. E il Toro, essendo, spesso, uno stile di vita, forse vuole assomigliare troppo all’esistenza di tutti i giorni.

 

Il tifoso del Toro, oppresso dalla scimmia, deve sfogarsi in qualche modo: c’è chi si aggrappa alla speranza, chi al sogno, chi vede tutto nero, chi cerca rivincite personali, chi si arrabbia con questo o con quello, chi la butta sul sarcasmo. Sono tutti modi diversi per combattere una realtà che, sebbene storicamente presente, da diciotto anni si è fatta insopportabile.

E allora si dipingono nelle menti gli scenari peggiori: perdere il derby in casa e vedere i bianconeri festeggiare lo scudetto matematico all’Olimpico, o scivolare lentamente verso la zona calda, rischiando una retrocessione che ammazzerebbe definitivamente tutti. O avere la consapevolezza di non rivedere mai più il Fila, con la beffa di campagne stampa disinformate, dopo che si è parte lesa. Questa scimmia esige troppo dolore da Maratona e dintorni, un dolore che non è meritato. E che bisogna interrompere al più presto e a qualunque costo.

 

 

Toro 1 Roma 2 Aprile 2013 serie A Tim

 

Per interromperlo bisogna essere innanzitutto più forti di tutto sul rettangolo verde. E più forti di tutto, significa essere migliori anche dell’accontentarsi della buona prestazione, senza punti. Perché ha ragione Ventura nel dire che se giochi così, i punti arriveranno, ma, siccome la stagione sta finendo, non c’è più tanto tempo nell’aspettarli. E, soprattutto, se giochi così da un po’ e i punti non vengono, per un motivo o per l’altro, forse c’è qualcosa che non va, qualcosa da cambiare.

Perché se mister e squadra sono tranquilli, l’ambiente, abituato alle bastonate, non lo è affatto. Perché se mister e squadra sottovalutano la scimmia, la scimmia li sbranerà. Devono essere consci della scimmia, devono prenderla  a cornate. Magari non la sconfiggeranno definitivamente (vorrà sempre tornare in qualche modo), ma la lasceranno per un pezzo a leccarsi le ferite. Firenze, derby, Milano rossonera, Genoa, a Verona col Chievo, Catania. Sei occasioni per sconfiggere la scimmia. E poi sul mercato a trovare la qualità che manca per far sì che i meriti di questa squadra, abbiano, finalmente, adeguato riscontro in classifica. E perché i tifosi possano lasciare gli spalti con un sorriso sulle labbra, il petto leggero, la schiena sgombra. La scimmia, finalmente, lontana.

Francesco Bugnone

 

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