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Una fiammellla di speranza nel mercato di gennaio granata

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Gianluca Petrachi Direttore sportivo Torino
Gianluca Petrachi Direttore sportivo Torino
Tempo di lettura: 4 minuti

“Una seconda punta-un regista”, questo il mantra del tifoso granata, più volte ripetuto su queste colonne, durante il mercato estivo e dopo parecchie partite della prima parte della stagione.

Si aspettava gennaio per colmare queste due lacune, ma ne è stata riempita una sola e, nonostante questo, il mercato granata può dirsi ugualmente soddisfacente, soprattutto se rapportato a quelli dei precedenti inverni.

Al tempo stesso, è stato un mercato atipico: innanzitutto perché si è svolto in un clima più sereno. Mai era capito che, a gennaio, il Toro facesse così bene: iniziato l’anno col brutto 0-0 di Catania, sprecando un’eternità in superiorità numerica, sono arrivate due vittorie in due scontri diretti e un pareggio a San Siro con l’Inter, ottenuto giocando a pallone come si deve. Tutto ciò ha permesso di guardare alle trattative con serenità, lasciando affanni e rivoluzioni ad altri.

 

Barreto Torino Fc
Barreto Torino Fc

Partiamo da cosa non è arrivato: il centrocampista.

Serve ancora come il pane un regista, ma, sfumato Almiron, anche per le cifre richieste dal Catania, di disponibile c’era poco che potesse far gola. Con il prepotente ritorno di Brighi sulla scena, inoltre, non c’è stata nemmeno la necessità di riempire un buco numerico. Quindi, in parole povere, per comprare un Donadel, o peggio, un Olivera (giocatore che, dopo anni, non si è ancora capito che ruolo abbia), molto meglio rimanere così.

La seconda punta, invece, è arrivata eccome ed è stata la fine di una telenovela.

Parliamo, ovviamente, di Vitor Barreto, che, dopo un estenuante tira e molla con l’Udinese, è giunto a Torino accolto da un po’ di sarcasmo e un po’ di scetticismo, soprattutto relativamente alle sue condizioni fisiche. Nonostante fosse al 60%, il brasiliano ha subito fatto capire perché Ventura lo volesse così tanto: movimenti giusti, veli, inserimenti, hanno trasformato la manovra della squadra, più rapida e più bella a vedersi.

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Quasi come una principessa che tramuta, col suo bacio, rospi in principi, l’attaccante carioca ha galvanizzato persino Meggiorini, decisamente più a suo agio con lui che con altri compagni d’attacco e protagonista non più solo di partite generose, ma più da mediano che da punta, bensì da attaccante di manovra e, con l’Inter, di finalizzazione. Non sappiamo se scoppierà la Barreto-dipendenza, o se sarà davvero, come pare, la rotella che mancava all’ingranaggio, ma, se tanti anni fa, l’Inter di Bagnoli cambiò faccia con l’acquisto di Manicone a centrocampo, possiamo dire che l’acquisto del brasiliano sta facendo questo al Toro.

Tutti i tifosi si augurano che l’incantesimo continui.

 

Menga Torino
Menga Torino

La maggior parte dei movimenti in entrata, ha riguardato il reparto offensivo, guardando alla carta d’identità (linea verde molto spinta) e pescando all’estero, vista la saturazione del mercato nazionale, pratica molto richiesta dalla tifoseria.

Arrivano, così, dal Belgio, l’esterno Dolly Menga, nazionale under 21, giunto dopo un blitz segretissimo di Petrachi, e la punta Kasabele, giocatori che, a sentire gli addetti ai lavori, possono avere un gran futuro e che dovranno lavorare sodo per entrare nei meccanismi venturi ani, ma che sono già guardati con simpatia da Maratona e dintorni, che, da anni, aspettava acquisti con queste caratteristiche, mentre il Torino si ritrovava, magari, a fare da parcheggio per l’Asamoah di turno. Giovane è anche Jonathas che, a Pescara, non ha bissato la stagione di Brescia: attaccante forte fisicamente, che, comunque, lo scorso anno ha realizzato sedici reti fra i cadetti, desta curiosità per come verrà inserito nello scacchiere tattico del mister.

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Infine, bentornato a Nando Coppola, che, facendo il secondo di Gillet, permetterà a Gomis di farsi le ossa in B e dimostrare, finalmente, di che pasta sia realmente fatto. Uomo spogliatoio, l’estremo partenopeo che lo scorso anno ha creato più di uno scompenso cardiaco ai tifosi con le sue giocate coi piedi, ha il vantaggio di conoscere bene gli schemi difensivi di Ventura se venisse schierato in caso di necessità.

 

Fra i molti, e necessari, movimenti in uscita, spiccano i prestiti di Suciu e Verdi, nonché gli addii a Sgrigna e al sempre serio De Feudis.

Ma la cessione che ha più discutere è stata, senza dubbio, quella di Sansone. L’attaccante lucano è stato, anche da scrive, evocato più volte, non tanto come “salvatore della patria”, quanto come l’arma che poteva dare più imprevedibilità all’attacco granata. Schierata a intermittenza, la seconda punta avrebbe potuto restare per giocarsi al meglio le sue possibilità, forte anche di un sostegno non scontato dalla curva Maratona, verso un giocatore che aveva ancora molto da dimostrare.

Ha preferito trasferirsi in blucerchiato, dove sarà tutto da dimostrare il suo impiego con Eder e Icardi in formissima e un Maxi Lopez sulla via del rientro. L’in bocca al lupo è d’obbligo, ma Sansone se l’è proprio giocata male.

Durante questi trenta giorni, però, si è parlato più di una quasi cessione che di altri movimenti di mercato.

Il nome, manco a dirlo, quello di Rolando Bianchi, giocatore che sta spaccando in due, da un paio d’anni, la tifoseria. Bianchi andrà in scadenza a giugno e, per tutto il mercato, ci si è divisi tra chi voleva monetizzare la cessione e chi sperava in un rinnovo. Senza andare a pescare le motivazioni “pro” e “contro”, ormai note ai più, rispetto a questa stucchevole diatriba, mi permetto un’opinione personale: i matrimoni, a volte, finiscono nella vita reale, figuriamoci nel calcio. Per quanto mi riguarda, il rapporto tra Bianchi e il Toro è finito un anno e mezzo fa.

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Non è stata colpa di nessuno, è successo  e continuare sarebbe trascinare qualcosa che non si accende più: sì, ci sarà qualche ritorno di passione (un golletto di testa, una prova leonina), ma non sarà più come prima e la mezzora finale di San Siro l’ha dimostrato impietosamente. La Lazio, a un certo punto, anni fa, cedette Signori, dopo un numero di gol, per peso, infinitamente superiore a quello di Bianchi e l’ha fatto perché era finita. Ha fatto il suo bene, vittorie a raffica, e quello del giocatore, rinato a Bologna, dopo la brutta parentesi alla Sampdoria.

La situazione, a mio avviso, è simile. Salutarsi senza rancore, anche se sarebbe stato meglio guadagnarci qualche soldo.

Sansone Torino
Sansone

 

Concludendo, anni di magre e di figuracce non si possono cancellare con un mercato discreto. Ci sono ancora troppi prestiti con diritto di riscatto, ma è proprio il mondo del calcio a spingere in questa direzione, per chi non ha, alle proprie spalle, Paperoni o presidenti pronti a spendere.

Però, e non vorrei dirlo contagiato dall’ottimismo provocato dalle ultime prestazioni della squadra, una piccola fiammella di speranza si accende: finalmente sono arrivati dai giovani, qualche scommessa non persa in partenza, gente con fame e non paracarri o calciatori venuti a svernare. Per adesso ce la facciamo andar bene così, poi, come sempre, sarà il rettangolo verde a decidere se la fiammella diventerà un incendio o si spegnerà.

 

VOTO: 6,5

Francesco Bugnone



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