Home Cronaca di Torino Levaldigi (Cuneo), un aeroporto che non decolla

Levaldigi (Cuneo), un aeroporto che non decolla

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Era stato soprannominato “il secondo aeroporto di Torino”.

Nel 2006 venne  addirittura intitolato “Aeroporto Torino Olimpica“. Ma per ora, nonostante alcune compagnie low cost (fra cui Ryanair) abbiano deciso di farvi scalo, Levaldigi non è uno scalo che riesce a prendere la spinta decisiva.

Lo scalo, che collega il Piemonte con Alghero, Bucarest, Bacau, Cagliari, Casablanca, Palma de Mallorca, Tirana e Trapani ha visto spesso i bilanci chiusi in passivo e da anni si vocifera di una sua chiusura: ora la Provincia di Cuneo sembra avere deciso di vendere una quota della sua partecipazione in Geac, la società che gestisce lo scalo.

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Ieri la Giunta Provinciale si è riunita, secondo quanto riporta il sito informativo puntocuneo.it: all’ordine del giorno il bilancio e la proposta di vendita del 20% delle quote della società Geac spa che gestisce l’aeroporto di Levaldigi.

Nello specifico l’assemblea ha deliberato, secondo quanto riporta la testata, “l’alienazione di parte della partecipazione in capo alla Provincia (pari complessivamente al 27,34%): alla luce delle recenti restrizioni normative e finanziarie, segnate da minori trasferimenti da Stato e Regione, il ruolo di azionista di maggioranza, ancorchè relativa, di Geac non risulta infatti compatibile con il contesto giuridico, finanziario e contabile nel quale opera l’Ente”.

Questo il commento del  vice presidente provinciale, Giuseppe Rossetto: “Ci trovavamo nella necessità di scegliere se mantenere il carattere strategico della partecipazione, pur diluendone moltissimo la consistenza, ovvero se rinunciare alla valutazione fatta in passato.  Abbiamo optato per la prima strada. Oggi non è in questione l’importanza della partecipazione della Provincia in Geac: ci rendiamo conto del ruolo dell’infrastruttura per la comunità provinciale. Il consiglio di amministrazione ha fatto passi avanti dal punto di vista gestionale, riducendo le perdite ad una soglia stabile. Quel che è certo è che la Provincia non è più in grado di portare avanti con efficacia ed efficienza il ruolo di azionista di maggioranza che comporta diritti e doveri, mentre l’interesse dell’aeroporto è di avere una compagine sociale forte”.

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In altre parole: un aeroporto in perdita, definito pochi giorni fa dal consigliere Biolè “insostenibile e fallimentare”, che la Provincia non riesce più a sostenere in tempi di grave crisi.

Ci si domanda quindi quale possa essere il futuro dello scalo cuneese, ma anche torinese (secondo lo stesso principio per cui Orio al Serio, pur essendo vicino a Bergamo, all’estero è considerato un aeroporto milanese): le perdite non sono mai mancate (nel 2010 ammontò addirittura alla cifra record di 1,8 milioni di euro) e nel 2012 la trentina di dipendenti dello scalo bonsai ebbero notevoli difficoltà a ricevere lo stipendio.

 

La Redazione di Mole 24

 

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