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La crisi non smette di mordere Torino

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La crisi non molla: i consumi calano ancora
Crisi Torino La crisi non molla: i consumi calano ancora

Lo si può declinare come si vuole, ma il vocabolo “crisi” non smette di fare il paio con “Torino”. E, ovviamente, con l’hinterland torinese.

I dati di Confesercenti sono drammatici: dieci attività chiudono ogni giorno nella nostra città e nei comuni limitrofi, e dietro queste chiusure ci sono famiglie in crisi con i consumi, persone che non sanno come tirare avanti a fine mese.

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Fra gennaio e febbraio le attività che hanno dovuto dire addio al mondo del commercio sono state in tutta la provincia ben 626 (on Torino città 303), un primato che Torino in tutta Italia, si contende solamente con Roma.

Le cause: il solito eterno circolo vizioso che nessuno riesce a spezzare: gente che rimane senza lavoro-consumi che calano-tasse elevate-chiusura.

Lo conferma nei suoi commenti il presidente di Confesercenti Antonio Carta: “Sono dati preoccupanti, che purtroppo confermano gli allarmi che non da oggi abbiamo lanciato sulla necessità di una politica di vigoroso rilancio della domanda interna e di sostegno alle piccole e medie imprese. Il necessario risanamento dei conti pubblici deve essere accompagnato da immediati e significativi interventi a favore delle famiglie e degli operatori economici”.

E se Atene (il commercio) piange, Sparta (l’industria) di certo non ride. In città e soprattutto nell’hinterland, dove è più forte il tessuto di industrie che un tempo erano fiorenti grazie all’indotto Fiat, la situazione è per usare un eufemismo catastrofica.

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Uno degli ultimi casi, in ordine di tempo: la Sila Telecomandi di Nichelino.  A nulla sono valsi scioperi e proteste: la ditta, che produce cambi e cavi flessibili di comando a distanza, dava lavoro a 98 dipendenti, l’80% dei quali donne, ha chiuso per sempre, come conferma a “La Stampa” Luciano Paiola, ad del gruppo. «È una scelta dolorosa, ma inevitabile: tutti i presupposti per la continuità del business sono venuti a cadere. Noi produciamo essenzialmente per Fiat, ma qui non ci sono nuovi modelli. È grazie alla Fiat, che abbiamo seguito a Melfi e nello stabilimento Sevel, che siamo cresciuti, ma ora qui non c’è più lavoro».

La crisi continua. E non si capisce come fermarla.

 

Andrea Besenzoni

 

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