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I mirabolanti acquisti di Urbano Cairo nel mercato di gennaio (parte 1)

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Urbano Cairo mercato calciatori Torino Fc
Urbano Cairo mercato calciatori Torino Fc

IL  MERCATO DI GENNAIO PARTE 1 (2006-2009)

Anche quest’anno gennaio è arrivato. Scomparso il fumo delle ultime miccette ed esaurita la corsa dei vari trenini, il momento più desiderato/temuto dai tifosi granata è qui: il famigerato mercato di riparazione.

Quest’anno dovremmo partire avvantaggiati: sappiamo esattamente dall’ultimo giorno del mercato estivo che ci mancano regista e punta. E sappiamo anche che, per portare a casa qualcosa di sostanzioso, bisogna tirar fuori i soldi, siccome l’estate dimostra che gli unici acquisti davvero azzeccati, sono stati quelli di Gillet, Gazzi, Cerci (seppur discontinuo) e, anche se poco utilizzato, Sansone, che qualcosa sono venuti a costare. I prestiti, le scommesse, gli azzardi, ahimè, hanno i volti stralunati di Caceres e Agostini, o l’andatura zoppicante del malconcio Brighi.

Cosa dobbiamo attenderci: le solite mezze frasi di chi non vuole spendere (“squadra operaia”, “qualche ritocco”, “se capita l’occasione”) o una strategia decisa? La solita attesa dell’ultimo istante con tutti a fare F5 sui siti di calciomercato (con nelle orecchie la solita claque che, col ditino ammonitore, rimbrotta chi si lamenta “aspettate il 31 gennaio per giudicare il mercato”) o prendere subito chi serve e che avrebbe già dovuto essere acquistato da mesi?

Nell’attesa del responso, rivisitiamo tutti i mercati di riparazione dell’era Cairo, sperando che si faccia tesoro degli errori passati (quante volte l’abbiamo sentita?).

2006 – UN MERCATO VOLITIVO

 

Elvis Abbruscato Torino fc gennaio 2007

 

Il Toro che riparte dopo il fallimento, costruito in quattro e quattr’otto, arriva a dicembre in zona promozione, ma, al tempo stesso, con la lingua di fuori, dopo un avvio ben oltre le aspettative più rosee. Serve un mercato deciso per comprare ricambi adeguati e giocatori che facciano il salto di qualità, Cairo è ancora il Messia e, al suo fianco, Salvadori, miglior uomo mercato della sua presidenza, opera bene.

I primi colpi sono Vryzas (“abbiamo il nostro campione d’Europa” dirà Cairo, ma il greco segnerà solo una doppietta contro la derelitta Cremonese, fra l’altro dopo aver tirato il peggior rigore della storia, dopo quello di Salas nel derby), Melara (onesto difensore, che infilerà anche un paio di golletti pesanti) e Fabio Gallo, che, seppur in là con gli anni, dopo un inizio balbettante, saprà condurre bene il centrocampo.

Arriva anche il discreto Ferrarese, che, a sopresa, infilerà qualche partita da brasiliano, come nel 2-0 contro il Mantova.

I due acquisti più prestigiosi sono, però, Lazetic, che, dopo un avvio stentato, si farà valere sulla fascia, nonostante un paio di espulsioni di troppo, e Abbruscato, devastante con l’Arezzo, un prezioso diesel con la maglia granata in B, ma deludente in massima serie, negli anni successivi. Dopo qualche problema di inserimento, i nuovi arrivati daranno una mano preziosa a quelli della primissima ora per salire in serie A e il mercato può dirsi davvero soddisfacente, sensato e impegnativo. Sembra di sognare, dopo anni a comprare gli Scarlato (spacciato come punta!), gli Statuto (non nel senso del gruppo…) o gli Escalona, c’è chi prende ciò che serve.

Voto: 7

 

2007 – SERVIVA UNA PUNTA, ARRIVA COCO

 

Francesco Coco Torino mercato gennaio 2008
Francesco Coco Torino mercato gennaio 2008

 

Primo anno in A di Cairo, con la Juventus retrocessa per Calciopoli: sembra di sognare.

Si lascia il “Delle Alpi” per il Comunale e il mondo sembra sorridere al Toro, ma c’è poco da star tranquilli: De Biasi salta prima che inizi il campionato e, al suo posto, arriva Zaccheroni. L’inizio è deludente, ma poi, dopo la vittoria sulla Sampdoria, il Toro prende quota e chiude benissimo l’anno del Centenario.

A gennaio, però, inizia il calvario: partono le sei sconfitte consecutive con cui si scivola verso la zona retrocessione, la squadra ha palesi problemi offensivi e logica imporrebbe che si comprasse un attaccante.

Salvatori non c’è più, fagocitato da una presidenza che inizia a far vedere qualcosa di preoccupante, ma per ora facciamo finta di niente. Tocca a Tosi provare a trovare le pedine giuste, ma la sua conduzione non è esaltante. Si parla di Ventola, ma verrà bloccato solo per giugno.

Arriva Bovo, buon difensore, ci può stare, anche se, purtroppo, s’infortunerà dopo solo sette presenze. Quello che non ci sta è il secondo, drammatico acquisto: il ritorno di Francesco Coco. Tralasciando il modo in cui si è lasciato con l’ambiente (“voi andate in B, io me ne vado in Champions” disse ai tifosi schiumanti di rabbia), tralasciando il fatto che, nell’immaginario del tifoso granata, far vestire la maglia degli Invincibili o di Ferrini a uno che, durante uno scherzo fattogli in una trasmissione televisiva, urlacchiava in maniera imbarazzante, l’acquisto è privo di qualsiasi senso dal punto di vista tecnico, ma, soprattutto, fisico. Andato ko nel finale di stagione precedente, quando a Livorno aveva ripreso a giocare con regolarità dopo una discreta serie di infortuni, all’Inter non gioca mai, fallisce un provino col City e sembra più vicino a essere un ex giocatore che altro.

Cose che tutti sono in grado di vedere, tranne chi dovrebbe e, quindi, Coco, fortemente voluto da Zaccheroni, rimasto folgorato da alcune prestazioni ai tempi dell’Inter, prima di rompersi, arriva, inaugurando la triste serie dei colpi all’ultimo secondo. Farà solo tre presenze, si farà ricordare giusto per una sgroppata al 1’ contro il Milan. Poi basta. Non giocherà più, proverà col mondo dello spettacolo, non gli andrà bene. In uscita, fa rumore la cessione di Fiore, deludente, che non si rigenererà nemmeno a Livorno.

Mercato catastrofico, ma, col ritorno di De Biasi, ci si salva. Tutti sono ancora sicuri che Cairo imparerà da questa esperienza: è o non è papa Urbano?

Voto: 3

 

2008 – LA TELENOVELA BIANCHI

 

Aimo Diana Torino FC
Aimo Diana Torino FC

 

La squadra che doveva far divertire, come da slogan della campagna abbonamenti, è un equivoco tattico continuo e si presenta al mercato di riparazione con due sole vittorie e una serie di pareggi impressionante.

A Novellino serve qualcuno che la butti dentro e la scelta cade su Rolando Bianchi, reduce da una grande stagione con la Reggina, ma, al momento, un po’ ai margini nel Manchester City. Sembra fatta, i tifosi sognano già il loro bomber, e inizia un altro dei leit motiv del mercato granata: “manca solo la firma”.

 Firma oggi, no firma domani, mancano i dettagli, state tranquilli, firma.

 

 

 

E, infatti, Bianchi firma. Per la Lazio.

Beffato, il Toro, che, stavolta, opera sul mercato con Salvatori e Lupo, si prova a buttare su Caracciolo, con una mossa che ricorda quella di un ragazzo che, dopo essere stato illuso dalla bella di turno, prova a buttarsi su qualcuno di meno appetibile per consolarsi. Ma non arriva neanche Caracciolo.

Si è costretti a rispolverare Stellone, che comunque il suo contributo lo darà, regalando un altro refrain tanto caro alla dirigenza granata, quello che si fa quando si tira fuori qualcuno dalla naftalina: lo si spaccia per “il nostro vero acquisto di gennaio”.

Arrivano, dal Palermo, Diana e Pisano: il primo gioca un buon girone di ritorno, il secondo fa il compitino, ma se la cavano entrambi. Faranno decisamente peggio, Diana con la parziale attenuante del cambio di ruolo, l’anno dopo. Il mercato, comunque, ripara ben poco, ciò che serviva di più non è arrivato e l’impressione comincia a essere davvero negativa.

Voto: 5

 

2009 – IL GRANDE BOH

 

 

Andrea Gasbarroni Torino gennaio 2009

 

Dopo un’altra salvezza poco entusiasmante, il Toro, in estate, compra le punte (stavolta è la volta buona per Bianchi e arriva Amoruso), ma lascia voragini nel ruolo di terzino destro (via Motta e Comotto, dentro l’adattato Diana e il poco adeguato Colombo) e anche il “buco” lasciato da Grella è difficilmente colmabile.

A gennaio, torna subito Dellafiore, abbastanza positivo l’anno precedente. Se la caverà.

Il primo vero colpo di mercato, però, è un dirigente: Rino Foschi, che, con Zamparini, ha creato un bel Palermo, gagliardo anche con le grandi. Almeno, dicono i maligni, non ci rifilerà più “sole” come quella di Barone. Foschi si affianca a Pederzoli, che aveva pescato Dzemaili, e, in molti, compreso il sottoscritto, sognano grandi acquisti, ma la strategia è, nuovamente, oscura.

Il primo ad arrivare per mano di Rinone è Rivalta, bravo ragazzo e molto duttile, ma non proprio l’uomo della svolta. Poi, anche qui in extremis, arriva Gasbarroni, che, sotto la Mole, dimostrerà ottimi colpi, ma anche tanta discontinuità e, soprattutto, non sarà mai decisivo nei momenti che contano.

Anche quest’anno, tanto per non farsi mancar nulla, arriva “il nostro vero acquisto di gennaio”: stavolta viene riesumato Ventola, che, onestamente, ci mette l’anima, ma non riesce a incidere più di tanto. E, mentre a centrocampo Grella deve essere ancora sostituito e un terzino destro come si deve rimane un miraggio, saluta la compagnia Amoruso.

Un mercato tanto sottotono, quanto inspiegabile con argomenti razionali, quindi, che contribuirà, complici arbitraggi, sfortuna, veleni e alcune prestazioni oscene, a un’infamante retrocessione in B. Terzo mercato di riparazione consecutivo fallito, la spaccatura tra Cairo e tifosi inizia a vedersi chiaramente, la ferita sanguina, stavolta l’abbiamo pagata cara.

Voto: 3,5

 

a cura di Francesco Bugnone

( Non perdete la  seconda parte venerdì prossimo 11 gennaio )

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