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La Gran Madre: tra sacro ed esoterico.

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Torino La Gran Madre: tra sacro ed esoterico
Torino La Gran Madre: tra sacro ed esoterico

A Torino esistono numerose chiese– in fondo siamo in Italia- molte delle quali costruite tra il XVI e il XVIII secolo.

Sono costruzioni per la maggior parte legate ad ordini religiosi, ex voto –come nel caso della Basilica di Superga-, luoghi di culto legati alle residenze sabaude e, spesso, dimostrazione della fede dei nostri nobili di origine francese.

Ma c’è un esempio particolare, diverso dal resto degli edifici sacri torinesi: la Gran Madre di Dio.

Torino La Gran Madre: tra sacro ed esoterico
Torino La Gran Madre: tra sacro ed esoterico

È diversa, isolata, con un alone di mistero, cosi come la nebbia, che spesso le aleggia intorno.

Si dimentica spesso come si tratta semplicemente di un luogo sacro di religione cattolica, dove si celebrano Messe e altre funzioni religiose.

Spesso viene visto come un luogo “altro”, diverso – da sottolineare che pur essendo un tempio è di proprietà comunale dove politica, pubblico e sacro si mescolano inevitabilmente.

È un edificio dalla struttura architettonica particolare per essere una chiesa: con un ricordo al Pantheon romano- la pianta circolare viene costruito per volere dei Decurioni ovvero amministratori della città per celebrare il ritorno di Vittorio Emanuele I nel 1814 dopo la sconfitta di Napoleone- come ricorda l’iscrizione sul timpano: “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, opera dell’architetto Bonsignore.

Torino La Gran Madre: tra sacro ed esoterico

Ma nonostante l’intitolazione, il riconoscimento come luogo sacro vi è una particolarità che la contraddistingue: all’esterno non vi è neanche una croce se non quella, collocata più recentemente, sulla statua allegorica della Religione.

Da qui le molte credenze, misteri e leggende: la posizione, i pochi riferimenti cristiani, la forma, la vicinanza all’acqua- il Po– l’elemento simbolo di vita e da tempi lontani rappresenta un diretto collegamento al culto della Grande Madre, le molte dicerie legate alla Torino magica.

Insomma, un monumento conosciuto ma nello stesso tempo poco visitato. Più un monumento che un luogo vissuto.

Ha avuto il pregio di aver ridato vita al quartiere in cui è stato costruito- il borgo Po- ma senza rappresentare un luogo di culto e di ritrovo.

Ci si avvicina ad esso con un po’ di remore.

Rappresenta però un ottimo riassunto della cristianità torinese.

Torino, la città dei tanti gruppi di volontariato, dove sono nati molti movimenti cristiano cattolici- in primis i Salesiani di Don Bosco– che però guarda alla religione in maniera spesso razionale.

Sacro si, strizzando l’occhio all’esoterico, andando sotto braccio alla razionalità più tipica.

Giulia Copersito

 

 

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