Home Cronaca di Torino Le signore “in vendita” in Via Nizza

Le signore “in vendita” in Via Nizza

1996
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Una volta le chiamavano “bocche di rosa”, ragazze che si guadagnavano da vivere grazie al mestiere più antico della storia e che avevano l’unica colpa di “sottrarre l’osso” alle mogli invidiose e gelose dei propri mariti.

Con l’andare degli anni e l’aggravarsi delle crisi socio-economiche, quel mestiere si è sicuramente inflazionato e sempre più donne, volontariamente o costrette da organizzazioni criminali, si prostituiscono sui marciapiedi delle nostre città.

L’aumento esponenziale delle signorine da venti o trenta euro a botta, perifrasi orribilmente cinica che ha l’unico merito di mostrare all’istante quanto poco valgano ormai alcuni preziosi attimi di passione, porta con sé due fenomeni diversi, ma intrecciati: la creazione semi-spontanea di vie, rioni e quartieri del sesso a pagamento e il decadere di caratteristiche fisiche o anagrafiche precise per le lucciole moderne.

Abbiamo già affrontato approfonditamente la lottizzazione del mercato nero del sesso a Torino, con strade e zone tipizzate per etnia o paese di provenienza e i problemi che ne derivano per i residenti, mentre finora ben poco si è scritto e detto su come si sia evoluto lo stereotipo della prostituta.

Nella nostra città esiste, per esempio, un quartiere, San Salvario, che da anni vede passeggiare tra i propri vicoli non più giovani ragazze di bell’aspetto e modi intriganti (o almeno non solo), ma una nutrita schiera di donne ben più mature di quanto ci si aspetterebbe per tale attività.

I portici di via Nizza

L’argomento è estremamente delicato e non è nostra intenzione fare ironia su un aspetto della vicenda che può avere radici drammatiche, ma, al contrario, cercare risposte ad un trend spesso ignorato.

Non esiste un’età adatta a prostituirsi.

Non dovrebbe esistere nemmeno una ragione valida per farlo, ma la storia ci insegna che la miseria e la disperazione sono cause sufficientemente motivanti, purtroppo. Nell’immaginario collettivo esiste però l’immagine, magari errata e fuorviante, di un percorso quasi predefinito per questo genere di lavoro che, dopo anni di umiliazioni e maltrattamenti, riesce a garantire fondi sufficienti alle protagoniste per “uscire dal giro” e rifarsi una vita.

Le cinquantenni e sessantenni di via Nizza o anche di via Ormea sembrano però confutare questa nostra visione parzialmente ottimistica.

Non stiamo parlando di casalinghe che faticano ad arrivare alla fine del mese e arrotondano con chat erotiche o qualche “prestazione” extra-coniugale, ma di vere e proprie meretrici moderne che passano le loro serate sotto un lampione, sedute su una vecchia sedia a vimini o appoggiate al muro, sigaretta in mano.

La prima domanda a nascere spontanea è chi o cosa le costringe a scendere in strada la notte a quell’età. Il denaro è sicuramente la risposta più plausibile, ma da solo non sarebbe sufficiente a spiegare un fenomeno in crescita e, apparentemente, remunerativo. Lo scopo di questa specifica professione è, per definizione, mostrarsi il più attraenti possibile per attrarre clienti e guadagnare soldi.

La logica è stingente: più sei bella, più vieni notata, più persone ti cercano, più incassi. Triste, ma rodata verità.

Eppure, ed ecco il secondo punto interrogativo, cosa spinge un cliente abituale di questo “mercato” a scegliere una donna in là con gli anni piuttosto che una sua concorrente giovane e sensuale? Disperazione, voglia di novità, feticismo o complesso di Edipo?

Per quanto ne sappiamo tutte queste ipotesi potrebbero andar bene, ma il fiorire di siti internet e video a luci rosse di genere “Old” o “Grannies” (nonne, in italiano)ci fa venire un dubbio. Non è che per caso i cosiddetti “protettori” vogliono cavalcare una moda del porno cercando di lucrare sulla pelle di chi, dopo una vita difficile, dovrebbe essere aiutata e non venduta al miglior offerente?

C’è solo una cosa più ignobile dello sfruttare una donna. Sfruttare una donna che potrebbe essere tua madre.

 

Marco Parella

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