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Marco Albera: presidente uscente dell’Accademia Albertina

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Marco Albera presidente accademia Albertina
Marco Albera presidente accademia Albertina
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L’Accademia Albertina di Belle Arti, eccellenza per gli studi superiori in Piemonte e oltre i confini regionali, è in procinto di cambiare presidente.

È finito, infatti, il mandato triennale del preside Marco Albera incaricato nel 2010 dal Ministero della Pubblica Istruzione dopo che dal 2002 aveva ricoperto la carica di vicepresidente.

Albera lascia un’importante eredità all’Accademia, avendo ottenuto ottimi risultati durante questo decennio alla guida dell’Albertina.

Punto primario, l’autosufficienza economica dell’Accademia.

<Abbiamo una retta di iscrizione che equivale a metà di quelle richieste dall’Università di Torino o dal Politecnico – spiega Albera – eppure riusciamo ad affrontare le spese di gestione e soprattutto quelle legate ai materiali. In questi anni, una delle voci di spesa maggiori è legata ai software necessari per i corsi>

L’Accademia è, analizzando il bilancio, un esempio di buona gestione degli istituti universitari: <Tra contributi dello Stato e tasse, l’Università ha circa 8000 euro a studente, noi arriviamo alla metà. Come è possibile che non tornino i conti? – continua Marco Albera- La deriva economica è causata dai famigerati investimenti edilizi”.

Da questo punto di vista, l’Accademia parte in vantaggio, visto che occupa ancora gli edifici donati da Carlo Alberto di Savoia nel 1833.

Marco Albera presidente accademia Albertina

La questione economica, però, è solo il tramite per un rinnovamento più profondo dell’Albertina. <In questi anni ho imparato che gli studenti sono migliori di quanto sembrano, credo che i docenti debbano lavorare per servire gli studenti, per fare qualcosa che serva loro>.

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Marco Albera ha una grande conoscenza degli studenti e della loro storia: è autore, assieme ad Aldo Alessandro Mola e Manlio Collino, di “Secularia Sexta Album. Studenti dell’Università di Torino sei secoli di storia”.

Gli studenti a cui si è dedicato principalmente in questi anni sono quelli dell’Accademia, per i quali sono stati attivati anche dei nuovi corsi accademici.

<Non si tratta di aumentare le cattedre inutili, ma di ottimizzare – sottolinea l’ex presidente Albera – Per esempio, noi abbiamo cercato di creare dei corsi che possano dare ai ragazzi un vantaggio nel mondo del lavoro, ovvero avere una formazione così innovativa da non patire la concorrenza dei più anziani>.

L’Accademia ha aumentato i suoi iscritti del 40% negli ultimi anni, grande anche il numero di stranieri.

Pochissimi sono i fuoricorso o gli abbandoni, anche grazie a un preciso equilibrio tra corsi teorici e pratici.

<L’Accademia, però, non va frequentata solo per trovare uno sbocco lavorativo, anche se molti dei nostri ragazzi trovano impiego. Non dovrebbe essere così per nessun corso universitario>

Albera ha un’idea precisa dello studio universitario:  <Dovrebbe innanzitutto formare delle persone ad affrontare il mondo, lavorativo e non solo. Chi segue un corso accademico, dovrebbe essere abbastanza preparato da poter insegnare le discipline che ha imparato>.

Anche per questo, durante il suo mandato, l’Accademia ha dato grande importanza ai rapporti interpesonali tra studenti e docenti.

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<Da un lato ci siamo innovati, abbiamo creato corsi nuovi legati per esempio alle professionalità del mondo dello spettacolo, come quelli per gli scenografi. Dall’altro, però, abbiamo voluto tornare alla tradizione, ricreando il rapporto tra maestro e apprendista che c’era nelle botteghe e trasformando quindi l’Accademia in una comunità ben distinta dall’ Università>.

 

Giulia Ongaro



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