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Cosa succede quando si sceglie la strada sterrata? Carolina ci racconta la sua scelta di andare in Sud Sudan

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Carolina ostetrica da Torino in sud Sudan
Carolina ostetrica da Torino in sud Sudan

Questa è la storia di Carolina, giovane ostetrica piemontese che, tra meno di 10 giorni, dopo aver lasciato un lavoro sicuro in un ospedale della nostra regione, parte per un campo profughi del Sud del Sudan per dedicare le proprie competenze verso chi ha più bisogno nel grande continente africano.

Per una regola assurda, l’esperienza in Africa non è compatibile con il contratto di lavoro in Piemonte per cui Carolina, convinta del suo sogno e della sua scelta di vita, si è licenziata e vivrà sei mesi in Africa facendo il suo lavoro di ostetrica, con la consapevolezza e la speranza di farlo per sempre.

Difficile raccontare e scrivere di una scelta di vita di tali proporzioni.

Quasi impossibile fare un’intervista – anche per il legame che mi lega a questa ragazza ammirevole.

Per evitare lacrime e facili luoghi comuni, ho lasciato la “penna” direttamente a lei.

In modo semplice e pulito, diretto e senza giri di parole, come solo chi lavora al servizio degli altri è in grado di fare, ha tirato fuori dal suo cuore, le sue motivazioni. In un flusso di idee e sentimenti che contagiano per entusiasmo. Peccato che non possiate vedere i suoi occhi quando racconta di questo suo sogno. Vi lascerebbero senza parole.

Carolina è solo un esempio di coloro che fanno del loro lavoro una missione di vita, con passione e dedizione da cui tutti dovremmo imparare.

E quando dico tutti, intendo proprio ognuno di noi che spesso dimentichiamo la passione per quello che facciamo ogni giorno: presi dalla stanchezza e dalla rountine, ci ricordiamo spesso dei molti diritti che siamo abituati ad avere, che ci spettano e dei pochi doveri che ci vengono chiesti dalla società e da chi ci sta intorno.

Ma forse è più facile comprenderlo dalle sue stesse parole e, IMPARARE.

Arriva il giorno in cui i tuoi sogni possono diventare realtà e tutto ciò che per anni hai desiderato e immaginato finalmente può far parte della tua vita.

Quando arriva quel giorno puoi decidere da che parte andare. Normalmente, come ogni bivio, hai due possibilità. La prima scelta è dettata dai condizionamenti che ci siamo costruiti e che ci circondano, dalle necessità che abbiamo trasformato in bisogni primari, dal pensiero comune che ti suggerisce cosa si deve fare e cosa non si dovrebbe fare, dalle certezze che ci fanno da paracadute, anche se magari non ci rendono necessariamente felici, da ciò che tutti farebbero se fossero al tuo stesso bivio, perché è il sentiero più battuto, quello più percorso, il più logico, è la scelta che ti mette al primo posto …

La seconda, invece, è quella che ti rende vulnerabile, quella che ti espone ai pericoli e alla novità, è quella che stravolge la tua vita e ti chiede di rimetterti in gioco, di dimenticare cos’hai fatto finora perché dovrai imparare di nuovo, quella che ti circonda di persone nuove mai viste e ti chiede di allontanarti dai tuoi affetti, è quella che ti da tante incertezze e poche sicurezze, è quella che ti chiede di fare qualcosa per gli altri, di metterti in secondo piano …

Io ho scelto la seconda strada, quella sterrata … quella che mi porterà a fare l’ostetrica nei paesi in via di sviluppo, rinunciando ad un posto di ruolo nella nostra bella Italia. Ho scelto di mettermi dalla parte dei poveri e degli ultimi, di assistere alla nascita di quei bambini che hanno semplicemente la sfortuna di nascere là, dove il destino ti rende povero, ma sarebbero potuti anche nascere qua e condurre una vita molto più semplice, senza dover lottare ogni giorno per sopravvivere. Però a volte il nostro destino è già segnato alla nascita e ti porti dietro il fardello di quel giorno per sempre!

Ho scelto la seconda strada perché non potevo fare altrimenti, perché per anni ho camminato inseguendo questo sogno e ho indirizzato tutte le mie energie e i miei talenti per raggiungerlo … e alla fine ce l’ho fatta!

A chi mi dice che sono matta nel lasciare il lavoro in questi tempi di crisi, rispondo semplicemente che ci vuole più coraggio ad entrare in un vestito che ci sta stretti e ci toglie il respiro che non a sceglierne uno che ci vesta “a pennello”; rispondo che io venticinque anni li ho adesso e non quando la crisi sarà finita; rispondo che non voglio che sia la paura a dirmi cosa devo fare e cosa devo scegliere; rispondo, infine, che se rinunci a qualcosa per amore degli altri, non perdi nulla di ciò che era tuo, ma ti regali la possibilità di crescere ed arricchirti di altri valori, non certo quelli materiali.

E poi si sa, forse il mondo non cambierà mai, ma almeno possiamo sperare di cambiare noi!

 

di Giulia Copersito e Carolina Ciravegna

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