Hitler e quell’ossessione per la Sindone

Hitler e quell’ossessione per la Sindone

11
SHARE

Chi conosce la storia della Sacra Sindone sa che dopo numerose peregrinazioni durate due millenni, il lino ha trovato una dimora fissa nel Duomo di Torino. Dal 1578, anno della traslazione da Chambéry ad opera dei Savoia, è ben noto che il telo Sindonico non abbia mai abbandonato il capoluogo piemontese. Peccato che questo non sia del tutto vero…

Nel 1939, quando i venti di un nuovo conflitto mondiale iniziarono a soffiare prepotentemente , si decise di evitare il pericolo che la Sindone andasse distrutta e soprattutto trafugata.

La possibilità di un bombardamento nemico non era la prima preoccupazione di fedeli e vescovi. Hitler infatti aveva più volte comunicato il suo desiderio di impadronirsi del sacro lino.

Il regime nazista, la cui mistica di stampo pagano venne tracciata da Heinrich Himmler, voleva appropriarsi a qualsiasi costo di tutti i più noti simboli del potere materiale e spirituale dell’umanità, per concentrare in Germania la loro potenza, non solo simbolica.

Visto che persino il Vaticano venne considerato in pericolo all’epoca si optò per il basso profilo e la scelta, presa in grandissimo segreto, ricadde sulla Abbazia di MonteVergine in Campania.

Ritorno della Sindone a Torino fine seconda guerra mondiale
Ritorno della Sindone a Torino fine seconda guerra mondiale

Questa contromossa, che assume oggi quasi i contorni di un giallo storico, fu tenuta all’oscuro persino dei frati stessi dell’abbazia e gli unici a custodire questa pesante responsabilità furono l’abate ed il suo vicario, che rischiarono molto durante le perquisizioni in tempo di guerra.

Pare infatti che verso il ’43, due anni prima del ritorno della Sacra Sindone dalla Campania, un manipolo di soldati delle SS abbia fatto irruzione nel complesso religioso avendo forse intuito qualcosa. L’abate ordinò quindi ai suoi confratelli di chinarsi a pregare sull’altare dove era nascosto il telo, salvando di fatto la Sindone.

Correlato:  La divisa della nazionale è azzurra in omaggio ai Savoia

Al ritorno a Torino della più grande reliquia del cristianesimo, l’arcivescovo cardinal Fossati pubblicò sulla Rivista Diocesana una lettera ai fedeli, in cui giustificava l’av della Sier nascosto la Sindone «perché l’invasore si affrettò a chiederne notizia».

L’abbazia fu solo la meta finale però, poiché come si venne a sapere dopo diversi anni, la Sindone fece tappa al Quirinale, nella cappella di Guido Reni, quando il Re prese contatto col Vaticano per trovarle un rifugio Oltretevere.

Hitler e quell'ossessione per la Sindone
Hitler e quell’ossessione per la Sindone

Quello che sorprende è che fu proprio Vittorio Emanuele III a scortarla personalmente durante il tragitto, segno dell’affezione personale alla reliquia, donata all’Italia proprio dalla famiglia reale.

Ci si domanda quindi cosa sarebbe successo se Hitler avesse messo le mani sulla Sacra Sindone come aveva fatto qualche anno prima con la Lancia di Longino, famosa per avere trafitto il costato di Cristo in croce, salvata all’ultimo a Norimberga dal generale Patton in persona.

Il pericolo nazista fu scampato grazie ad un’operazione che oggi chiameremo di “intelligence” e, forse con un aiuto dall’alto, si evitò anche la distruzione totale della reliquia: per la prima ipotesi di trasferimento, poi scartata, si prese infatti in considerazione l’Abbazia di Montecassino, quella che le bombe alleate avrebbero raso al suolo nel ’44.

 

 Michele Albera

(Seguici su Facebook!)

LEAVE A REPLY