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Non solo il Giorno della Memoria.

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Giornata della memoria Auschwitz
Giornata della memoria Auschwitz

Forse si è un po’ in ritardo per parlare del Giorno della Memoria- che non a caso scrivo con le lettere maiuscole.

Forse sarebbe stato più giusto e politically correct scriverne lunedì scorso.

Forse è vero, ma non ci credo cosi tanto.

La Giornata della Memoria si celebra il 27 gennaio e ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz – forse non tutti lo sapevano- e in Italia è istituita a seguito di una legge dello Stato (Legge 20 luglio 2000, n. 211)- e questo è ancora meno noto.

È difficile scriverne e non cadere nel banale o, peggio, in frasi fatte e molto demagogiche. S pesso ci capita di pronunciare una frase che recita “Il silenzio è d’oro” una di quelle massime che rimangono sempreverdi – in italiano e in inglese- tanto da comparire anche sulle t-shirts, in una versione molto pop.

Credo che questa sia una di quelle occasioni. Di fronte ad una tragedia come quella dell’Olocausto si dicono molte cose che spesso sfociano nel cattivo gusto.

Doveroso ricordare, necessario far parlare i testimoni e riportare, giusto ascoltare ma evitare l’uso mediatico di un giorno e di un evento come questo.

E in un periodo come quello in cui ci troviamo, per la serie “in campagna elettorale tutto è lecito” abbiamo assistito ad alcuni episodi ed esternazioni che forse ci hanno fatto ripensare a quella frase sopracitata.

Giornata della memoria Auschwitz
Giornata della memoria Auschwitz

Senza scendere in polemiche gratuite di cui si è già parlato fin troppo, offrendo parecchio spazio pubblico e notorietà a chi, nel corso degli anni, non ha mancato di esternare pensieri e sensazioni che francamente poco hanno a che vedere con la memoria e il rispetto, lascio semplicemente un pensiero.

Qualche mese fa ben lontano dal 27 gennaio, mentre ero a Porta Nuova ad aspettare uno degli innumerevoli treni su cui ero solita viaggiare, ho scoperto una cosa: sopra le biglietterie automatiche, all’incirca di fronte ai binari 17 e 18, c’è una lapide che ricorda come da quegli stessi binari partissero i treni con i deportati per i campi di concentramento.

Si trova li, a ricordo di un viaggio che molti torinesi hanno fatto circa 70 anni fa, differente da quello che i loro concittadini fanno oggi.

L’ho notata una domenica di ottobre ed è stata collocata lì nel 1974.
Tutto intorno è cambiato, Porta Nuova si è trasformata e anche la città che si apre dietro le sue porte. Ma la lapide è rimasta.
E recita:

“Partirono da questa stazione
i deportati politici per i campi di sterminio nazisti
A chi rimaneva lasciarono la consegna
di continuare la lotta contro il nazifascismo
per l’indipendenza e la libertà”.

 

 

 

 

 
In quel momento ho pensato una cosa: troviamo il tempo per dedicare “il minuto di silenzio” pubblico per tante cose, perché non trovare il nostro minuto di silenzio privato?

Credo che sia questo il significato della Memoria: qualcosa che rimane li, anche se tutto intorno cambia. Una lapide, una frase, un disegno che sta li ad aspettare che qualcuno li noti e si fermi a leggere, in silenzio, e poi vada via ma ricordando: sempre, rispettosamente, silenziosamente.

Non solo il Giorno della Memoria. E questa non è demagogia.

Giulia Copersito

 

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