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Mark Twain e quella bruciante passione per Torino

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Mark Twain Torino
Mark Twain Torino
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Il torinese tende spesso a domenticare uno degli angoli più affascinanti della città: la Galleria Subalpina. Costruita nel 1874 su progetto dell’architetto Pietro Carrera, nel 1878 lasciò estasiato anche lo scrittore Mark Twain.

Nel 1878, durante un viaggio in Europa, Mark Twain fece tappa a Torino, e nel suo diario di viaggio riservò proprio alla Galleria Subalpina delle grandi parole di elogio.

L’ autore americano è noto in Italia soprattutto per “Le avventure di Tom Sawyer”, ma fu uno dei fondatori della letteratura statunitense e autore di numerosi aforismi.

 

“C’è un ampio e lungo caseggiato luccicante dei negozi più maledettamente attraenti – scrisse – che è coperto di un tetto di vetro, altissio e lastricato di marmi di delicata tonalità, composti in graziosi motivi”.

Mark Twain e quella passione per Torino
Mark Twain e quella passione per Torino

 

L’autore passa poi a descrivere la vita notturna della Galleria Subalpina, che nella migliore tradizione della Belle Epoque era stata costruita sia come passaggio, sia per ospitare lo svago dei cittadini abbienti.

Twain scrive dunque, molto affascinato: “Di sera, quando è illuminato dal gas e popolato da una moltitudine di gente che vuole divertirsi che va a zonzo, che chiacchiera, che ride, è uno spettacolo degno di essere visto”.

Lo scrittore americano era nato in Missouri e, come i personaggi di molti dei suoi romanzi, aveva vissuto lungo il Mississippi e anche lavorato sui battelli.

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Mark Twain e quella passione per Torino
Mark Twain e quella passione per Torino

 

Eppure, il suo commento su Torino è degno di un grande urbanista:  “Torino è una bellissima città.

Come spaziosità supera, io penso, tutto ciò che è stato immaginato prima….le vie sono straordinariamente ampie, le strade lastricate prodigiose, le case enormi e ben fatte”. Non manca, ovviamente, un cenno all’altro grande vanto della città, i portici.

“I marciapiedi sono larghi quasi come le vie ordinarie in Europa – scrive Twain sottolineando l’ unicità di Torino nel vecchio continente – e sono coperti da un doppio portico retto da colonne e grossi pilastri di pietra. Uno cammina dall’ una all’altra di queste vie sempre al riparo, e tutto il suo tragitto è fiancheggiato dai negozi più graziosi e dai ristoranti più eleganti”.

Non si abbandona un’ idea vincente: allora perché i portici, le Gallerie e l’urbanistica tardo ottocentesca non vengono valorizzate quando si tratta di promuovere a città all’estero?

 

Giulia Ongaro



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