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“Cosa succede in città”: al Circolo dei Lettori lo studente è in primo piano

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Cosa succede in città, ciclo incontri Circolo Lettori

Chiamatelo come volete: semplice  dovere, missione, o spirito di devozione, ma mai come ora la scuola italiana può prescindere dalla figura del docente. Continuano ad essere i professori, infatti, i reali pilastri  del  nostro sistema scolastico, i veri valori aggiunti di una realtà, forse, allo sbando e  che  consentono  di fatto che  la scuola sia ancora un luogo di formazione e di crescita.

Parlare di temi  legati al sistema dell’istruzione in Italia, si sa, non è mai semplice e cadere nel baratro della demagogia, visto i tanti problemi da cui questo mondo è  afflitto, è fin troppo facile.

Ci sono riusciti, però, ieri sera, gli ospiti del primo incontro del ciclo” Cosa succede in città”  promosso dall’Associazione “100 per 100 lettori”  del  Circolo dei Lettori, dal titolo “Cari  maestri”.

(http://www.mole24.it/2013/01/25/cosa-succede-in-citta-iniziano-oggi-gli-incontri-organizzati-dallassociazione-cento-per-cento-lettori/)

 

Il notaio Giulio Biino promotore dell'incontro Cari Maestri
Il notaio Giulio Biino promotore dell’incontro Cari Maestri

Un dibattito rapido, fluido  condotto abilmente dall’organizzatore e padrone di casa – essendo uno dei 10 membri dell’Associazione – il notaio GiulioBiinio che,  passando velocemente  da un interlocutore all’altro  con domande dirette e senza tanti giri di parole, è riuscito a farsi raccontare dai propri ospiti  uno spaccato  dall’attuale mondo scolastico.

Ne è uscita, così, una cartolina tutt’altro che lusinghiera per il nostro sistema scuola, costretto a paragonarsi quotidianamente con una veloce, forse troppo, ‘evoluzione della società e  a relazionarsi di conseguenze anche con  le difficoltà che ne derivano,  non ultimo il problema dell’integrazione. Il tutto, ovviamente, senza i  fondi ministeriali necessari.

Ma una volta preso atto della situazione tutt’altro che rosea, e che le prove Invalsi  –  tanto sponsorizzate dal ministero –  sono tropo oggettive e non sono la pannachè di tutti i mali, ecco che  allora  tocca ai docenti inventarsi qualcosa per continuare a riuscire a mantenere  le nostra scuola ad un  buon livello.

Un livello comunque discreto se paragonato agli altri stati della Comunità Europa dove il finanziamento pubblico è diverse volte superiore a quanto erogato annualmente dal nostro governo, senza grosse distinzioni tra le varie coalizioni politiche.

Scopriamo così che la figura del professore o del preside non si limita ad un’mero aspetto didattico, – per quanto sempre importante – ma che la vera mission dell’apparato scolastico è la crescita e la maturazione dell’uomo prima della formazione dello studente.

 

Un percorso difficile, che non può prescindere  dalla collaborazione con i nuclei familiari dei giovani.

 

Sostenitrice di questa tesi, ovvero della necessità della presenza costante  delle  famiglie per la crescita dei ragazzi è la docente dell’istituto Colonna e Finzi Sonia Brunetti Luzzetti che sottolinea come la scuola debba essere percepita  come un’opportunità e non una minaccia.  <Il nostro è un tessuto sociale che nasce dai banchi scolastici. L’istruzione e tutto quello che sta dietro al mondo-scuola, a partire dagli istituti  primari fino al conseguimento del diploma, è un’occasione che le nuove generazioni non devono perdere. – continua l’insegnante – Anzi, i primi a dover capire dell’importanza di poter sfruttare questa opportunità devono essere proprio  i genitori, che molte volte  danno tutto troppo per scontato>

 

"Cosa succede in città", Circolo dei lettori Torino
“Cosa succede in città”, Circolo dei lettori Torino

 

Solidale con la collega è il dirigente dello storico  liceo Massimo d’Azeglio, Gianni Oliva, convinto di come troppo spesso sia facile per i genitori celarsi dietro  al sistema scolastico,  delegare i propri oneri  verso i figli e poi pretendere, anzi esigere, quando qualcosa non funziona.

< Se in una classe  un alunno viene bocciato la colpa è imputabile al solo studente. – prosegue Oliva – Se  invece i ragazzi  non promossi in quella materia sono una decina, allora sì, ma solo allora  le responsabilità sono del docente, che , non ha saputo mettersi in gioco, imporsi  e conquistare l’interesse della classe>.

Insomma, è pur vero che i problemi non mancano, ma una volta identificati tocca al bravo docente superarli ed ottenere una buona resa da parte degli studenti. < L’impegno, l’abnegazione  degli insegnanti, però non deve essere una scusa da parte dello Stato per non aumentare i propri sforzi ed attenzioni  -spiega  il professore Mauro Pace dell’istituto scolastico Valsalice –  Noi siamo un istituto Salesiano, privato, in cui vengono trasmessi anche valori cristiani oltre all’insegnamento dei programmi didattici. Chi però per una ragione o un’altra non può o non vuole seguire il percorso da noi indicato deve essere messo, da parte delle istituzioni, nelle migliori condizioni possibili per  percorrerne un altro>.

Dello stesso avviso è anche Vitangelo Denora, docente  dell’istituto Sociale, che sottolinea , però, come personalmente intenda l’insegnamento come una missione. < L’investire sui giovani è  qualcosa di estremamente difficile e non parlo solo a livello didattico – continua l’insegnante –  Ma è uno sforzo che si deve fare per quanto, spesso il divario  generazionale sia spesso un difficile muro da valicare prima per entrare in contatto con i giovani. Il mondo cambia in fretta e siamo noi  spesso a doverci adattare per aiutare gli studenti>>.

 

"Cosa succede in città", Circolo dei lettori Torino
“Cosa succede in città”, Circolo dei lettori Torino

 

Insomma, il primo incontro del ciclo “Cosa succede in città” è  riuscito ad affrontare il problema della scuola in Italia in maniera costruttiva e non populistica: non un palco dove  piangersi addosso, ma piuttosto un luogo di confronto con realtà diverse con cui confrontarsi su problemi comuni e perche’ no, cogliere qualche suggerimento per il bene dei propri studenti.

 

Alessandro Maldera

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