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Scandalo rimborsi: dopo Lazio, Molise e Lombardia, ora tocca al Piemonte.

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Scandalo rimborsi: dopo Lazio, Molise e Lombardia, ora tocca al Piemonte.
Scandalo rimborsi: dopo Lazio, Molise e Lombardia, ora tocca al Piemonte.

Lo scandalo dei rimborsi elettorali si allarga a macchia d’olio e coinvolge anche volti e nomi noti della politica piemontese.

La prima tranche dell’inchiesta, partita a settembre, è nata dalle rivelazioni dell’esponente Pdl in Regione, Roberto Rosso.

Intervenuto in una trasmissione televisiva Rosso si era volutamente lasciato scappare che un consigliere regionale aveva fatto passare come trasferta di lavoro una settimana bianca al Sestriere, ottenendo così il rimborso chilometrico dalla Regione.

Alcuni giorni dopo i baschi verdi della Guardia di Finanza si sono presentati a Palazzo Lascaris, scandagliando nei rendiconti dei gruppi consiliari e acquisendo decine di scatoloni di materiale.

Dopo il Laziogate, le malversazioni del Pirellone e lo scandalo nel piccolo Molise anche il Piemonte balzava all’onore delle cronache nazionali per i costi della malapolitica.

Niente feste vestiti da maiali o da centurioni – anche negli scandali bisogna mantenere l’aplomb sabaudo – ma abbastanza per far parlare, male, della politica.

Scandalo rimborsi: dopo Lazio, Molise e  Lombardia, ora  tocca al Piemonte.

Si scopre così che nel 2011 i consiglieri regionali piemontesi hanno macinato 256.984 chilometri, pressappoco sette volte la circonferenza della terra, ottenendo circa 37mila euro di rimborsi elettorali, che sono pur sempre soldi pubblici.

 Negli ultimi giorni a finire nelle maglie dell’inchiesta sono stati altri tre consiglieri regionali. Andrea Stara, capogruppo del monogruppo “Insieme per Bresso”, che si è subito dimesso pur affermando la sua innocenza, Michele Giovine, capogruppo dei Pensionati per Cota, già sotto processo per lo scandalo delle firme false, Eleonora Artesio e Maurizio Lupi.

I quattro sono stati chiamati a giustificare le spese esorbitanti e sospette effettuate con i soldi del partito.

Lupi, dei Verdi Verdi dovrà rispondere di 74mila euro, 30mila dei quali per bar e ristoranti, solarium e ferramenta, 20mila euro per biglietti ferroviari su tratte anch’esse sospette e diverse centinaia di euro spesi in videogiochi.

Michele Giovine dovrà rispondere dei 121 mila euro spesi tra bar, ristoranti e night club. Non meno delicata la posizione del dimissionario Andrea Stara che deve giustificare anche l’acquisto di un tagliaerba – non proprio qualificabile come attività politica – ed Eleonora Artesio chiamata a spiegare quei 12mila euro spesi per buoni pasto, rimborsi autostradali e piccole spese.

 

di Alessandro Porro

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