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Al Toro non piacciono le cose facili

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Torino Siena serie A 2012 - 2013
Torino Siena serie A 2012 - 2013
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Il Torino inizia il girone di ritorno con un incontro fondamentale e difficile, al tempo stesso. Fondamentale, perché, vincere lo scontro diretto contro il Siena, potrebbe dare un bel colpo alle ambizioni di salvezza dei toscani e, al tempo stesso, tenere sotto controllo la distanza dalla zona pericolo.

Difficile, perché i cinque squalificati, costringono Ventura a disegnare una difesa inedita, con l’esordio del fin qui oggetto misterioso Caceres, e rispolverare, a centrocampo, Brighi, nonostante siano in molti a darlo con le valige in mano. Davanti Bianchi-Sansone, sempre incoraggiatissimo dai tifosi, con Cerci e Birsa ai lati.

 Nel sempre straniante scenario delle dodici e trenta, i granata sbloccano subito il discorso dopo 5’: Sansone allarga a Cerci a destra, il quale vede D’Ambrosio sovrapporsi e lo serve. L’ex stabiese, schierato nel suo ruolo naturale, premia l’inserimento di Brighi, nell’area affollata, e l’ex romanista è pronto a insaccare. Alla faccia delle valige in mano. I giocatori granata festeggiano e in curva, qualcuno, intravede un raggio di sole, anche se il cielo è ancora grigio.

 

Rolando Bianchi Torino Siena 2012- 2013
Rolando Bianchi Torino Siena 2012- 2013

Il Siena tiene palla e conquista parecchi calci d’angolo, ma il Torino non rischia ancora molto, anche se commette qualche errore di troppo in fase di costruzione (D’Ambrosio piace quando spinge, meno quando difende, per esempio).  Il pareggio di Reginaldo al 32’, una deviazione fortuita su corner, arriva, quindi, come un fulmine a ciel sereno e il Toro deve rimettersi a caricare a testa bassa.

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6’ e il Toro torna avanti, con una rete tanto semplice, quanto da manuale: Sansone allarga a sinistra per Birsa che, andato sul fondo, guarda in mezzo e mette la palla sulla testa di Bianchi che, da pochi metri, non sbaglia. Mentre il capitano si batte il petto sotto la curva, in Maratona e dintorni si pensa che, a volte, il calcio è uno sport facile, senza troppe alchimie: un’ala che crossa per quello alto e quello alto che la butta dentro di testa. Elementare, splendidamente elementare.

 

Alessio Cerci Toro Siena 2012- 2001
Alessio Cerci Toro Siena 2012- 2001

A questo punto, il Siena ricomincia a prendere campo e a conquistare ancora angoli, sui quali la difesa del Toro inizia a salvarsi con difficoltà sempre maggiore. L’ultimo corner, però, fa male al Siena: dopo l’ennesima mischia, la palla esce dall’area e D’Ambrosio lancia in contropiede Cerci che si rende protagonista di quelle fughe che fanno esplodere la temperatura della curva. Il volume del tifo inizia ad alzarsi, quando capisce che l’ex romanista ha staccato Vergassola come un ciclista in volata, aumenta quando Cerci continua a macinare metri verso l’area, si fa boato quando Pegolo viene scartato e, finalmente, deflagra, quando la palla viene appoggiata dentro e l’ala granata, sullo slancio, vola sotto la Maratona esultante. 3-1, sembra chiusa.

 

Primo tempo con un Torino che dietro sembra scricchiolare un po’, ma davanti, complice la buona vena dei quattro attaccanti e di un centrocampo che sa proporre, sembra entrare nella difesa senese come una lama nel burro. Al rientro dagli spogliatoi, però, gli uomini di Ventura decidono di amministrare e di non chiudere il match, cercando la quarta rete. La mossa, per 25’ buoni, sembra sortire l’effetto di addormentare la partita, ma poi, progressivamente, il Toro, complici le assenze, cala e patisce sugli esterni, dove Del Grosso mette palloni sempre più interessanti e l’innesto di Sestu inizia a spaventare un Caceres sin lì dignitoso. La fatica ottenebra le menti granata: Basha sbaglia un disimpegno, Del Grosso centra per Reginaldo che fa la sponda per Paolucci, il quale, sfuggito a Di Cesare, riapre i giochi.  C’è da aver paura.

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Gli ingressi di Suciu e Meggiorini (sempre più odiosi i fischi ai suoi danni) per Birsa e un Sansone calato alla distanza, non danno l’ossigeno necessario ai granata e di ossigeno, ne deve passare davvero poco nella testa di un esausto Brighi, quando macchia una prova positiva con un fallo netto e ingenuo su Della Rocca in piena area. Di Bello fischia il rigore e, quando Rosina si porta sul dischetto, tutti sanno che il destino, ancora una volta, si è messo sul cammino granata, comunque andrà il penalty.

Alessandro Rosina ( Foto La Repubblica.it)
Alessandro Rosina ( Foto La Repubblica.it)

Rosina, l’uomo su cui si era puntato tantissimo, colui che nei primi due anni in granata diede spettacolo puro, quello del pallonetto a Ballotta, quello che dal dischetto non sbagliava mai, quello che, però, si è perso , si è lasciato male con l’ambiente, si è tramutato in un doloroso rimpianto, quello che non è più Rosinaldo, ma è ancora il giocatore che tocca più palloni nel Siena. Qualcosa, però, avrà pensato anche Rosina, con la Maratona, che un tempo era ai suoi piedi, davanti come un muro ostile. E, stavolta, la sliding door premia i colori granata: Gillet va da una parte, la palla dall’altra, ma troppo larga, lontana dal palo e il suicidio del Toro non va a compimento.

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Si esce dallo stadio, con la testa piena di “se”: se Rosina non avesse tremato, saremmo stati così indulgenti con un Toro che ha provato a farsi ancora male da solo?

E se invece di addormentarla, avessimo provato a chiuderla, avremmo sofferto così? L’unica realtà è che è arrivato un successo pesante come un macigno, vista anche la lista di indisponibili, che la zona salvezza è, se non a distanza di sicurezza, non immediatamente dietro l’angolo, e che, la prossima domenica, il calendario regalerà un altro scontro diretto, thrilling, col Pescara. Vincerlo potrebbe voler dire dare un’altra bella spallata alle concorrenti. E, quindi, perché no?

 

di Francesco Bugnone
 


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