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“Gli anni Sessanta nelle collezioni Guggenheim: oltre l’Informale verso la Pop Art”. Una mostra in mezzo alle risaie.

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Non tutte le mostre degne di nota, in Piemonte, si svolgono a Torino o nelle immediate vicinanze.

Molte, e spesso interessanti, hanno luogo in posti di altre province delle regione e per questo è doveroso oltre che utile, scriverne.

Una di queste è quella che si sta svolgendo a Vercelli , dal titolo “Gli anni Sessanta nelle collezioni Guggenheim: Oltre l’Informale verso la Pop Art”.

Molti si chiederanno: cosa c’entra Vercelli con le collezioni Guggenheim?

Ebbene sono anni che la piccola cittadina è stata scelta per mostre tematiche – in alcuni casi monografiche come lo scorso anno- con i capolavori delle collezioni dei mecenati americani.

Questa è la sesta.

Quest’anno, come anticipa il titolo, si è scelto di focalizzare l’attenzione su alcuni dei principali artisti europei ed statunitensi e, attraverso un percorso ricco di quadri di artisti dai nomi famosi, provare a spiegare i “favolosi anni Sessanta”.

Un decennio che ha portato al superamento dell’Arte Informale per approdare alla Pop Art.

Un importante progetto espositivo che permette lo stretto dialogo tra le opere di artisti europei ed americani, in un momento particolarmente importante per le stesse collezioni Guggenheim che proprio in quegli anni hanno avuto un ruolo di primo piano nel panorama artistico.

Si trovano esposte opere di numerosi artisti: da Robert Rauschenberg a Jean Dubuffet, da Cy Twombly a Frank Stella e Andy Warhol.

Oltre all’importanza dell’esposizione in sè e il richiamo che può avere, è indispensabile sottolineare la location in cui è allestita: la chiesa di san Marco. O meglio ex chiesa di San Marco.

Costruita nel Duecento, – a testimonianza di questo sono presenti ancora affreschi sia in loco, sia all’interno del Museo Borgogna di Vercelli- è stata poi trasformata nel corso dell’Ottocento in mercato coperto del vino e poi del bestiame.

Un luogo senza tempo che diventa una location perfetta per creare una liason tra arte medievale e contemporanea con assoluto fascino e senza retorica.

Oltre alla mostra, lo stesso centro storico di Vercelli merita una visita.

Cittadina medievale, ricca di gioielli nascosti – chiese, musei e piazza- e poco conosciuti ai più, ai torinesi in primis, ma che lascia piacevolmente sorpresi.

Ebbene si, noi di Torino dovremmo ricordarci che esiste un’intera regione intorno a noi ricca di storia, di luoghi e opere d’arte che a volte dimentichiamo. Vercelli è una di queste.

E nel Rinascimento, quando Torino era molto lontana dall’essere la capitale di un regno, quando mecenati e artisti non erano ancora all’opera per renderla una delle perle barocche d’Italia, nella cittadina immersa nelle risaie molti artisti, con l’occhio rivolto alle vicine regioni lombarde, facevano di Vercelli e della nostra regione uno dei poli artistici più importanti oltre che più ricchi del Nord Italia.

Giulia Copersito

 

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