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Oggi si festeggia San Giovanni Bosco, “padre, maestro e amico” dei giovani (torinesi e non)

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San don Bosco Torino
Basilica Maria Ausiliatrice San don Bosco Torino

Oggi si festeggia San Giovanni Bosco, “padre, maestro e amico” dei giovani (torinesi e non)

Come ogni anno, il 31 gennaio (giorno in cui ricorre l’anniversario della sua morte, avvenuta nel 1888) si celebra la festa di San Giovanni Bosco, culmine del “Gennaio Salesiano”, che raggruppa tutte le iniziative attraverso le quali viene ricordato il fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dichiarato santo da papa Pio XI, la domenica di Pasqua del 1934.

I Salesiani di don Bosco nel mondo sono 15.560 (contando vescovi e novizi), presenti in 131 nazioni. La loro presenza nei cinque continenti è suddivisa in otto Regioni, al cui interno operano 89 Ispettorie.

San don Bosco Torino

Nato il 16 agosto 1815 nella frazione Becchi di Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo don Bosco), il piccolo Giovanni Bosco all’età di nove anni fece un sogno, raccontato nelle sue Memorie, che ha segnato “profeticamente” l’intero corso della sua vita e delle sue opere, facendo, in seguito, maturare in lui, la vocazione al sacerdozio.

“[…] Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole.

 

In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente.Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, non ero capace di parlare di religione a quei monelli.

In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa facessi gli domandai: «Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?».

«Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose – dovrai renderle possibili con l’obbedienza e acquistando la scienza […] Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante».

«Ma chi siete voi?». «Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno […] Il mio nome domandalo a mia madre».

Allora, vidi vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto splendente. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, prendendomi con bontà per mano. Guardai e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c’era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: «Ecco il tuo campo dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.»

Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell’uomo e a quella signora. A quel punto nel sogno mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: «A suo tempo, tutto comprenderai». Aveva appena detto queste parole che un rumore mi svegliò. Ogni cosa era scomparsa. Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che facevano male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti […]”.

 Fondamentale l’incontro, avvenuto l’8 dicembre 1841 nella chiesa di San Francesco d’Assisi, a Torino, con Bartolomeo Garelli, il primo ragazzo con il quale don Bosco ha dato vita al progetto dell’Oratorio. Da allora, ragione, religione e amorevolezza sono diventate le basi fondamentali del Sistema Preventivo, il metodo educativo messo in atto da don Bosco, che pone al centro la formazione dei giovani in un’ottica di crescita che li vede protagonisti della società in cui vivono, come “buoni cristiani e onesti cittadini”.

 Sono cresciuto in un oratorio salesiano in Barriera di Milano, il “Michele Rua”, dove ho frequentato anche le scuole medie, e conservo ancora vividi nella memoria i miei ricordi di ex-allievo, soprattutto quelli riguardanti la celebrazione di questa giornata di festa: i tornei sportivi, i concerti e gli spettacoli in teatro, le gare tra classi diverse per stabilire chi fosse più preparato sulla vita di don Bosco, la Messa comunitaria domenicale (celebrata, solitamente la domenica seguente la ricorrenza del 31 gennaio, n.d.r.).

Per non parlare della “merenda salesiana” a base di pane e salame, momento topico, al termine della Santa Messa in oratorio; o della “pizzata” comunitaria, alla fine di ogni Solenne Concelebrazione per i giovani del Movimento Giovanile Salesiano, presieduta a Valdocco, presso la Basilica di Maria Ausiliatrice, presieduta abitualmente dal Rettor Maggiore della Congregazione.

“Rito” che si ripeterà anche oggi alle 18,30; un modo per rivolgere tutti gli anni un GRAZIE, personale e comunitario, a don Bosco, “sacerdote e saltimbanco” (il giovane Giovannino era particolarmente incline ai giochi di prestigio, n.d.r.), ma soprattutto “padre, maestro e amico dei giovani”.

a cura di Roberto Mazzone

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