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Ridateci le mummie!

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Ridateci le mummie Museo Egizio Torino
Ridateci le mummie Museo Egizio Torino

A visitare con attenzione le sale dell’esposizione “The Human Body” e a riflettere sulla decisione di qualche mese fa del Museo Egizio di togliere le mummie dalla possibilità di essere scrutate dai visitatori, viene semplicemente da chiedersi: perché. I perché in questione sono molti: perché in Italia non si ha mai il coraggio di affrontare alcuni tabù, il più forte dei quali forse proprio la morte?

Per quale motivo si devono creare polemiche anche dove non ci sono e non ci sono mai state? Insomma: le mummie del secondo Museo Egizio del mondo sono sempre state lì, e non ci risulta che gli psichiatri torinesi abbiano aumentato a causa loro e dello shock creato nei visitatori il loro volume d’affari.

«Il nostro percorso museale va ben oltre l’esposizione di qualche mummia, è un dialogo con una civiltà antica durata più di 2000 anni, che va ricordata per molto di più che i suoi riti funerari», spiegava la direttrice del Museo Egizio motivando la decisione del cambiamento all’interno delle sale espositive: insomma esporre cadaveri non è dignitoso. Una decisione evidentemente legata alle polemiche sterili connesse alla mostra del Lingotto, ma a nostro parere esagerata.

Le mummie sono sempre state fra le attrazioni più convincenti del Museo Egizio: è macabramente (ma nemmeno poi troppo) emozionante vedere come era fatto un uomo di migliaia di anni fa, ed è logico che l’unico modo per farlo sia osservare un cadavere.

Di questo passo vieteremo anche l’esposizione di Otzi, la mummia del Similaun conservata per millenni in un ghiacciaio?

E alzi la mano, infine, chi si è particolarmente impressionato visitando “The Human Body”: semmai un brivido può avere percorso le nostre schiene pensando che le “statue umane”, ricavate da cadaveri di cittadini cinesi, secondo alcuni potevano essere corpi di dissidenti, mentre secondo la pronta smentita delle fonti ufficiali si tratta di“persone morte per cause certificate naturali”.

Detto questo, le sensazioni sono duplici: da un lato che sia un’esperienza unica conoscere la storia o l’anatomia partendo da un corpo umano reale, dall’altro che ancora una volta si rischiano di perdere occasioni per un salto di qualità culturale, ancorchè magari un po’ macabro.

La Redazione di Mole 24

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