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Torino – Milan 2-4 : come al solito, peggio del solito

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Quando al 30’, per una volta, il regalo viene fatto al Torino (da Nocerino, che ha la moglie granata) e Santana ringrazia, con una fuga terminata con dribbling su Amelia e comodo appoggio in rete, sembrava che fosse la volta buona per sfatare un tabù, per battere una grande, per non sentire, per una volta, “mica vuoi fare punti col Milan? Ti ricordo che dobbiamo salvarci”. I rossoneri sembravano poco ispirati e l’unica palla-gol avuta, era giunta al termine di un’azione viziata da fuorigioco. Quando al 43’ Robinho manda a spasso, con una finta improvvisa, il fin lì impeccabile Di Cesare, e infila Gillet di punta, in molti non vogliono farsi prendere dal pessimismo e pensano che l’1-1 sia solo episodico, che nella ripresa, sotto la Maratona, questo Torino, con convinzione e cattiveria, possa trovare la zampata giusta per vincerla, anche se Cerci è autore di una prova imbarazzante (lo rileverà il buon Birsa), anche se Meggiorini e Bianchi continuano a essere un pianto.

Toro Milan 4- 2 Alessio Cerci
Toro Milan 4- 2 Alessio Cerci

E, invece, nella ripresa, si concentra tutto il peggio della partita granata, tutto il peggio della stagione granata, tutto il peggio degli ultimi, difficilissimi, anni granata. E come se andassimo al bar a ordinare “il solito” e, mi scuso per l’espressione poco fine, il barista ci sputasse dentro. Sempre. Questa volta, però, “il solito” ha un sapore ancora peggiore, anche se, inspiegabilmente, a qualcuno piace (“ma cosa contestate? Mica siamo ancora fra le ultime tre”). “Il solito” è un Torino che inizia a prendere gol assurdi, che ne regala almeno due a un Milan che, senza dannarsi l’anima più di tanto, in mezzora si porta sul 4-1, colpisce una traversa e un palo. “Il solito” è l’arbitro Romeo che inizia a dare addosso in maniera quasi scientifica ai padroni di casa (due probabili rigori negati e un gol dubbio, il terzo, siglato da Pazzini, con un possibile fallo su Masiello). “Il solito” è un attacco che non segna neanche a morire e, quando lo fa, è su un semplice cross, metto in rete di testa da Bianchi, senza troppi schemi o possessi palla. “Il solito” è una mancanza di vera reazione alle avversità. “Il solito” è Sansone che entra a risultato ormai compromesso, mentre il lusso di iniziare a giocare sullo 0-0 sembra venga dato sempre e solo a Meggiorini, anche oggi encomiabile per l’impegno, ma inadeguato dal punto di vista tecnico.

Toro Milan 4- 2 Riccardo Meggiorini
Toro Milan 4- 2 Riccardo Meggiorini

Cosa c’è di peggiore del solito in questo “solito”? Per esempio, c’è che inizia a crollare il fiore all’occhiello della primissima parte della stagione granata, ovvero la difesa. Ogbonna (i numeri impietosi dicono che, dal suo rientro, si sono subiti 11 gol in quattro gare), è insolitamente svagato e molle, forse toccato, inconsciamente, dalle legittime polemiche per il suo atteggiamento post-derby. Masiello non sembra avere i requisiti minimi per fare il terzino sinistro in serie A, mai pungente e spesso saltato. Gillet, lo straordinario Gillet, che tanto aveva impressionato e parato fino a un paio di domeniche fa, regala due gol al Milan e, se sulla smanacciata sul cross di El Sharaawi, che ha portato al tap-in di testa Nocerino, qualche attenuante c’è, sulla palla persa che ha regalato il 4-1 allo stesso Faraone, parente prossima di quella sfuggita al derby sull’attacco di Pogba, c’è poco da aggiungere, se non sperare che sia stato solo un caso isolato per l’estremo belga.

Torino Milan Giampiero Ventura malore
Torino Milan Giampiero Ventura

L’altra cosa peggiore dell’allucinante “solito” è l’ambiente: distinti stracolmi di milanisti, pronti a saltare per aria ai gol rossoneri e, cosa più grave, a sfottere, mimando il gesto delle corna, azione comprensibile se fatto dal settore ospiti, ma insensata se compiuta in un settore misto. Siccome qui siamo contro la violenza, sarebbe bastato un paterno “sta brau, piciu” da parte di qualche tifoso granata, per mettere le cose a posto.

I nvece, siamo riusciti anche nell’intento di giocare in trasferta, pur essendo in casa. Ventura, a cui faccio un grosso in bocca al lupo per il piccolo malore dopo il match, forse, è il meno colpevole di tutti, anche se qualche responsabilità ce l’ha (piazzati mal gestiti, i succitati casi di Sansone, utilizzato poco e male, e Masiello, quasi impresentabile, gli ennesimi, stucchevoli retropassaggi, nonostante si sia sotto e serva un attacco continuo, anche senza ragionare, qualche trama troppo arzigogolata, messa insieme da interpreti che non hanno il tasso tecnico necessario per portarla avanti). Ma, alla fine, se il livello della rosa è questo, il tecnico conta fino a un certo punto. Conta che di dovere (Cairo e Petrachi) non abbia visto o, peggio, non ha voluto vedere lacune evidentissime e, sulle ali di un buon precampionato, abbia giocato d’azzardo, senza investire sui giocatori che servivano come il pane al loro mister e ritrovandosi, a dicembre, con i granata vicinissimi alla zona retrocessione, con una discreta dose di umiliazioni servita domenicalmente ai propri tifosi.

Siamo al momento cruciale della stagione, con una serie di partite abbastanza abbordabili, inframezzate dall’Inter, nelle quali bisognerà fare risultato, iniziando da Genova. La squadra dovrà ricompattarsi e ripartire, con carattere e rabbia, senza i quali, i punti, saranno una chimera. La società deve comprare, deve farlo in fretta, deve farlo bene. Altrimenti sarà ancora serie B. E la Torino granata non sopravvivrebbe a un’altra retrocessione. E, siccome, a quanto pare, hanno ucciso il Toro e il suo spirito, almeno che non uccidano anche il Torino. Che sarà poco, ma è tutto quello che ci rimane.

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