Home Spor-to Fabio Armani, l’architetto del sogno Valpellice

Fabio Armani, l’architetto del sogno Valpellice

39
SHARE
Fabio Armani direttore sportivo ValPellice Hockey
Fabio Armani direttore sportivo ValPellice Hockey

La massima serie dell’hockey su ghiaccio tricolore ha da poco chiuso i battenti con la meritata vittoria dell’Asiago che aggiunge questo scudetto ai tre già vinti nel 2000/’01, 2009/’10 e 2010/’11.

In finale i veneti se la sono dovuta vedere con una squadra che per la prima volta nella sua storia arrivava a giocarsi il titolo, i Valpellice Bulldogs, per tutti, semplicemente, la Valpe.

Dal 2009 in Serie A, la squadra di Torre Pellice (TO) quest’anno è stata guidata da un allenatore esordiente in Italia, il canadese Mike Flanagan e da un direttore sportivo giovane ed ambizioso con un passato importante da giocatore (quasi 400 partite in Serie A con le maglie di Fiemme, Fassa, Asiago e Pontebba).

Stiamo parlando di Fabio Armani, 38enne di Pinzolo (TN), che ha accettato di scambiare quattro chiacchiere con noi per fare un bilancio della stagione appena conclusa.

 

Fabio Armani direttore sportivo ValPellice Hockey

 

Ciao Fabio, come giudichi il cammino della “tua” Valpe 2012/’13?

Abbiamo disputato una buona regular season, giocando alla pari con tutte le altre squadre e rimanendo sempre nei primi posti. Il Master round (la seconda fase a gironi, ndr) non è stato esaltante, ma ci siamo comunque qualificati per i playoff e lì invece siamo stati all’altezza della situazione. La Coppa Italia è stata poi la ciliegina sulla torta.

 

Contro l’Asiago in finale cosa è mancato?

Le partite sono fatte di episodi. In gara 1 e in gara 5 abbiamo avuto le occasioni per chiudere il match, non l’abbiamo fatto e sul ribaltamento di fronte ci hanno punito. Nell’hockey basta una frazione di secondo in più o in meno, sono le piccole cose a decidere il risultato e loro sono forse stati più cinici a sfruttare le opportunità che hanno avuto. Peccato, ma siamo stati bravi a crearci questa grande occasione, sintomo che alla base c’è un progetto forte.

 

 Come si lavora a Torre Pellice? Sappiamo tutti che è una piazza molto calda e le pressioni da gestire sono tante, tra società e tifosi.

Ho avuto subito un buon feeling con Torre, il presidente Cogno mi ha dato grande fiducia e la società è stata brava a lasciar lavorare me, l’allenatore ed i ragazzi nel miglior modo possibile. Solo con questo clima si possono fare risultati importanti.

 

Adesso dove deve migliorare la Valpe per fare un ulteriore salto di qualità?

È presto per dirlo, abbiamo ancora in testa l’Asiago. A bocce ferme, quando ragioneremo in maniera lucida, faremo una classifica delle priorità. Qualche buon giocatore in giro si trova sempre, d’altronde anche se avessimo vinto non era scontato che tutto il roster sarebbe stato confermato. Bisogna sempre puntare in alto.

 

Fabio Armani direttore sportivo Valpellice hockey

 

A proposito di giocatori, l’autunno scorso era il periodo del lockout NHL. Avete mai pensato di prendere qualche top player dal campionato americano?

Era difficile prevedere quanto sarebbe durato il lockout e i contro superavano i pro. In primis i costi da sostenere per prendere un giocatore di quel calibro sono ingenti, a partire dall’assicurazione, il contratto e quant’altro. Ovvio che tutti avremmo voluto con noi il fratello di Jordan (Parise, il cui fratello maggiore Zach è uno dei migliori giocatori statunitensi), ma bisogna sempre tenere d’occhio i bilanci. Il Bolzano ha speso molto per prendere Hjalmarsson, ma dopo un mese è andato via, non so se ne è valsa la pena.

 

Con il raggiungimento della finale sei entrato nella storia della Valpe, ma d’altronde tu sei abituato alle imprese. Penso all’anno scorso a Pontebba, dove con poche risorse hai comprato i giocatori giusti e la squadra ha superato tutte le aspettative.

Ho cercato di portare la mia esperienza a supporto della società e della squadra e sono contento di aver contribuito a questa stagione della Valpe

Quel Pontebba è stata la dimostrazione che si possono trovare stranieri di qualità anche a cifre non esorbitanti. Fino ad agosto inoltrato non si sapeva nemmeno se ci sarebbe stata la squadra, ma ovviamente io e la società ci eravamo già mossi prima. Siamo riusciti a creare un buon gruppo nonostante le ristrettezze economiche.

 

 

Cosa pensi della tua nuova vita da dirigente, meglio l’ufficio o il ghiaccio?

Per fortuna io ho anche il ruolo di assistente allenatore per cui sono sempre in mezzo ai ragazzi. Mi piacerebbe intraprendere la carriera di allenatore, ma non voglio improvvisarmi tecnico. Non basta aver giocato ad hockey per saper allenare per cui io sto ancora studiando. Ho avuto la fortuna di poter lavorare con Pokel prima e con Flanagan ora che sono due coach giovani, ambiziosi e con idee nuove. Sto imparando molto. Da Direttore Sportivo invece cerco di mettere a frutto tutti i contatti che ho costruito in questi anni e faccio la mia parte, ma è di sicuro più stressante che fare il giocatore. Non devi solo pattinare e tirare, hai 30 persone da gestire tra squadra e staff!

 

 

Progetti per la prossima stagione? I tifosi ti vorrebbero ancora a Torre Pellice.

Quando sono arrivato ho firmato un contratto annuale con opzione per il secondo anno, ma ad oggi non mi sono ancora incontrato con la dirigenza per parlare del futuro. Non so ancora quindi dove sarò la prossima stagione, logicamente mi piacerebbe rimanere per portare avanti un progetto di cui quest’anno abbiamo gettato le basi, ma incontrerò presto la dirigenza, con cui ho un ottimo rapporto, e decideremo insieme.

 

Fabio Armani Val Pellice Hockey

 

Però sei già in cerca di rinforzi, vero?

Qualche contatto l’ho già avviato in Italia e anche all’estero ho un paio di nomi in ballo. Due giocatori che avrei voluto già questa stagione, ma che poi hanno fatto scelte diverse. Tra un paio di settimane inizierà il lavoro vero, anche se molto dipenderà dal nuovo regolamento della Lega. Lasciami dire che non è semplice fare mercato se ogni anno cambiano le normative per i tesseramenti. La Lega vorrebbe meno stranieri per rilanciare i vivai, ma allora bisognerebbe permettere ai giocatori italiani di essere veri professionisti e questo si può fare solo rendendo libero il cartellino, come fanno in Austria (a 23 anni un giocatore è considerato libero). Altrimenti tra il costo del cartellino e l’ingaggio viene a costare di più un italiano che uno straniero.

 

Parlando di bilanci è inevitabile pensare alla situazione del Fassa, costretto a congelare tutte le attività e sperare di trovare degli sponsor.

Vero, ma quando è arrivata la crisi per il Fassa? Quando ha ceduto tutti i pezzi migliori, Marchetti in primis. Se il regolamento fosse stato più flessibile, avrebbero potuto sostituirli con qualche straniero in più e risparmiare soldi preziosi.

Il grosso problema del movimento italiano è che di giocatori locali di buon livello ce ne sono pochi e questi pochi sono quasi tutti sopra i trent’anni: Hell, Borgatello, Egger, Dorigatti, Zisser, De Toni, Veggiato, tanto per citarne alcuni. Quando loro smetteranno bisognerà attendere qualche anno per il ricambio perché gli altri sono tutti ragazzi giovanissimi, ancora da formare e pescare qualcuno in Serie A2 ora come ora è molto complicato.

 

a cura di Marco Parella

 

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here