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Italiani. Un popolo di santi, artisti, navigatori e… volontari?

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volontariato TorinoItaliani. Un popolo di santi, artisti, navigatori e... volontari?
volontariato TorinoItaliani. Un popolo di santi, artisti, navigatori e... volontari?
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La più famosa enciclopedia italiana – la Treccani – scrive tale definizione: prestazione volontaria e gratuita della propria opera a favore di categorie di persone che hanno gravi necessità e assoluto e urgente bisogno di aiuto.

Ma i volontari, veri e consapevoli, coloro che credono profondamente nel servizio verso gli altri, poco guardano alle definizioni e volgono il loro sguardo al “fare”.
Fare, quindi. Un verbo che, in tutte le sue declinazioni, inseriamo in tutte le nostre frasi, a qualsiasi ora della giornata, probabilmente in ogni frase ma dal significato, concretamente parlando, semi-sconosciuto.

Tanti dati, diffusa attenzione nel sottolineare l’importanza di questo settore e del lavoro delle tante persone che vi si dedicano– che con la sua presenza non fa sentire le mancanze, in molti campi, delle istituzioni – e tanto entusiasmo.

Un tasto dolente quello del denaro: nella sola provincia di Torino esistono più di 1000 organizzazioni di volontariato regolarmente registrate (fonte: http://www.provincia.torino.gov.it/)  che spaziano dall’assistenza ai disabili alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, dalla prevenzione e tutela ambientale alla donazione degli organi. E che ci salvano.

Ci salva la Protezione Civile, la presenza dei volontari della Croce Rossa o del Fondo Ambiente Italiano , solo per citare le più famose.

Italiani. Un popolo di santi, artisti, navigatori e... volontari?

Ovviamente sono attività che richiedono delle risorse, ma che fanno anche risparmiare tanto.

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Il volontariato è l’attività più nobile che possa esserci – in potenza- perché la si fa per dare un servizio, per sentirsi più utili e migliori, per sentirsi veramente partecipi della società civile, di cui spesso ci si riempie la bocca più che farne parte attivamente.

Inutile chiedersi cosa spinga una persona a dedicarsi a queste attività, nel proprio tempo libero, invece che fare una passeggiata in centro oppure stare a casa davanti alla TV.
Le risposte possono essere molteplici ma tutte verso un’unica direzione: essere utile stando insieme ad altri.

Fin qui sembrerebbe tutto perfetto se non che, anche in questo campo, siamo fanalino di coda nella classifica europea sulla partecipazione della popolazione nelle attività di questo settore.
Forse siamo pigri e svogliati ma anche parecchio delusi; siamo italiani nell’Italia che cerca di guadagnare sempre e comunque, passando sopra la dignità delle persone che hanno bisogno e di coloro che le aiutano.

Siamo nell’Italia in cui il più furbo vince e se ne vanta.

Effettivamente siamo sfiduciati, – e giustamente, chi non lo sarebbe?- con poche speranze, disoccupato e sempre più povero.

Viviamo in un’Italia vecchia che guarda poco entusiasmo al ricambio generazionale.

Tutto questo è apparentemente immutabile ma forse, per essere davvero il Paese più bello del mondo, conviene avvicinarsi anche questa attività che “ti restituisce più di quello che doni”- come ho avuto modo di vivere sulla mia pelle.

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Solo allora saremo un popolo di santi, artisti, navigatori e… persone felici!!!

Giulia Copersito



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