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Rugby: la storia di Filippo Cristiano, da Torino all’Europa

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Ha ventisei anni, alto un metro e 88 per 100 chili tondi di peso. Ha mosso i suoi primi passi ovali nel Cus Torino, per poi approdare a una carriera che, nella franchigia parmigiana delle Zebre, lo sta portando a esperienze internazionali.

Si chiama Filippo Cristiano, detto Pippo, ruolo Terza Linea, cioè uno dei quelli che nel Rugby sono definiti Avanti. Si diceva che Cristiano ha mosso i suoi primi passi al Cus Torino, società cui è rimasto legato (qualche settimana fa era presente allo stadio Nebiolo per premiare i vincitori del Derby della Mole, che sono risultati proprio i Cussini). Poi la sua carriera ha preso il volo, portandolo a solcare i campi delle vere e proprie terre di rugby in Italia: Calvisano, Prato e, dalla scorsa stagione Parma.

L’esperienza parmense è molto importante per Cristiano, perchè gioca – ed è capitano – in una delle due franchigie nazionali impegnate nella Celtic League, le Zebre.

cristiano

Che cos’è la Celtic League?

Si tratta di una lega internazionale, composta in gran parte di formazioni britanniche, che giocano fra loro ogni settimana. In pratica come se si trattasse del campionato italiano, ma le avversarie sono le grandi d’Europa, come l’Ulster. Le franchigie italiane impegnate sono le Zebre e il Benetton Treviso: Cristiano gioca, nella compagine bianconera, fianco a fianco con campioni che gli appassionati di rugby italiani hanno imparato a conoscere molto bene grazie a Sei Nazioni e Test Match invernali, come Bergamasco o Orquera.

Dai pareri che ho ricevuto personalmente da amici e colleghi le Zebre piacciono. La nostra squadra rappresenta la testimonianza che nel nostro paese si può crescere come giocatore e diventare professionista in queste categorie di assoluto livello. Siamo da esempio per tanti giovani giocatori che sognano questa carriera con sacrificio e voglia. C’è grande positività all’esterno verso questo progetto”, raccontava il Terza Linea torinese al sito ufficiale della sua squadra, commentando l’ambizioso – e rischioso: al primo anno i bianconeri per ora sono ancora alla ricerca del primo successo in Celtic League – progetto Zebre.

Di certo c’è che la partecipazione di due compagni italiane a un torneo che raggruppa il gotha del rugby mondiale non può fare che bene al movimento e alla crescita dei nostri giocatori, che acquistano quell’impagabile esperienza internazionale, che poi non a caso porta i suoi risultati a livello di Nazionale (lo splendido Sei Nazioni azzurro ne è prova)

Anche Cristiano va quindi incontro a un processo di crescita continuo: non resta che continuare a seguirlo e attenderlo in azzurro!

La Redazione di Mole 24

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