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Toro con merito e brivido

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Toro Atalanta Alessio Cerci
Toro Atalanta Alessio Cerci
Tempo di lettura: 3 minuti

A volte il calcio è uno sport crudele: attacchi, domini, potresti mettere una sedia in porta, perché tanto gli avversari non tirano mai e subisci il pareggio su un calcio di rigore causato ingenuamente. Ma, altre volte, il calcio è anche giusto: ti rialzi, ti rifai sotto e ti riprendi quello che ti era stato tolto, con un gol nel finale, col sospetto che l’essere stati momentaneamente raggiunti fosse solo uno stratagemma del destino per rendere ancora più gustosa la vittoria.

Toro-Atalanta è stato questo: i granata riscattano subito la sconfitta di Udine e lo fanno con una grande prestazione. I nerazzurri arrivano a Torino senza tre pedine fondamentali del centrocampo e non possono fare altro, come la Sampdoria due settimane prima, di mettersi in nove dietro la linea del pallone ad aspettare le folate granata.

Ventura, per l’occasione, viste le assenze di D’Ambrosio e Santana, rispolvera Darmian, ottima prova, e Stevanovic, per cui purtroppo non si può dire lo stesso, e schiera, per la prima volta dall’inizio, Bianchi e Barreto. Dietro si rivede Ogbonna, dopo l’operazione: se la caverà bene al fianco di un Glik sempre più idolo della tifoseria.

Trascinati da un Cerci lentiniano, i padroni di casa, dopo una decina di minuti affrontati con circospezione, si accampano stabilmente nella metà campo bergamasca.

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torino atalanta Gillet
torino atalanta Gillet

La prima palla-gol arriva con un triangolo tra Barreto e Bianchi che mette il brasiliano davanti a Consigli: l’ex barese, però, si dimentica ddella sua nazionalità e calcia malissimo, causando qualche mal di pancia sugli spalti. Cerci funge subito da Maalox e, col suo classico accentrarsi da destra e calciare di sinistro, chiama il portiere atalantino alla grande parata, ripetuta, poco dopo, su Bianchi. Il Toro continua a comandare il gioco e il centrocampo sembra tutto fuorchè a due, con un buon Vives e un Gazzi per cui i complimenti non sembrano mai troppi.

Nonostante questo, il gol arriva, paradossalmente, in contropiede: Barreto vede Cerci con la coda dell’occhio e lo lancia splendidamente sulla destra e l’estrosa ala granata, dopo la solita fuga, conclude splendidamente col sinistro in diagonale. Si va negli spogliatoi con la Maratona che urla “vi vogliamo così”.

Nella ripresa, con Livaja in campo ad affiancare Denis e Brienza, ci si aspetta che gli uomini di Colantuono vadano a cercare il pareggio, invece sembra di essere ancora sullo 0-0, col Toro che fa la partita e va vicino parecchie volte al raddoppio: una staffilata di Bianchi, uno schema Vives-Barreto su punizione, una traversa dello stesso Barreto sugli sviluppi di un angolo. Il gol della sicurezza, però, non arriva e, incredibile ma vero, l’Atalanta, senza tirare in porta su azione, pareggia: Livaja entra in area e si allunga il pallone sull’uscita di Gillet che lo tocca.

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La palla sfila, ma il contatto c’è: calcio di rigore. Gillet prova a farsi perdonare sulla conclusione dal dischetto di Denis, ma sfiora solo l’impresa e arriva l’1-1. Olimpico furibondo e Ventura cambia: fuori Bianchi e Barreto, dentro Jonathas e Meggiorini.

Poco prima, Birsa aveva rilevato Stevanovic.

Toro Atalanta

Il Toro ci mette qualche istante a ricomporsi, con il cambio di punte sembra esserci meno profondità, in qualcuno si fa largo addirittura la paura di un’ulteriore beffa, ma la sensazione non arriva nemmeno al cervello, perché i granata ricominciano a macinare gioco, palloni e metri.

L’Atalanta rincula progressivamente nella propria area, come schiacciata da una pressa. E, all’87’, da destra, Darmian pennella in area, Jonathas non ci arriva di testa, ma Birsa ci mette il piattone e gonfia la rete. Logica conseguenza, si penserà, ma in curva la logica lascia spazio al delirio e il boato è ancora più forte, dopo la grande paura. Nel recupero il Torino tiene palla e offende ancora, con lo scatenato Cerci che prima serve sottoporta Jonathas (palla sul fondo), poi continua il duello con Consigli che sfodera un’altra grande parata. L’ultima prima del fischio finale.

 

Toro  Atalanta , Birsa gol
Toro Atalanta , Birsa gol

Il Toro vince l’ennesimo scontro con una “pari peso”, le classiche partite che si devono vincere, ma che, nel precedente triennio in massima serie, non si vincevano. Vince convincendo, vince con una difesa che è la quarta del campionato e con un attacco che, trascinato dagli strappi di un Cerci sempre più calato nel ruolo di delizia senza croce, convince nella coppia Bianchi-Barreto.

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Il capitano, in scadenza, dimostra la sua voglia di Toro con una prova grintosa e qualitativamente interessante, mentre il brasiliano è uno di quei giocatori che fanno girare la squadra anche se non segnano, e, nonostante un gol sbagliato che avrebbe ucciso un bisonte, non scompare affatto dalla partita. Unico neo della squadra, l’incapacità, talvolta, di chiudere alcune gare, il che, visto l’imponderabile sempre in agguato con le maglie granata, rischia di far perdere punti importanti. Ma se non avessero difetti, i ragazzi guidati da Ventura lotterebbero per l’Europa e non per una tranquilla salvezza.

Tranquilla salvezza che si avvicina: con la terzultima sotto di dieci, tante squadre alle spalle e la parte sinistra della classifica solo a un misero punto. E, soprattutto, con quella fantastica sensazione di crescita, che i tifosi continuano a sentire sulla pelle, sperando che continui.

Francesco Bugnone



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