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Addio a Federica Genovesi, “artista visiva a tutto tondo”. Il ricordo di Valter Malosti.

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Federica Genovesi coreografa Torino
Federica Genovesi coreografa Torino

Si è spenta lunedì 11 febbraio, colpita da una malattia fulminea e inesorabile, Federica Genovesi, 41 anni, costumista e storica collaboratrice del regista e attore Valter Malosti.

Negli ultimi giorni stava lavorando ai costumi dello spettacolo Amleto, al debutto il prossimo 5 marzo al Teatro Gobetti di Torino. La cerimonia laica, secondo la volontà di Federica, si terrà oggi, 14 febbraio, alle 10.15 presso il cimitero monumentale di Torino. Il corteo funebre partirà alle 9.45 dall’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino – dove l’artista è mancata – dopo il saluto degli amici.

Federica era nata a La Spezia nel 1971.

Diplomata in Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, città in cui ha vissuto e lavorato come fotografa, disegnatrice, illustratrice, pittrice, sarta, costumista. Ha collaborato al volume, a cura di Luca Beatrice, Pagine bianche d’autore. Ha esposto nella personale Ombre dell’anima alla Galleria Joyce & Co. di Genova e in collettive, alla Cittadellarte Fondazione Pistoletto di Biella e ne Il corridoio della paura, presso il Palazzo della Provincia di Torino nel 2007. Dal 2008 inizia un brillante percorso di costumista collaborando soprattutto con il Teatro di Dioniso per tutti gli ultimi spettacoli di Valter Malosti, il Teatro Stabile di Torino, Cuocolo-Bosetti e il Balletto Civile di Michela Lucenti.

Ecco il ricordo di Valter Malosti:

«Se ne è andata proprio la persona che negli spostamenti quotidiani della Compagnia aveva sempre il timore di essere lasciata indietro o di perdersi qualcosa Dal 2008 è diventata la mia inseparabile costumista, ma questo è un termine che le va stretto, Federica era una artista visiva a tutto tondo, geniale, anche se il suo modo di lavorare, da artista appunto, mal si coniugava con le esigenze del teatro commerciale. Il suo genio è testimoniato dai meravigliosi quaderni che creava che sono la sua traccia più visibile rimasta e che sono delle vere e proprie opere d’arte autonome. Con me ha creato Quattro atti profani di Antonio Tarantino, Signorina Giulia di August Strindberg, La scuola delle mogli di Moliere, Passio Laetitiae et Felicitatis di Giovanni Testori, Concerto di tenebre, di Edgar Allan Poe, Corsia degli incurabili, di Patrizia Valduga, Senso, di Camillo Boito e Lo stupro di Lucrezia di William Shakespeare. In questi giorni stava lavorando ai costumi di Amleto (che debutterà comunque il 25 febbraio al Teatro Alfieri di Asti, ndr).

I suoi quaderni sono albi panciuti e coloratissimi farciti di suggestioni emotive fortissime e talmente pieni di disegni, ritagli, didascalie, da non aver bisogno di interpretarle, quelle suggestioni. I suoi personaggi emergono in tutta la loro sfrontata e violenta innocenza, si dichiarano immediatamente, con urgenza. C’è qualcosa che dà un senso di pace, nella coerenza fantasiosa dei suoi lavori: il modo di guardare alla realtà con l’attenzione e la serietà dei bambini e di raccontarla tal quale appare, senza briglie convenzionali».

 

Valter Malosti.
Valter Malosti.

E ancora, testimonia il regista:

 

«Nei suoi abiti si vedono le cuciture: non aveva niente da nascondere, Federica. Quei punti sulla stoffa sono i binari sui quali l’ago correva e ripassava, Federica creava gli abiti addosso alle persone pronta a correr dietro agli attori anche mesi dopo il debutto».

 

Federica viveva a Torino con il compagno cantautore Luca Andriolo, leader del gruppo Dead Cat in a bag. Tutta la sua vita era circondata da arte e bellezza. Ma la sua idea di bellezza era sempre una porta per spiare la morte, tematica che privilegiava, per avvicinarsi “con distorsione benevola” ad atmosfere che tutti percepiscono e temono; come accade, per esempio, in una serie di quadri di stoffa da lei stessa realizzati traendo spunto dalla ritrattistica di corte: gli «Antenati, buffi, comici, spassosi, ma sono comunque persone inghiottite dal tempo».

 

r.mazzone@mole24.it

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