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Col piccolo Barreto, il Toro fa il gigante

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Santana gol Pescara Torino

Dal calciomercato estivo, il mantra dei tifosi granata era “seconda punta-regista-regista-seconda punta”, quei tasselli che mancavano per rendere un Toro dignitoso realmente competitivo e in grado di soddisfare l’idea di gioco del proprio tecnico. Dopo una lunga e, a tratti, stucchevole trattativa, la punta è arrivata, quel Barreto che, se sta bene, può far male e ha fatto male, in passato, a parecchie difese, comprese quelle delle grandi squadre.

 

Giampiero Ventura Pescara Torino
Giampiero Ventura Pescara Torino

In molti hanno ironizzato sull’ultimo acquisto granata, con la facile, e per certi versi condivisibile, battuta su come i granata fossero diventati il Bari.

La stessa battuta che in molti avranno pensato, quando hanno visto in campo lui dal 1’, appena arrivato e non ancora al top, e non Sansone, a Pescara, in una gara di cui in molti, forse, sottovalutavano l’importanza, ma che appariva, e si è dimostrata, fondamentale.

Chi ha fatto quella battuta, però, aveva ragione: nel primo tempo dell’Adriatico, il Torino, con una splendida divisa completamente granata, è stato davvero il Bari, ma il Bari 2009/2010, quello che ha fatto innamorare il capoluogo pugliese, prima che scoppiasse il bubbone scommesse.

Giocate rapide, trame interessanti, velocità e occasioni da rete. In parole povere, il miglior Toro stagionale.

 

 

Santana Torino Pescara
Santana Torino Pescara

Un’impronta fondamentale alla monumentale prima frazione granata, la fornisce proprio Barreto, che dimostra come il suo “conoscere a memoria gli schemi di Ventura”, non sia solo una boutade, ma verità, dimostrata con scatti, veli, dribbling e parecchi falli presi quasi ferrantianamente. Al suo fianco, Meggiorini sembra rigenerato , azzecca tutti i movimenti, sforna assist e disputa il suo miglior incontro stagionale, in cui solo un palo nel finale gli nega un clamoroso eurogol.

 

 

Il Torino, grazie ai suoi due attaccanti, sorprende un Pescara, orfano di Terlizzi in difesa, che si aspettava giro palla e giocate in orizzontale, ma si ritrova a dover contenere un’ossessiva ricerca della profondità degli ospiti. Ovviamente, non è solo la punta brasiliana a far bene, ma anche Cerci, ormai a pieno regime e in grado di fare sempre la differenza, e Santana, che, pur giocando a un ritmo più lento, ha una tecnica tale da bersi mezza difesa.

Da non sottovalutare anche capitan D’Ambrosio, che, schierato a destra per Darmian, fuori per scelta tecnica, ara la fascia con decisione, senza le sbavature difensive mostrate contro il Siena. In mezzo Brighi, confermato, fa legna con un Gazzi, come sempre, roccioso.

 

Alessio Cerci Toro Siena 2012- 2013
Alessio Cerci Toro Siena 2012- 2013

 

 

Il risultato è un primo tempo bello a vedersi, che ricorda alcune delle migliori prestazioni della scorsa stagione, col Toro che realizza due volte, la prima con Santana, che in posizione probabilmente irregolare, insacca in qualche modo su assist di Cerci, e la seconda con lo stesso ex romanista, il quale, al termine di una splendida azione, triangola con Meggiorini e fredda Perin. In mezzo altre grosse occasioni e belle azioni non finalizzate per un soffio. Si va a riposo col doppio vantaggio.

 

Il Pescara, troppo brutto per essere vero nel primo tempo, ritorna in campo con Cascione e Abbruscato per rimettere in piedi la partita. Il Toro, come contro il Siena, sceglie di amministrare e ripartire, ma, stavolta, ha più gamba e i rischi sono pochi. Gli abruzzesi ci mettono grinta, ma non schiacciano mai i granata, con Glik e Rodriguez attentissimi e Gillet, sulla palla gol più grossa per i padroni di casa, capitata al lungocrinito Bjarnason su azione d’angolo,  gattesco nel respingere miracolosamente di piede una conclusione da zero metri. L’espulsione di Weiss per doppia simulazione, nel finale, fa scendere il sipario sulla gara e il Toro potrebbe addirittura triplicare di rimessa, ma il risultato non cambia più.

 

Pescara Torino 2013
Pescara Torino 2013

Undicesimo posto a più nove sulla zona retrocessione.

Una distanza che non deve fare abbassare la guardia, ma regalare la giusta consapevolezza nei propri mezzi. E, forse, dovrebbe dare spingere la società a non accontentarsi, ma a prendere il pochissimo che, ormai, serve al per completare il quadro come Maratona e dintorni meritano. La difesa è senza Ogbonna, ma continua a non sentirsi la sua mancanza.

Davanti mancava Bianchi, ma si è punto lo stesso (anzi, come detto, Meggiorini sembrava più sciolto e non, come a fianco di Rolando, un ariete che non sa dove mettersi e cozza contro gli avversari).

Cosa significa tutto ciò? Che Ventura, a volte ostinato nel perseguire le sue idee, a volte discutibile in qualche sua scelta, oltre ai meriti già più volte riconosciutigli di aver ricreato un gruppo vero (da quanto tempo non escono fuori spifferi o polemiche dallo spogliatoio granata, fino a qualche anno fa una polveriera? Lo stesso caso Cerci contro il Milan è rientrato in un amen) e un’idea di gioco, ha dimostrato che, con i giocatori giusti, quel gioco lo fa davvero bene e fa divertire. E che non esistono più i totem, gli individualismi, gli “io”.

Perché conta la maglia, non il singolo, la maglia che, come diceva Dino Viola, è quella che tiene sudore. E il sudore di oggi, dava a quel granata una tonalità ancora più bella. Una tonalità di cui continuare a innamorarsi.

FrancescoBugnone@mole24.it

 

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