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Focus su Debora Zavaglia

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DEBORA ZAVAGLIA Stilista
DEBORA ZAVAGLIA Stilista

Debora Zavaglia è una donna entusiasta ed innamorata della vita. Si percepisce dal suo sorriso e dalla solarità che emana.

Mamma a tempo pieno di tre bimbi, dopo aver seguito percorsi formativi che esulavano completamente dal campo artistico (ha alle spalle studi in economia e commercio, oltre ad aver sostenuto l’esame per l’albo dei promotori finanziari), ha deciso di seguire le sue reali inclinazioni naturali iscrivendosi allo Ied di Torino, e, a fronte di non pochi sacrifici, e grazie a tanta costanza ed impegno, ha completato la sua naturale creatività acquisendo attraverso questa scuola le competenze tecniche di cui necessitava.

DEBORA ZAVAGLIA Stilista

A fronte di queste informazioni abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista, per conoscere un po’ meglio lei e le sue creazioni.

Com’è nata la sua passione per la moda?

A dire la verità credo che la passione per la moda sia nata con me.
Da piccola avevo una collezione di Barbie, per le quali creavo vestiti, e poi disegnavo, disegnavo e ancora disegnavo…cosa?Naturalmente abiti ,scarpe, cappelli e gioielli.

 

 A cosa si ispirano le sue creazioni?

Le idee per le mie creazioni in genere nascono da riflessioni e considerazioni sul presente, su ciò che viviamo, su ciò che ci circonda, e che poi, per associazioni e assonanze, approdano nei luoghi e nei tempi più disparati.
Mi spiego:sull’onda della situazione non facile che stiamo affrontando dovuta alla crisi che ormai da diversi anni ci ha investiti, dopo aver letto il pensiero di Einstein: “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.E’ nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.”, ho creato delle collezioni andando a ricercare le certezze nel passato, per rendere omaggio ai grandi padri della moda, ovvero a quei personaggi che sono stati in grado con coraggio e senza certezze di stravolgere la realtà della società in cui vivevano, portando così innovazione.
E’ a Worth, ad esempio, che si deve la nascita dell’haute couture francese.
E che dire di Coco Chanel? Senza di lei le donne oggi non conoscerebbero la comodità dei pantaloni. E Mary Quant? Grazie a lei la minigonna è forse il capo più femminile che esista (perchè il kilt degli scozzesi ci dice che la gonna è anche maschile, ma la minigonna è solo per le donne).
L’aspetto più difficile del suo lavoro?

Non c’é un aspetto difficile del lavoro in sé. La cosa complicata, semmai, è riuscire a svolgerlo affrontando le problematiche legate al momento storico che stiamo attraversando, ed alle poche possibilità che ci sono di entrare a far parte di un mondo che per certi versi è molto chiuso.
Per rendere l’idea, anche solo trovare un laboratorio di confezione disposto a creare piccole collezioni come le mie, spesso sembra essere una mission impossible

 

 La soddisfazione più grande ricevuta finora

Tante! La prima, e lo dico col cuore: i miei bambini che ogni volta che vedono una delle mie creazioni dicono:” E’ bellissima! Tu mamma sei la moda!”. La seconda: i complimenti ricevuti dai docenti che ho conosciuto allo Ied, e dagli addetti ai lavori che vedendo i miei progetti e le mie realizzazioni mi hanno sempre spronata ad andare avanti. La terza: vedere una donna che indossa una delle mie creazioni e mi dice di sentirsi bellissima.
Ed ultima, ma non per questo meno importante: la soddisfazione che, grazie al mio lavoro, provo ogni volta che vengo in contatto con persone creative e sensibili con le quali nascono rapporti umani molto gratificanti.

 

Dove si vede tra dieci anni?

Come avrà capito arrivati a questo punto, la mia fantasia non ha limiti, quindi fra dieci anni sarò una famosa stilista, realizzata, che avrà avuto la fortuna di fare ciò che più le piace nella vita.

 

Cosa consiglierebbe a chi decide di tentare la strada del fashion system in qualità di stilista?

Non credo di poter dare molti consigli ,un po’ perché  non amo farlo, un po’ perché credo di essere la prima ad averne ancora bisogno, però mi sento di dire una cosa: la passione, l’amore e l’impegno che si mettono nel fare le cose non passano mai inosservati.

Manuela Catanea 

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