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11/12/1979: Kalaschnikov alla Scuola d’Amministrazione aziendale.

1962
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30 minuti. In mezz’ora possono accadere molte cose.

In mezz’ora un’intera scuola per professionisti può venire occupata da un gruppo terrorista armato come per una battaglia campale.

Era l’11 dicembre 1979.

In Via Ventimigliac’era e c’è la sede della SAA, Scuola di Amministrazione Aziendale, la business school di Torino specializzata nella formazione manageriale.

Alcune auto e moto entrarono nel viale antistante l’ingresso.

Ore 15. 15:iniziò la mezz’ora dell’azione di Prima Linea, formazione terrorista d’estrema sinistra seconda solo alle Brigate Rosse per numero di attentati.

Un gruppo d’avanguardia entrò nell’atrio della scuola: abiti eleganti e valigette ventiquattro ore zeppe di armi. Sembravano studenti di business management in ritardo per le lezioni pomeridiane.

Il resto del commando fece il suo ingresso nell’istituto per poi separarsi in due gruppi. Una parte si diresse verso le aule di sinistra e un altro manipolo si spostò verso il corridoio delle aule dedicate ai master.

In tutto 12-15 elementi, giovani ma determinati a colpire. Alle 15.20 la porta dell’aula magna si spalancò e un giovane con loden blu interruppe la voce del professore.

“Sono di Prima Linea. State tranquilli e non accadrà nulla.”

 

11/12/1979 Torino attentato Br alla Scuola d'Amministrazione Aziendale
11/12/1979 Torino attentato Prima Linea  alla Scuola d’Amministrazione Aziendale

Dai banchi i 90 studenti rimasero sbigottiti.

Cos’era quello, forse uno scherzo di cattivo gusto?  Il giovane aprì il loden blu mostrando un cinturone con due pistole.

No, non era uno scherzo.

L’orologio segnava le 15.25.

Un altro terrorista entrò nell’aula magna con una sacca sportiva. Aprì la cerniera della sacca ed estrasse un kalashnikov, arnese di acciaio sovietico diffuso in tutte le guerre e guerriglie del mondo dagli anni ’50 fino ad oggi.

Il mitra della rivoluzione globale  “Quest’arma spara molto bene. E’ un AK 47.”

Annunciò come minaccia il terrorista alla platea di prigionieri del proletariato.

I minuti passavano.

Gli altri compagni ormai tenevano sotto scacco l’intero edificio.

Altre decine di persone tra professori, studenti, dipendenti, furono rastrellate dalle altre aule, dagli uffici, dal bar della scuola. 200 ostaggi e oltre erano sotto il tiro di semiautomatiche e mitra nell’aula magna alle 15.30 di quel pomeriggio di dicembre.

Più che un attentato terroristico pareva essere un’occupazione militare.

Una ragazza bionda del commando attaccò a leggere un proclama di Prima Linea sul perché di quel gesto di guerriglia metropolitana. Multinazionali, padroni, formazione di dirigenti del potere, sfruttatori …

11 dicembre 1979 Prima Linea Torino SAA
11 dicembre 1979 Prima Linea Torino SAA

“Voi qua non dovete più venire a studiare!”  Fu il succo del discorso.

Ma era nell’ala della SAA riservata ai master che il peggio doveva ancora avvenire.

Nelle aule c’erano dirigenti di Fiat e dell’Olivetti che formavano professionisti promettenti come futuri manager.

Non erano figli di potenti o provetti schiavisti che studiavano per lo sfruttamento delle masse. Erano ragazzi che lavoravano e imparavano a lavorare meglio.

Le lancette facevano le 15.35.

Gli uomini e le donne di Prima Linea con i sequestrati avevano modi di fare molto gentili che stridevano con la violenza dell’operazione di lotta armata.

Non strillavano. Non si agitavano. Non mostravano paura. Erano sicuri di loro. Avevano pianificato tutto nei dettagli, al secondo.

Dalle aule dei master ne scelsero dieci.

Cinque studenti e cinque professori. Corde di nylon nero legarono polsi e cerotti tapparono bocche. Poi li misero al muro, nel corridoio della scuola.

Gli altri ostaggi sobbalzarono dalle sedie.

Spari. Revolverate e colpi di mitra su gambe e ginocchia: la giustizia marxista-leninista. Con lo spray rosso qualcuno scrisse:

“Onore a Barbara e Matteo”

11/12/1979: Kalaschnikov alla Scuola d'Amministrazione aziendale.
11/12/1979: Kalaschnikov alla Scuola d’Amministrazione aziendale.

Il graffito era alla memoria di due componenti di PL morti durante uno scontro a fuoco con la polizia nel bar dell’Angelo di Piazza Stampalia, periferia nord.

Tic-tac, ore 15.40. Il gruppo di fuoco incominciò ad allontanarsi ritirandosi alla spicciolata, in ordine, senza correre.

Alle 15.45 l’assalto finì quando l’ultimo del commando lasciò i locali della SAA. Sparirono come fantasmi nella città operaia.

Solo dieci minuti dopo le sirene delle volanti e delle ambulanze si avvicinarono all’istituto.

Il corridoio del master era ridotto a una macelleria umana, con le vittime in terra sul pavimento nel loro stesso sangue, azzoppate.

Il commando di Prima Linea aveva raggiunto il suo scopo.

Un altro grave episodio di terrore colpì la città in quei tardi settanta, gli anni delle P38 e delle stelle a cinque punte.

 

a cura di Federico Mosso .

 

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