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Madonna di Campagna: una devozione figlia della peste narrata da Manzoni

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Madonna di Campagna. Quale campagna?

In fondo non ci vuole molto, guardando gli edifici risalenti al massimo agli anni Trenta, per capire che lo storico quartiere della Circoscrizione 5 è stato urbanizzato solo in epoca recente.

Nonostante tutto, è sempre stata un’area viva ed abitata, grazie alla presenza del convento dei Frati Cappuccini, ora inglobato alla Parrocchia. La figura della Beata Vergine di Campagna è presente da sempre nel quartiere.

I dati dimostrano che una piccola immagine votiva della Vergine era già presente nel XV secolo, proprio dove ora si trova l’edicola installata nel 1934.

Messa su quell’angolo, la statua di Maria ha potuto vivere tutto l’ultimo seoclo del quartiere. Ha visto Piazza Bonghi riempirsi di condomini, ha visto comparire la stazione e il cavalcavia di Corso Grossetto, ha visto generazioni di bambini frequentare la scuola a lei dedicata, una di quelle abbastanza vecchie da avere due entrate con su scritto “classi maschili” e “classi femminili”.

Il quartiere omaggia ancora la piccola edicola: ogni tanto compare qualche candela e sebbene pochi, i fedeli si fermano ancora, anche alle prime luci del mattino. Merito, forse, anche della parrocchia già aperta alle sette di mattina, pronta ad accogliere i fedeli che arrivano lungo il viale. Sotto la statua, una lapide ricorda la ricollocazione, quasi un secolo fa, dell’ immagine sacra.

Poche parole che spiegano uno dei motivi di devozione degli abitanti per la loro patrona: “Dagli avi salvati da peste nel 1634 eretto, i figli non immemori dei celesti favori, all’Augusta Regina del Borgo solennemente riconsacravano”.

La peste del 1634 è proprio quella che Manzoni narra nei Promessi Sposi, portata dai lanzichenecchi che invadevano il Nord Italia durante la Guerra dei Trent’anni.

A dimostrazione di come questa aura di protettrice del borgo, la picocla statua se la sia guadagnata col tempo, ricambiata sempre dagli abitanti del quartiere.

Giulia Ongaro

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