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90’s: qualcuno direbbe “nostalgia, nostalgia canaglia”

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So 90’s: legate un maglioncino sulle spalle ed uscite di casa.

So 90’s: il sabato sera si balla all’Ultimo Impero.

Spegnete l’iPod e cliccate il tasto Play del vostro Walkman. Mettete in standby il vostro Smart Phone ed accendete il vostro Nokia 3310.

Nell’aria si diffondono le note de L’Amour Toujour.

Siete pronti? Siete caldi?
SU LE MANI TORINO!

Era il 1989.

Il 4 non era ancora una simil metropolitana e faceva capolinea davanti all’Ospedale Giovanni Bosco; Gigi d’agostino era il resident DJ dell’Ultimo Impero; i tamarri si chiamavano truzzi ed andavano a ballare il Sabato pomeriggio; in TV davano le puntate di una nuova serie TV, Beverly Hills 90210; i jeans si portavano a vita alta; le ragazzine leggevano Cioè e facevano raccolta di stickers preoccupandosi di non rimanere incinte dopo essersi sedute in braccio ai loro fidanzatini.

Quell’anno, primo in Italia e simile ad un aeroporto, fece la sua comparsa tra lo stupore della cittadinanza tutta, un uccellino di colore rosso e verde da nome francese: Auchan.

Sempre nell’Anno domini 1989, non troppo lontano da Torino ed in un tempo in cui la metropolitana non era altro che un sogno nel cassetto, a Grugliasco, tra scandali di tangenti, spuntava un Centro Commerciale unico nel suo genere: Le Gru di Grugliasco.

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90's: qualcuno direbbe "nostalgia, nostalgia canaglia"
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Erano anni in cui la Domenica le commesse avevano diritto di stare a casa e la spesa settimanale si faceva al Sabato. Erano gli anni della C’era una volta la Standa di Berlusconi e degli acquisti con il Catalogo
di Postalmarket.

Mamma e papà, che fino a qualche tempo prima facevano la spesa al mercato, si trovarono a fare i conti, in tutti i sensi, con la convenienza. Orari di apertura comodi ed offerte da non perdere; marche e sottomarche da ogni parte del mondo; frutta e verdura dal Lunedì al Sabato e pane fresco a tutte le ore del giorno.
Nacquero forse così i “regali dell’ultimo minuto”?

Erano gli ultimi anni di una Torino che viveva la sua vita come i nonni gli avevano insegnato.

Poi, all’improvviso, giovani commesse sui pattini a rotelle e negozi di ogni tipo aperti sempre, anche in pausa pranzo, sconvolsero tutto.

Ogni cosa divenne Iper.
Benvenuto Ipermercato.

Esso supera e va oltre il normale concetto di mercato rionale, quell’ammasso di banchetti del Sabato-tutto-il-giorno e in-settimana-solo-la-mattina.

Marc Augè, francese come l’uccellino di Auchan, definì questi spazi come dei nonluoghi.

Prodotto della modernità, essi non sono né relazionali, né identitari nè storici. Centinaia di persone si incontrano al loro interno senza interagire né avere interesse a farlo.

Scuoterebbero la testa i tamarri del 1989 come quelli di oggi. Nei grandi Ipermercati si interagisce eccome!

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Oggi come allora si taglia da scuola, si sa.

E se prima dell’arrivo di Auchan e delle Gru ci si doveva accontentare della “Rina”, oggi il vero centro della città è quello commerciale.
E non ha la ZTL.

 



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