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Vecchia Signora d’Europa

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Celtic Juve
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Esame di maturità superato, la Juve ipoteca l’accesso ai quarti di finale ed entra di diritto tra le migliori otto squadre d’Europa.

L’obiettivo prefissato in estate dalla dirigenza bianconera è ad un passo, perché una sconfitta in casa di dimensioni catastrofiche (4-1…) non è neanche lontanamente ipotizzabile sia per la larghezza del vantaggio bianconero sia per la differenza tecnica che si è vista tra le due squadre.Diciamolo subito, per delineare meglio la portata della vittoria bianconera.

E’ vero che gli scozzesi hanno superato nella fase a gironi addirittura il Barcellona (ma i catalani erano già qualificati….), ma il Celtic rimane una squadra molto distante dall’elite del calcio continentale, che in Italia farebbe fatica a stare nella parte sinistra della classifica.

Nessuno vuole togliere merito all’impresa della Juve, ma per onestà intellettuale è giusto descrivere bene il valore degli avversari per chiarire a tutti come nei prossimi turni la Juve dovrà confrontarsi con avversari di altro calibro e lì si che ci sarà il vero esame europeo.

La squadra di Conte, comunque, ha fatto quello che doveva fare, è scesa in campo senza farsi minimamente condizionare dalla bolgia di Celtic Park, dai tifosi scozzesi (complimenti…) che hanno incitato i propri beniamini dal primo all’ultimo minuto. La gara, poi, si è subito messa in maniera favorevole per i bianconeri: al ‘3 Peluso lancia in profondità Matri marcato dal nigeriano Ambrose, che manca incredibilmente la marcatura permettendo alla punta bianconera di superare il portiere Forster: un difensore degli scozzesi respinge la palla oltre la linea di porta (la Uefa, giustamente assegnerà il gol a Matri) ma Marchisio per evitare dubbi ribatte in rete e la Juve si porta sull’1-0.

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La partita, qui, si mette sul canovaggio ideale disegnato da Conte, con gli scozzesi obbligati a fare la partita e i bianconeri bravi a far sfogare il Celtic per poi pungere di rimessa.

La squadra di Glasgow fa quello che può, cioè corre, pressa alto (non sempre in maniera ordinata) e si rende pericolosa almeno per due volte, prima con una girata in area di Winama, poi con un colpo di testa proprio del nigeriano Ambrose, ma in entrambi i casi Buffon è attento e non si fa sorprendere.

Forte del vantaggio e della rete segnata in trasferta, nella ripresa la Juve non cambia atteggiamento e fa sfogare il Celtic, che però a partire dal ’70 non ha più energia nelle gambe e i bianconeri allora possono uscire dall’uscio difensivo e pensare di fare male ai padroni di casa. Il piano partita viene portato a compimento a ’10 dalla fine quando Marchisio sfrutta un assist geniale di Matri, fa secco il difensore scozzese e firma il 2-0.

Qui gli ardori dei padroni di casa si spengono e prima del fischio finale è Vucinic ad approfittare di un altro errore del solito disastroso Ambrose, che prova ad uscire palla al piede dal pressing bianconero, perde palla e consente all’attaccante montenegrino di mettere a segno il definitivo 3-0. Game, set and match, dunque, la Juve stravince 3-0 e adesso il ritorno tra tre settimane allo Juventus Stadium sarà solo una formalità, nonostante Conte giustamente predichi prudenza e ribadisca come c’è da giocare ancora una gara di ritorno.

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La Juve è ad un passo dai quarti di finale, dove ritorna dopo troppi anni di assenza, ma per ambire a sogni di gloria Marchisio e compagni dovranno affrontare squadre ben superiori rispetto ai modesti scozzesi.

Ma con questo spirito di squadra, con questa intensità, con questa applicazione tattica e anche con quella buona qualità di gioco mostrata più volte negli ultimi due anni dalla squadra di Conte, la Juve può essere un osso duro da battere per tutti, anche per gli squadroni che sono in pole position per la vittoria della Champions.

Andrea Magri



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