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A proposito di Toro Napoli

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Dzemailli Torino 3 Napoli 5 serie A Tim
Dzemailli Torino 3 Napoli 5 serie A Tim

Come sarebbe stato bello fermare il tempo all’ottantesimo di sabato sera.  Nonostante una prestazione con parecchie sbavature, Meggiorini aveva appena segnato il gol del 3-2 completando la rimonta di un Toro grintoso e determinato, sarebbe arrivata la seconda vittoria di fila contro una “grande”, la salvezza sarebbe stata certezza, la Pasqua dolcissima. Invece è successo quello che tutti sappiamo, con ennesime ripercussioni sul fegato, mai come in questo caso granata, e sulla salute mentale dei tifosi.

Partendo dal match e da tutto il suo contorno, qualche riflessione.

Torino 3 Napoli 5 serie A Tim 31 marzo 2013

VERSO UN TORO VERO?

La squadra, mai come quest’anno, è ricca di paradossi: difesa granitica e attacco che non segna, poi l’attacco ne fa tre, ma se ne prendono quattro o cinque. I limiti, senz’altro, ci sono: non prendi quattro gol in un quarto d’ora a Parma e tre in dieci contro il Napoli se non ne hai.

Però è anche vero che, a differenza delle ultime stagioni in massima serie, i granata si dimostrano in grado di giocarsela alla pari con squadre ben più blasonate, senza stupidi paure  reverenziali o rassegnazioni anticipate. E, se si guarda la classifica, il Torino risulta avere meno punti di quanto meriti, mentre compagini che giocano decisamente peggio hanno avuto qualche regalo dalla buona sorte (il Chievo con le vittorie fortunose contro Roma e Lazio, per esempio, e persino Samp e Atalanta hanno un impianto di gioco inferiore a quello granata). Come si può ovviare a tutto ciò è chiaro e lo diciamo da inizio anno: due-tre innesti di qualità.

Confermando l’ossatura attuale, col solo sacrificio di Ogbonna per far cassa, e inserendo due pedine alla Cigarini o Pinilla, questa squadra è da parte sinistra della classifica. Sta alla società, ora, fare quel passo per permetterlo, perché il percorso intrapreso lo scorso anno, per quanto accidentato, possa riportare in vita un Toro vero. Per adesso non lo è ancora, o almeno non lo è al 100%, ma i segnali, nonostante qualche beffa clamorosa, iniziano a essere buoni, pur se ancora deboli.

Giampiero Ventura allenatore Torino
Giampiero Ventura allenatore Torino

TENERE VENTURA?

Sembrerebbe ovvio dare meriti al timoniere di una squadra che, da due anni, sta recuperando dignità e facendo risultati. Invece, nell’Universo Toro, nulla è scontato. Sebbene la curva, durante ogni partita, non faccia mancare i cori in sostegno dell’allenatore ligure, basta cambiare settore o dare una sbiriciatina ai social network per capire che non è proprio così ovunque. In molti accusano l’ex tecnico del Pisa di “fare il Toro come il Bari”, “far giocare solo i suoi pupilli”, “non lanciare i giovani”, per non parlare del peccato più grande agli occhi di qualcuno, ovvero l’ostracismo verso Bianchi.

In quanto umano, Ventura non è immune da errori, parecchie scelte sono state contestate anche qui sopra, ma, volenti o nolenti, fatti e risultati sono dalla sua parte. Gli stessi tre cambi di sabato, che hanno fatto storcere il naso a molti, hanno ribaltato il match, portando il Torino vicinissimo ai tre punti con Masiello che è entrato nell’azione del rigore e ha dato una grossa mano a Santana a sinistra, Jonathas che si è mostrato in gran spolvero (rimarchevole la personalità di calciare un rigore difficilissimo e segnarlo alla grande) e Meggiorini in versione “bello di notte” come a San Siro.

Altre volte le sostituzioni non sono state così felici, ma un minimo di fiducia, per quello che ha fatto sin qui, il mister la merita. E, al di là delle frasi fatte, tutta questa preclusione verso Bianchi mi pare più un argomento da bar che la realtà: Rolando ha avuto parecchie opportunità, ma, spesso, le ha ciccate, soprattutto a Parma.

Lungi da me voler fare un “santino” di Ventura a cui, personalmente, contesto una certa prevenzione verso alcuni mugugni dell’ambiente granata: gli ultimi vent’anni avrebbero ammazzato un dinosauro, altro che un Toro, e, comunque, appena c’è un barlume di speranza in molti tornano a bordo di una nave, in realtà mai abbandonata. Un pochino d’isteria, complice anche quello che capita dall’altra sponda del Po, è da comprendere, non da bacchettare di continuo.

Detto ciò, il futuro immediato del Toro dev’essere con lui.

 

Stadio Olimpico Torino

PERCHE’ NON RIEMPIAMO LO STADIO?

Terza partita interna contro una squadra dal massiccio numero di tifosi e stesso scenario: al di là del settore ospiti, distinti pieni di tifosi avversari, anche abbastanza arroganti. Lascio perdere alcune considerazioni cattivelle (queste persone andrebbero nei distinti di Bergamo o Catania, o al “San Paolo” stesso, a comportarsi così? Non credo) anche perché potrebbero portare a derive molto pericolose, e pongo una domanda: perché, seduti in quei posti, non ci sono tifosi del Toro? I risultati deprimenti degli ultimi vent’anni sono una possibile spiegazione, certo.

Raramente, nelle grandi occasioni, i granata hanno appagato un pubblico numeroso.

 

Il fattore economico, invece, lo vedo meno decisivo: non ho intenzione di fare i conti in tasca a nessuno, soprattutto in periodo di crisi nera, ma non credo che i napoletani o gli interisti o i milanisti seduti su quei seggiolini fossero milionari. Il fattore televisione incide: con le pay tv e con internet, il “bogianen” è portato a perpetuare questo status, sentendosi comunque più partecipe rispetto a quando l’alternativa era solo la radiolina.

Partendo da queste considerazioni, pensare all’imminente derby di fine aprile è angustiante. Il rischio di un’invasione bianconera nei distinti c’è eccome.

E, per quanto, dal mio punto di vista, mai avrei pensato che si dovesse “motivare” un tifoso del Toro per venire a un derby in casa, la situazione è questa e bisogna pensarci. Su internet in molti pensano a delle iniziative per avere l’Olimpico tutto granata, per esempio con dei mini-abbonamenti che includano anche la partita interna contro la Roma.

Chi, però, sembra immune da queste preoccupazioni è la società, ovvero chi dovrebbe essere, in teoria, maggiormente interessato alla situazione: a poco meno di un mese dall’evento, il silenzio è assordante.

Come è assordante su altre questioni “calde” come, per esempio, arbitraggi (contro il Napoli, undicesimo rigore contro a parte, si è visto un Giannoccaro col cartellino già pronto davanti a molte entrate granata e ben in tasca in altre circostanze, per non parlare del penalty per il mani di Cavani, dato solo grazie all’arbitro di porta) o questione Fila. La speranza di essere smentiti è tantissima, ma, al tempo stesso, un altro modo per evitare di vedere una macchia bianconera che salti per aria a pochi metri da noi c’è: che quello che succede sul rettangolo verde sia, per una volta, positivo per i colori granata. In attesa dell’imponderabile, Cairo e tifosi, se ci siete, battete un colpo.

Francesco Bugnone

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